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Il nome di Domenico Vandelli, per noi Frignanesi è
particolarmente legato alla costruzione di quella
“Strada Nuova”, che da lui poi prese il nome, per
collegare direttamente Modena con Massa, recentemente
acquisita agli Este, in seguito al matrimonio del figlio
Ercole Rinaldo con Maria Teresa Cybo Malaspina. Per
dissapori e antiche gelosie col principato di Lucca, il
Duca Francesco III volle che la strada corresse tutta
entro il territorio estense e ciò condizionò in parte il
Vandelli che ne progettò il tracciato. Troppi i tratti
in alta montagna oltre i 1200 metri esposti in inverno a
forti nevicate e attraverso zone deserte; troppi i forti
dislivelli per cui necessitavano numerosi trapeli per
superare insidiose salite. L’opera tanto caldeggiata dal
Duca e per le quale le popolazioni dovettero contribuire
con imposte e lavoro materiale fu un insuccesso e
sostituita poi per le comunicazioni attraverso
l’Appennino, dalla più agevole via Giardini.
Ma il Vandelli, nato a Levizzano nel 1691 e morto in
Modena nel 1754 è ricordato anche come matematico e
cartografo. Nel periodo della costruzione della strada
gode della stima e della fiducia del Duca Francesco che
lo ha nominato suo geografo e antiquario; occupa da una
diecina di anni la cattedra di matematica
all’Università. Ha compiuto viaggi in Francia Germania ,
Inghilterra , maturando esperienze che ne hanno
aumentato il prestigio; ha pubblicato diverse opere di
carattere tecnico e scientifico. Come cartografo si deve
così al Vandelli la “Carta topografica del Modenese”,
stampata nel 1746 che, a detta del Tiraboschi (1) “Ella
è quella la più ampia e la più esatta, che siasi finor
veduta.”
In questa carta è segnato tra l’altro come uno dei più
estesi del Frignano il lago della Ferla, una località
posta a metà strada tra Lama Mocogno e la frazione di
Vaglio.
Il lago della Ferla esiste tuttora, ma trattasi di un
laghetto di modestissima estensione sito nei pressi
della piscina, in passato forse un po’ più ampio, ma di
pochi metri quadrati in più. Attualmente le sue acque, a
mezzo di una pompa, servono per irrigare il vicino campo
di calcio.
Un secolo dopo la stampa di detta carta, Carlo Roncaglia
nella Statistica degli Stati Estensi scrive che il lago
della Ferla era lungo 926 metri, largo 614, per cui,
prosegue ancora il Roncaglia, era al secondo posto, per
ampiezza, tra i laghi di tutto il territorio allora
soggetto allo Stato Estense.
Moltiplicando la lunghezza per la larghezza avrebbe
avuto un’estensione enorme e tale da non potere essere
contenuto nella conca delimitata da Monte Colombino a
ovest; dalla Serra della Lama a nord, e da altra altura
a est. Data allora la natura del terreno l’unico punto
in cui poteva espandersi sarebbe stato nel versante sud
verso lo Scoltenna dove non ci sono barriere naturali.
Era veramente tanto grande?
Tanto per avere un termine di paragone ricordiamo che il
lago Santo, il più esteso dei laghi del Frignano, ha una
superficie di mq.58000: cioè circa otto volte più
piccolo del suddetto lago della Ferla. Facciamo allora
qualche passo indietro.
In una carta geografica del Magini del 1620, una delle
prime rappresentazioni dello Stato di Modena sono
evidenziati il lago Santo, il lago Pratignano, lo
Scaffaiolo, ma non il Lago della Ferla.
Lodovico Ricci nella sua Corografia ( 2) cita il Lago
Santo, il lago di Pavullo, ma nulla ci dice del lago
della Ferla. Infine una successiva carta topografica
austriaca del 1836, non lo riporta indice questo della
poca importanza e della poco ampiezza del lago della
Ferla.
Il lago riportato dalla carta del Vandelli anche se un
po’ più esteso dell’attuale era certamente molto, ma
molto più piccolo.
In seguito alla frana di Lama del 1859 ìn questa zona si
formarono alcuni specchi d’acqua: certo laghetti di
frana e chi scrive, data l’età ricorda benissimo che
ancora più di ottanta anni fa oltre al laghetto della
Ferla, a est di questo, c’erano appunto in questa zona
due stagni abbastanza vasti che venivano chiamati “i
laghi” e dove si andava a pescare. Questi due laghetti
sono da tempo scomparsi per successive opere di bonifica
e del grande lago della Ferla non rimane oggi che la
notizia dataci dal Roncaglia e il trovarlo segnato nella
lodata carta del Vandelli
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