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I dolci dei “morti” di Franca Ascari Scanabissi e Liliana Benatti Spennato |
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Le feste dei Santi e dei Defunti sono ricorrenze che coincidono con la preparazione di molti pani e dolci speciali. Il pane triste è quello che compare al momento della morte. Fin dai tempi degli Egizi e dei Maya, il pane ha rappresentato il cibo necessario ai morti per affrontare il viaggio eterno. I parenti del defunto si cibavano di pane rituale al momento del funerale e ne distribuivano a tutti gli intervenuti alle esequie funebri. Usanza, questa, che si ripeteva nel nord della Francia, in Bulgaria, in Spagna, nei Paesi arabi. Le più straordinarie forme di pane per i defunti restano quelle che si preparano nel Messico e in tutta l’America del Sud:, hanno l’aspetto di bamboline, scheletrini, ossa di morto... Secondo le credenze popolari, nella notte tra l’1 e il 2 novembre le anime dei defunti tornano dall’aldilà. Il viaggio che li separa dal mondo dei vivi è lungo e faticoso… Nasce così, per ristorare i propri cari, la tradizione culinaria della Festa dei Morti. Questi dolci sono preparati con ingredienti semplici come farina, uova, zucchero ed aromatizzanti; spesso sono presenti mandorle triturate o talvolta anche cioccolato, marmellata e frutta candita. In Sicilia si preparano vari dolci, come i Seni della Vergine, dolci a forma di mammelle, ripieni di zuccata al gelsomino; la Mani , un pane ad anello con un unico braccio che unisce le due mani. I Pupi di zucchero sono statuette di zucchero colorato, che raffigurano paladini e guerrieri (i morti, gli antenati della famiglia). Di origine calabrese invece le dita di Apostolo, dolci di pasta di mandorle farciti con marmellata di cedro, che hanno la forma delle dita di una mano.
La colva è un dolce pugliese che si prepara il 2
novembre a Foggia, Barletta e Bitonto, con grano cotto, uva sultanina, noci e
mandorle tritate, fichi secchi a pezzetti, scaglie di cioccolato fondente,
chicchi di melagrana Il Torrone dei morti, tipico della tradizione napoletana, è un torrone morbido dalle dimensioni di 50-70cm, venduto solitamente a pezzi. A differenza del torrone classico, non è a base di miele, ma di cacao, con nocciole o frutta secca e candita, ma anche al caffè. I Cavalli sono grandi pani a forma di cavallo, che si cucinano in Val Passiria in Alto Adige. Le fave da morto si ritrovano in Emilia, Lombardia, Marche, Umbria, Lazio. Nel passato si servivano in questa occasione delle fave bollite, da cui deriva il nome e la forma dei biscotti. Gli ingredienti principali sono: mandorle tostate, zucchero, farina, cannella in polvere, burro fuso, uova e la scorza grattugiata del limone. Amalgamandoli insieme, si ottiene un impasto con cui si preparano dei biscotti simili a grosse fave, che saranno cotti al forno e poi cosparsi di zucchero a velo. Sempre a base di mandorla, sono le Favette dei Morti, in Veneto e Friuli Venezia Giulia, sono di tre colori (panna, marroni e rosa) e variano dal croccante al morbido (Favette Triestine).
Il pan dei morti è una ricetta antichissima,
originaria del milanese ma diffusa in varie zone dell’Italia del Nord.
Altre tradizioni legate alla tavola si ritrovano in Campania e in Lombardia, a Bormio, Vigevano e in Lomellina, dove un tempo era usanza lasciare in cucina un secchio o un vaso d’acqua per dissetare i defunti. In Piemonte si aggiungeva un posto a tavola per i morti che sarebbero arrivati in visita. In Puglia ed in Toscana la tavola veniva apparecchiata appositamente. In Sardegna, dopo cena non si sparecchiava la tavola, per consentire ai defunti di rifocillarsi durante la notte. In Basilicata e Calabria, presso le comunità albanesi, si usava andare al cimitero di sera, allestire un banchetto sulla tomba dei propri cari ed invitare tutti i passanti a prendere parte. In Sicilia la festività dei defunti, un tempo assumeva la connotazione di una vera e propria festa per i bambini. I genitori preparavano cesti di doni e dolci e, durante la notte, li nascondevano in casa; i bambini, la mattina successiva, cominciavano la ricerca dei doni e, dopo averli trovati, si recavano con i propri cari al cimitero a ringraziare i defunti. Una tradizione simile esisteva anche in Puglia, a Manfredonia, dove la vigilia dei Morti i bambini appendevano al bordo dei loro letti delle calze, chiamate cavezette di murte che durante la notte venivano riempite di dolci dai defunti che passavano. La questua era una delle usanze più diffuse in tutta Italia. In Sardegna i bambini, prima di cena, andavano a bussare alle porte delle case dicendo “Morti, morti” e ricevevano dolci, frutta secca e qualche volta anche denaro.. In Puglia ragazzi e contadini bussavano alle case cantando una serenata alla ricerca dell’ aneme de muerte (l’anima dei morti), erano fatti entrare in casa e rifocillati con vino, castagne e taralli. In Emilia Romagna la questua veniva fatta dai poveri, che bussavano alle porte chiedendo la carità per i morti e ricevevano in cambio del cibo.
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