Il lago della Ferla                                           di Antonio Mazzieri

Il nome di Domenico Vandelli, per noi Frignanesi è particolarmente legato alla costruzione di quella “Strada Nuova”, che da lui poi prese il nome, per collegare direttamente Modena con Massa, recentemente acquisita agli Este, in seguito al matrimonio del figlio Ercole Rinaldo con Maria Teresa Cybo Malaspina. Per dissapori e antiche gelosie col principato di Lucca, il Duca Francesco III volle che la strada corresse tutta entro il territorio estense e ciò condizionò in parte il Vandelli che ne progettò il tracciato. Troppi i tratti in alta montagna oltre i 1200 metri esposti in inverno a forti nevicate e attraverso zone deserte; troppi i forti dislivelli per cui necessitavano numerosi trapeli per superare insidiose salite. L’opera tanto caldeggiata dal Duca e per le quale le popolazioni dovettero contribuire con imposte e lavoro materiale fu un insuccesso e sostituita poi per le comunicazioni attraverso l’Appennino, dalla più agevole via Giardini.
Ma il Vandelli, nato a Levizzano nel 1691 e morto in Modena nel 1754 è ricordato anche come matematico e cartografo. Nel periodo della costruzione della strada gode della stima e della fiducia del Duca Francesco che lo ha nominato suo geografo e antiquario; occupa da una diecina di anni la cattedra di matematica all’Università. Ha compiuto viaggi in Francia Germania , Inghilterra , maturando esperienze che ne hanno aumentato il prestigio; ha pubblicato diverse opere di carattere tecnico e scientifico. Come cartografo si deve così al Vandelli la “Carta topografica del Modenese”, stampata nel 1746 che, a detta del Tiraboschi (1) “Ella è quella la più ampia e la più esatta, che siasi finor veduta.”
In questa carta è segnato tra l’altro come uno dei più estesi del Frignano il lago della Ferla, una località posta a metà strada tra Lama Mocogno e la frazione di Vaglio.
Il lago della Ferla esiste tuttora, ma trattasi di un laghetto di modestissima estensione sito nei pressi della piscina, in passato forse un po’ più ampio, ma di pochi metri quadrati in più. Attualmente le sue acque, a mezzo di una pompa, servono per irrigare il vicino campo di calcio.
Un secolo dopo la stampa di detta carta, Carlo Roncaglia nella Statistica degli Stati Estensi scrive che il lago della Ferla era lungo 926 metri, largo 614, per cui, prosegue ancora il Roncaglia, era al secondo posto, per ampiezza, tra i laghi di tutto il territorio allora soggetto allo Stato Estense.
Moltiplicando la lunghezza per la larghezza avrebbe avuto un’estensione enorme e tale da non potere essere contenuto nella conca delimitata da Monte Colombino a ovest; dalla Serra della Lama a nord, e da altra altura a est. Data allora la natura del terreno l’unico punto in cui poteva espandersi sarebbe stato nel versante sud verso lo Scoltenna dove non ci sono barriere naturali. Era veramente tanto grande?
Tanto per avere un termine di paragone ricordiamo che il lago Santo, il più esteso dei laghi del Frignano, ha una superficie di mq.58000: cioè circa otto volte più piccolo del suddetto lago della Ferla. Facciamo allora qualche passo indietro.
In una carta geografica del Magini del 1620, una delle prime rappresentazioni dello Stato di Modena sono evidenziati il lago Santo, il lago Pratignano, lo Scaffaiolo, ma non il Lago della Ferla.
Lodovico Ricci nella sua Corografia ( 2) cita il Lago Santo, il lago di Pavullo, ma nulla ci dice del lago della Ferla. Infine una successiva carta topografica austriaca del 1836, non lo riporta indice questo della poca importanza e della poco ampiezza del lago della Ferla.
Il lago riportato dalla carta del Vandelli anche se un po’ più esteso dell’attuale era certamente molto, ma molto più piccolo.
In seguito alla frana di Lama del 1859 ìn questa zona si formarono alcuni specchi d’acqua: certo laghetti di frana e chi scrive, data l’età ricorda benissimo che ancora più di ottanta anni fa oltre al laghetto della Ferla, a est di questo, c’erano appunto in questa zona due stagni abbastanza vasti che venivano chiamati “i laghi” e dove si andava a pescare. Questi due laghetti sono da tempo scomparsi per successive opere di bonifica e del grande lago della Ferla non rimane oggi che la notizia dataci dal Roncaglia e il trovarlo segnato nella lodata carta del Vandelli

(1) Tiraboschi: Biblioteca Modenese Tomo V.
(2) Lodavi Ricci: Corografia dei territori di Modena, Reggio, e degli altri stati appartenenti alla Casa d’Este- In Modena per gli eredi Soliani 1806.