Ho concluso da poco la lettura de
”Il Bosco Grande” e sono ritornato istintivamente a
“Il Campo del Metato”, un mondo vero, sofferto,
tenace di cui “Il Bosco" è la naturale
continuazione.
Morto Taddeo Ditallevi, ora al centro della vicenda
spicca il figlio Matteo, “massaro di Mocogno
nell’anno
del
Signore 1758”, il referente più autorevole nelle
varie realtà socio-politiche, economiche e religiose
del paese, quali il consiglio comunale di Mocogno,
la parrocchia, la scuola, gli agglomerati poveri, le
case sparse e il Bosco Grande, vero fulcro di
sussidio per i più bisognosi che dal Bosco ricavano
cibo, le castagne, e legna per l’inverno.
Antonio Mazzieri ha quindi ripreso il filo
interrotto del “Metato” narrando un microcosmo che
gradualmente sta modificandosi perché gli
avvenimenti storici danno una spinta propulsiva
verso profondi mutamenti strutturali (la via
Giardini) che incidono sulla realtà economica.
Ma a coinvolgere il lettore è soprattutto la trama
dei fatti, svolta con la tecnica della “sospensione”
che acuisce l’interesse in attesa della risoluzione
di un problema, della ridefinizione di un rapporto,
della realizzazione di un progetto.
E fra le maglie delle vicende del paese emergono
gradualmente le storie personali dei protagonisti e
la loro identità morale ed umana: la solidarietà,
l’onestà, l’amore, la forza nella sofferenza e nella
povertà; ma anche l’alterigia, il pregiudizio di
classe.
L’autore ha saputo conservare lo spirito semplice e
lo stile vivo e naturale de “Il Campo del Metato”
escludendo artifici linguistici che non sarebbero
consoni a questa vicenda, a questo ambiente. E' lo
stesso Antonio Mazzieri a precisare la sua scelta:
“La mia parola deve essere aderente al mondo che
descrivo, accessibile anche ai lettori di questa
terra, della mia terra.”
Come ho spesso ripetuto al maestro Mazzieri, la
naturalezza e la spontaneità sono il suo pregio
migliore e questo romanzo ne è la prova.
“IL Bosco Grande” conserva il sapore genuino di un
passato che rivive come nelle fotografie color
pastello ricche di suggestioni, e ci mette a
contatto diretto con“le cose di un tempo” attraverso
documenti storici scovati nelle sagrestie e negli
archivi dove sono racchiuse carte preziose ma
abbandonate da questo tempo convulso e indifferente.
L'autore, esperto nella ricerca storica, fornisce
una documentazione appropriata di fatti salienti
soprattutto attraverso "le gride" che attualizzano
il passato rendendolo vivo e reale.
Un’ultima annotazione: ho apprezzato le descrizioni
del paesaggio cadenzate sui ritmi stagionali con
sfumature inedite. Un romanzo ricco di atmosfere e
di stimoli alla riflessione. Un ritorno al passato
per il presente.