Il mare                                            di Antonio Mazzieri
 

Il mare è fatto di acqua, di caldo, di sabbia e di zanzare. L’acqua mi dà poco fastidio. Lei è là e io qui. E da quando poi ho visto uno mezzo annegato, con la lingua fuori e gli occhi vitrei, per più sicurezza quando alla mattina presto faccio la mia passeggiatina lungo il “bagnasciuga” come lo chiamava Mussolini buonanima, l’acqua non mi passa mai l’altezza delle cavicelle (1), chè non si può mai sapere. E con questo, per quello che riguarda l’acqua ho detto tutto.
La sabbia no. La sabbia è un castigo. Io non so come sia. Che tu la trovi in spiaggia lo capisco, ma che tu te la debba trovare sotto il culo in casa, quando ti metti a sedere, nel lavandino, in tasca, dopo che hai fatto di tutto per lasciarla fuori, è un mistero. E se dico qualcosa con questa maledetta sabbia, la factotum subito:
“Come sei inculento (2). A te al mare non va mai bene niente, Un poco di sabbia non ti fa mica morire.” E con questo lei mi mette a posto.
Vorrei poi sapere chi sono quelli che dicono che al mare si sta freschi, non c’è mai caldo. Chiamalo fresco questo, quando sotto l’ombrellone, tutto sudato, a bocca aperta come un pesce fuori dall’acqua non respiro. Chiamalo fresco quando la notte cuscino e lenzuola sono roventi. Se faccio qualche commento lei subito mi dice che questo non è caldo. Che caldo era quello di Riccione, di Miramare, di altri posti dove portavamo i bimbi in passato. A sentir lei, a causa di quel buchettino che mi ha fatto comperare, Lido Adriano è il posto migliore che si possa trovare: sotto tutti gli aspetti
Anche le zanzare, sempre secondo lei, sono una sparuta schiera, quasi inoffensive rispetto a quelle di Lido degli Estensi dove han comperato casa dei nostri amici. La notte, però, se io mi gratto anche lei si gratta; brucia gli zampironi, ma se mi azzardo a mandare un qualche accidente lei subito torna a dirmi che sono il solito brontolone, il solito esagerato.
“Tante storie per una zanzara. Non ti fa mica morire.”
E il mare è poi fatto ancora di una massa di bastardi (3) che urlano, che giocano, che ti sbattono un pallone sulla pancia; ti rovesciano, passando, tra il fitto degli ombrelloni, sempre più stretti, un mezzo secchiello d’acqua; ti buttano la sabbia negli occhi.
E il mare è fatto ancora del bel spettacolo, nostrano e forestiero, di gente stravaccata, mezza nuda che mette in mostra pance, culi, masse cascanti che sarebbe meglio nascondere.
E se c’è un qualinino (4) che merita di essere guardato interviene la factotum con un rabbioso:
“Guarda, guarda pure!”
Sempre il mare è fatto, la mattina presto, di vecchi matti, della mia età che vogliono fare gli atleti e corrono a tutta cavicchia (5) lungo la riva e a un bel momento crollano, cominciano a tossire e dalla fatica rigettano la cena del giorno prima.
E finalmente il mare è fatto del rito del gelato o del caffè in un qualche bar pieno di confusione, con un cantante che urla, un’orchestra che suona così forte da spaccarti gli orecchi, ma quello che è ancora peggio, è la passeggiata serale con la solita rivista alle vetrine. Una vetrina, due, tre... E io povero maccherone dietro a lei: dietro, allegro come un cane bastonato.
A questo punto mi direte di aver capito che visto che non ci sono per il mare, come mai non sto a casa in montagna?
Fate presto voialtri. La factotum dove la mettete?

1 Malleoli.
2 Noioso.
3 Bambini.
4 Cosa bella, gradevole riferita in questo caso a una giovane.
5 Forza.

 tratto dal libro "Lui e Lei"