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Curiosità natalizie di Franca Ascari Scanabissi e Liliana Benatti Spennato |
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Le origini della zampogna |
degli strumenti musicali preistorici (carnix, lur,
sonagli). Nel terzo millennio prima di Cristo in tutta
l’area del Mediterraneo erano adoperati particolari tipi
di flauti, diffusi nei villaggi e nelle campagne, mentre
negli ambienti urbani si utilizzavano coppie di tubi
sonori ad ancia. Gli studiosi indicano questi strumenti
a fiato negli auloi dei Greci e nelle tibie
dei Romani, dureranno fino al Medioevo, anche se il loro
limite era rappresentato dalla impossibilità, per il
suonatore, di ottenere un suono continuo. Era necessario
associare alle canne sonore un serbatoio d’aria. La
prima zampogna di cui si hanno notizie storiche, risale
all’epoca di Nerone. Gli storici Svetonio e Dione
Crisostomo raccontano di uno strano strumento suonato da
Nerone, realizzato con canne inserite in un sacco (otre)
da comprimere con il braccio. Da qui il nome latino
utriculus. Nel corso dei secoli, ha subito delle
evoluzioni più o meno accentuate a seconda del contesto
sociale dove lo strumento veniva adoperato. E'
ipotizzabile che la zampogna, ancora presente oggi
nell’Italia centrale e meridionale, sia una diretta
discendenza dell' utriculus latino, mentre non
altrettanto può essere affermato per le zampogne di
provenienza medioevale e rinascimentale quali la musa,
la piva (Italia settentrionale), il biniou
(francese), la gaita (spagnola). |
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La corona d’Avvento |
L'uso della Corona d'Avvento è da collegarsi ad
un'antica consuetudine germanica, derivata dai riti
pagani della
luce,
che si celebravano del mese di Yule (dicembre). Nel XVI
secolo si diffuse tra i cristiani divenendo un simbolo
di questo periodo che precede il Natale. La Corona
d’Avvento è un cerchio realizzato con foglie di alloro o
rametti di abete (il loro colore verde simboleggia la
speranza, la vita) con quattro ceri incorporati. Durante
il Tempo di Avvento (quattro settimane) ogni domenica se
ne accende uno. Secondo una tradizione, i ceri hanno un
significato diverso: c'è quello dei profeti, di
Betlemme, dei pastori e degli angeli. La corona può
venire appoggiata su una vetrina di un mobile, madia o
cassapanca o appesa al lampadario. L'accensione di ogni
cero è accompagnata da un momento di preghiera. Si
conclude sempre con un canto di devozione alla Madonna. |
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Il bastoncino di zucchero |
Il bastoncino di zucchero è stato a lungo un simbolo del
Natale, per il suo fresco gusto di menta. “Perché i
bastoncini di zucchero sono bianchi a strisce rosse?”
Ci viene spontaneo chiederci. Ecco la risposta. La
tradizione vuole che fossero inventati da un pasticcere
che aveva intenzione di creare un dolce che ricordasse
Gesù a tutte le persone. E’ fatto di caramello solido,
perché Gesù è la solida roccia su cui sono costruite le
nostre vite (Matt 16:18) (1Thess 5:24). Al caramello
diede la forma di una J per Jesus (Gesù in inglese)
(Atti 4:12), mentre per altri è la forma di un bastone
da pastore, perché Gesù è il nostro pastore (Giovanni
10:11). I colori sono stati scelti anche per rappresentare l’importanza di Gesù: il bianco per la purezza e l’assenza di peccato in Gesù (Heb 4:15) , la larga striscia rossa rappresenta il suo sangue versato per i peccati del mondo (Giovanni 19:34-35). Le tre strisce rosse sottili simboleggiano le ferite lasciate dalle frustate del soldato romano (Isaia 53:5). Il sapore del bastoncino è di menta piperita, simile all’issopo, pianta aromatica della famiglia della menta, usato nel Vecchio Testamento per purificare e sacrificare. |
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I regali e le strenne |
| Il nome strenna significa regalo e deriva dalla dea Strenia. L’usanza nasce da Romolo, fondatore di Roma, che ricevette in dono rami sempre verdi tagliati dal bosco dedicato a Strenia, dea della potenza e della fortuna. Romolo continuò annualmente lo scambio dei doni nel giorno della fondazione di Roma. I cittadini, il primo di gennaio cominciarono a donare reciprocamente ramoscelli sacri di alloro e di ulivo, aggiungendovi fichi e mele con l’augurio di un anno prosperoso, felice e dolce. Gli antichi Romani si scambiavano i doni durante le feste dei Saturnali, in onore del dio Saturno che cadeva nella seconda metà di dicembre. Il regalo più diffuso era la candela o piccole figure di animali e fiori e bambole di terracotta. In quei giorni gli schiavi erano liberi, venivano serviti dai padroni ed era eletto il Re Burlone. Questa tradizione è divenuta, nei nostri giorni, la festa di Carnevale. I regali vennero poi offerti nel giorno della nascita di Gesù e l’usanza continua ancora. Un tempo, a Natale, i bambini ricevevano arance e mandarini e giocavano, con i loro genitori, a bruciare la carta che li avvolgeva, facendola volare fino al soffitto, dopo averla avvicinata alle braci, che giacevano nel grande camino. |
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Il ceppo di Natale |
| L’accensione del ceppo di Natale è legato a particolari forme di superstizione, che vogliono propiziarsi il Signore, la Madonna e i Santi, affinché l’anno nuovo sia risparmiato da eventi catastrofici della natura, come vento, pioggia, grandine, tuoni, fulmini, fuoco tempeste… Ad accendere il ceppo è di solito il padrone di casa, dopo avere recitato alcune preghiere con la famiglia. Per accenderlo in alcune zone della montagna si usavano rametti di ginepro. Quando il fuoco scoppiettava allegramente, la famiglia si riuniva davanti al camino e recitava il Rosario. La mattina successiva, si raccoglieva la cenere e se ne spargeva un poco in casa, per tenere lontane malattie e il resto nei campi, per allontanare catastrofi naturali ed assicurare un buon raccolto. |