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L'energia vitale invisibile è un
concetto universale, comunemente associato a: respiro, caldo, aria, e
luce solare. Evidenza di una filosofia comune e duratura può essere
trovata presso tutte le culture antiche.
Dio respira / soffia il "respiro di vita" (ruach) nella terra per
creare il primo essere umano. Il nome ebraico "Adamo" è derivato dalla
stessa radice di "Adama" (= Terra). Il "Respiro di Dio" (Ruach Ha Kodesh
in ebraico, Spiritus Sancti in latino) è sinonimo di "Potenza dello
Spirito".
Un'idea simile è espressa nella scrittura sacra dell'Islam, il Corano.
La parola nafas, significante "Il respiro di Allah", e ruh, significante
"L'anima di Allah", sono usate per indicare il respiro e l'anima
dell'essere umano, confermando il fatto che noi veniamo in origine da
Allah, di Allah, per Allah, e alla fine torneremo ad Allah. Uno studioso
musulmano afferma che "respiro" non è lo stesso che "aria" o "ossigeno".
E' piuttosto un'energia divina che regola le emozioni umane e
l'equilibrio del corpo. "Entrambi la quantità e la qualità del respiro
hanno un definito e diretto effetto sulla salute umana."
In Grecia, il respiro vitale è chiamato pneuma, una parola usata per la
prima volta da Anassimene (ca. 545 a.C.). Anassimene ha affermato che la
vita comincia con il respiro. Tutte le cose vengono da esso e si
dissolvono in esso con la morte.
L'anima è Respiro, ed è il controllo del respiro stesso che "mantiene
insieme" (previene la disintegrazione o dalla decomposizione) gli esseri
umani. Come l’aria o il vento esso circonda e conserva il mondo. I
professori G.S. Kirk e J. E. Raven, dell’università di Cambridge, nella
loro opera "The Presocratic Philosophers" classificano una sezione di
scritti di Anassimene "Il confronto tra l’Aria Cosmica e il Respiro –
Anima", idee che sono incredibilmente corrispondenti alle parole cinesi
Yuan Qi, "Qi Cosmico o Originale", e Hun, "Respiro – anima".
Il respiro vitale crea un’unità tra il microcosmo ed il macrocosmo.
Nella traduzione di Kirk e Raven, "Il principio vitale e la forza
dell’uomo, sono, tradizionalmente, il pneuma o respiro – anima; ( il
neuma nel mondo esterno è visto come vento) perciò il principio vitale
del mondo esterno è il neuma; (quindi vento, respiro, o aria è la vita e
la sostanza di tutte le cose)."
Ippocrate (460 – 377 a.C.), considerato il fondatore della scienza
medica, credeva che la forza vitale, come il Qi, dovesse scorrere.
Quando chymos, i fluidi del corpo – principalmente sangue, bile e flemma
– sono in armonia, si ha la salute. Ne "La natura dell’uomo", lui scrive
"Un uomo si gode la perfetta salute, quando questi elementi sono
adeguatamente proporzionati l’un con l’altro, in potenza, massa e modo
di comporsi, così che essi sono mescolati insieme nel modo migliore
possibile.Si sente dolore quando uno di questi elementi è mancante o in
eccesso…" Quando un componente della salute è isolato o disarmonico con
gli altri, in eccesso in alcuni punti e assente in altri, il risultato è
dolore e malattia.
Secondo Ippocrate, l’equilibrio è lo stato naturale. Il ruolo del medico
è "non quello di manipolare il paziente come uno potrebbe fare con
qualcosa di inanimato, ma rimuovere, sia da dentro sia da fuori, nel
corpo del paziente, le ostruzioni per il recupero della salute."
Presso i Kung San, una popolazione indigena del Deserto del Kalahari in
Africa, l’energia vitale è num. Il num è contenuto nel basso addome e
alla base della colonna vertebrale, e può essere fatto "bollire"
attraverso una danza estatica.
Richard Ketz, un anziano guaritore di quella popolazione africana,
spiega: "Il num entra in ogni parte del corpo, fino alla punta dei piedi
e ai tuoi capelli". Il num fa formicolare la tua colonna vertebrale, e
rende la mente vuota, senza pensieri. Il guaritore "vede la persona nel
modo giusto, proprio come è". A questo punto, nella danza, i guaritori
possono proiettare il num che guarisce, o tirare fuori la malattia da
coloro che sono malati. Gli sciamani, i num kausi, i "maestri, o
possessori di num", possono anche aiutare un allievo ad entrare nello
stato di coscienza trascendente, (kia) "tirando" una freccia di num nel
corpo dello studente, spesso schioccando le dita. (Alcuni Guaritori
Nativi Americani proiettano l’energia in un modo simile, battendo le
mani insieme.)
Come i medici moderni, i Kung credono che la gente si porti le malattie
dentro il corpo. Quando una malattia esplode all’esterno, può talvolta
essere curata accumulando il num, per aumentare la riserva interna di
potenza guaritrice. I Kung sono anche preparati ad usare i moderni
antibiotici. Nessun trattamento è efficace al cento per cento. Loro
dicono: "Forse il nostro num e le medicine degli Europei, sono simili,
perché talvolta le persone che prendono le medicine muoiono, e talvolta
vivono. E’ lo stesso con il nostro num."
Cinquanta o sessanta mila anni fa, molto prima che i Cinesi parlassero
del qi, gli Aborigeni Australiani coltivavano l’energia vitale, come
chiave del potere di guarigione e spirituale. Secondo un "medicine man"
dell’antica tribù Yuin, "Le persone che possedevano questa energia
potevano comunicare telepaticamente, attraverso grandi distanze. Loro
rappresentavano la linea telefonica aborigena." In un classico della
spiritualità aborigena, "Voices of the First Day" ("Voci del Primo
Giorno"), l’autore, R. Lawlor nota che, come i Cinesi, gli Aborigeni si
concentravano su un centro energetico qualche centimetro sotto
l’ombelico, "dove era avvolto il cordone del Grande Serpente
dell’Arcobaleno (= Kundalini). Attraverso lo stesso centro, gli
Aborigeni prelevavano il calore del corpo dai ‘fuochi dell’arcobaleno’
che li aiutavano ad affrontare il freddo."
Gli Aborigeni, come le altre tribù indigene, credono che oggi le persone
hanno meno di questa energia vitale del passato. Poiché l’energia vitale
è l’origine comune ed il legame tra la persona e la natura, la sua
perdita è parallela alla perdita di connessioni tra gli esseri umani e
delle loro relazioni con l’esterno: piante, animali, acqua, cielo, terra
e tutte le altre creazioni. Quindi, riportare l’energia vitale alla sua
originaria condizione di pienezza potrebbe essere la chiave per
recuperare potenziali perduti e comprendere che "Il Regno del Paradiso è
in noi stessi."
Le tribù degli Indiani d’America, riconoscono anch’esse l’esistenza di
un’energia curatrice. I Navajo affermano che i Venti (nilch’i) dettero
la vita agli esseri umani e a tutta la Natura. Così, un insegnante del
‘Navajo Community College’, parla del "Sacro Vento" nella sua opera "Holy
Wind in Navajo philosophy" (Il Vento Sacro nella filosofia dei Navajo).
Come i venti scorrono attraverso l’essere umano, lasciano il segno come
linee sulle dita di piedi e mani. I venti sono anche poteri segreti,
origine di guide guaritrici. Sono considerati messaggeri degli dei o dei
sacri spiriti. Quando gli Indiani d’America pregano rivolti ai venti
delle quattro direzioni, loro diventano intuitivamente coscienti delle
soluzioni per i problemi della vita. Secondo un anziano Navajo, se non
si seguono i consigli dei venti, se uno rifiuta di seguire le loro
istruzioni, "Il Nostro Sacro Uno toglie il Vento che era dentro di sé.
Ferma il suo cuore."
In una tradizione di guarigione indigena della regione Puget Sound dello
stato di Washington, chiamata Si Si Wiss (lett. Sacro Respiro), i
guaritori proiettano il potere al paziente attraverso danze, canti e
imposizione delle mani. Alcuni canti Si Si Wiss includono specifici
metodi di respirazione, per cacciare le malattie o per invitare gli
Spiriti aiutanti e guaritori.
Nel linguaggio dei Lakota (Siux), la parola per ‘anima’, waniya, è
derivata dalla parola ni, che indica il respiro. Nel 1896, il sacerdote
Lakota, ‘Long knife’, disse: "Il ni di un uomo è la sua vita. E’ lo
stesso che il suo respiro, gli dà la sua forza. Tiene pulito tutto ciò
che è dentro il corpo dell’uomo. Se è debole, non può pulire l’interno
del corpo; se lo lascia, l’uomo è morto…" Il rito di guarigione Lakota,
del ‘bagno di sudore’, si chiama ‘inipi’ perché purifica il ‘ni’: "L’Inipi
fa sì che il proprio ni spinga fuori tutto ciò che rende stanchi, tutto
ciò che causa malattie, o che causa pensieri erronei…"
Nelle Hawaii, i più potenti guaritori sono conosciuti come ‘Kahuna Ha’
che significa ‘Maestri del respiro’. Il Sacro respiro che guarisce,
‘Ha’, può essere assorbito in luoghi naturali molto potenti, ‘Heiau’,
attraverso danze, (come la ‘Hula’), ed esercizi di respirazione
profonda. Alcuni Kahula imparano come conservare energia guaritrice nel
cuore. Poi, quando l’energia è proiettata attraverso l’imposizione delle
mani, il Ha è colorato dall’amore e dai pensieri positivi del guaritore.
Nelle mediazioni e consultazioni tradizionali delle Hawaii, tutte le
parti del conflitto, prima di tutto, calmano le loro menti con
respirazioni profonde. Questo li aiuta ad essere meno reattivi e a
trovare le soluzioni migliori. Il Ha, può anche essere trasferito da un
guaritore ad un paziente, soffiando direttamente sul suo corpo. Quando
un Kahuna Ha è prossimo alla morte, lui, o lei, può trasferire il
lignaggio ed il potere, soffiando fuori l’Ha ad uno studente o ad un
membro della famiglia. La parola Hawaiana ‘Aloha’, spesso usata come
saluto rispettoso e sentito, significa anche ‘amore’. Amore è "incontro
a faccia a faccia" (alo) del respiro di vita (ha).
Ovviamente il paragone più vicino al qi, si può trovare nei paesi
asiatici, in particolare in India. In India, l’energia vitale, prana, è
descritta come fluire attraverso migliaia di sottili canali energetici,
i nadi.
Uno degli scopi dello Yoga è di accumulare più prana attraverso esercizi
di controllo del respiro (pranayama) e posizioni fisiche (asana).Allo
studente viene anche insegnato come conservare il prana, come non
sprecare sia quello innato, genetico, che quello acquisito attraverso la
meditazione. Alcuni yogi credono che a noi sia stato dato un certo
numero di respirazioni dalla nascita. Se noi impariamo a respirare più
lentamente, viviamo di più.
Ci sono notevoli paralleli tra lo yoga e la teoria cinese dello yin-yang,
la filosofia per cui la salute è l’equilibrio dei due opposti
complementari: fuoco e acqua, mente e corpo, io e natura. Lo Hatha Yoga
bilancia le due correnti dell’energia vitale: il solare (ha) ed il
lunare (tha).
Invertendo il corso dei due respiri pranici, uno connesso con il fuoco,
uno con l’acqua, ci si assicura la longevità. Il fuoco è fatto
discendere, l’acqua salire, così da unificare la mente (fuoco) e il
corpo (acqua), prevenendo la dispersione dell’energia vitale.
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