|
Fiori
d’Aprile
di Franca Ascari
Scanabissi e Liliana Benatti Spennato |
|
Aprile fa i fiori
e Maggio ne ha gli onori |
|
Aprile prende il nome da aperire
che in latino significa aprire, infatti è il mese della rinascita, del risveglio
della natura dopo il sonno invernale. I Romani l’avevano consacrato alla dea
Venere, signora della bellezza e dell’amore. In questo periodo i fiori si aprono
ai raggi del sole e ad una nuova vita. Nell’antica Roma, si celebravano molte
feste di carattere propiziatorio:
- il 15 aprile
la Fordicidia
in onore della antica dea romana Tellus, ossia Terra. Aveva un tempio
sull’Esquilino, eretto nel
268 a.C.
Il termine Fordicidia deriva da forda e caedo e significa
sacrificio di una vacca gravida; si teneva per chiedere abbondanza
agli animali da pascolo e frutti alla dea Terra;
- dal 12 al 19 aprile avevano luogo le
Cerealia, in onore di Ceres, Cerere, dea delle messi e dei raccolti;
- il 21 aprile si teneva
la Parilia,
festa campestre di purificazione in onore di Pales, dea della pastorizia. Si
richiedeva alla dea la protezione del bestiame e si bruciava del fieno.
- il 23 aprile si svolgeva
la Vinalia, in onore di Iuppiter, Giove. Le botti venivano
aperte ed una primizia del vino veniva offerta al dio;
- il 25 aprile si festeggiavano le
Robigalia in un boschetto sacro, al quinto miglio della via Claudia, in
onore del dio Robigus, che proteggeva le messi dalla malattia della ruggine, che
metteva in grave pericolo i raccolti. La festa era stata istituita dal re Numa
Pompilio;
- il 28 aprile avevano inizio i
Floralia, in onore di Flora, antica dea italica della primavera e dei fiori
e duravano fino al 3 maggio
I fiori d’Aprile crescono spontaneamente
nei campi e li abbelliscono con i colori. I profumi si spandono nell’aria,
creando un’atmosfera magica ed ogni fiore diventa la porta d’accesso ad un mondo
fatato e meraviglioso, dove leggende e credenze si fondono insieme.
La violetta è sicuramente il fiore
più facile da trovarsi, nasce spontaneamente lungo i fossi, nei luoghi umidi e
si nasconde, umile e pudica, fra l’erba. Si dice: Sei umile come una violetta
di una persona riservata. Cantata dal Petrarca e da Shakespeare è stata
oggetto di notevole rivalutazionedurante
la Belle Epoque
per il suo profumo delizioso.
|
|
La viola del pensiero |
|
Un giorno Demetra, la dea della terra coltivata e delle messi, si accorse con
raccapriccio che le era stata rapita la figlia Persefone. Disperata vagò nove
giorni e nove notti per tutta la terra finché Elio le disse che Persefone era
stata rapita da Ade, il dio che regnava nelle regioni buie d’oltretomba. Demetra
rimase impietrita dal dolore, pensando che la figlia non avrebbe più goduto
della luce del sole e per la sua disperazione tutta la terra diventò grigia e
sterile. Finalmente Zeus convinse Ade ad un accordo: Persefone sarebbe ritornata
ogni anno presso la madre per sei mesi, tra la primavera e l’autunno, per vivere
con il marito durante gli altri sei mesi dell’anno. Demetra, placata, ritornò
all’Olimpo e la terra fu di nuovo fertile e feconda. Quando, all’inizio della
Primavera, Persefone tornò per la prima volta tra i vivi, la terra l’accolse con
entusiasmo e volle manifestare la sua gioia creando per lei del fiorellini
nuovi, festosi e delicati, vellutati come i suoi occhi, dei veri “pensieri
d'amore2 e inventò le “viole del pensiero”. Da allora esse ritornano puntuali
ogni anno a fiorire a Primavera, per festeggiare Persefone che ritorna sulla
terra. |
|
La viola mammola |
|
La leggenda della violetta è molto antica e risale agli albori della vita degli
uomini sulla terra. Adamo ed Eva
vivevano nel paradiso terrestre, in una
continua meravigliosa primavera; quando furono cacciati tutto cambiò e col
dolore dovettero sopportare anche l’avvicendarsi delle stagioni. Per la prima
volta l’inverno scese sulla terra, i fiori appassirono, gli alberi si
spogliarono di tutte le foglie e i campi rimasero aridi e gelati sotto un cielo
plumbeo e tristissimo. Per giorni e mesi la terra e il cielo furono attoniti,
privi di gioia, di luce e di colore. Finalmente, poiché era detto che le
stagioni si sarebbero succedute con un certo ordine, venne
la Primavera
e portò di nuovo luce e tepore. Allora il cielo pianse veramente di gioia e
tutte le sue lacrime, raccolte dalla terra, si trasformarono in violette.
Il non ti scordar di me, nome
volgare del myosotis ci suggerisce che la pianta è simbolo del ricordo e
dell’amore sincero. Vuole la leggenda che un cavaliere, passeggiando lungo la
riva di un fiume in compagnia della sua dama, si sporgesse in acqua per prendere
dei fiori, che lei ammirava. Purtroppo a causa della pesante armatura, scivolò e
fu portato via dalla corrente, non prima di gettare all’amata i fiori gridando
con grande dolore “ non ti scordar di me”, Da quel momento quei fiorellini, dal
bel colore azzurro, si chiamarono così.
Nei campi fanno bella mostra le
primule. Il fiore sboccia appena il clima inizia ad intiepidirsi,
anche nei paesi più freddi ed è proprio per questo che è da sempre considerata
il simbolo della primavera e della speranza di rinnovamento. C’è anche chi
considera la primula l’emblema della giovinezza e della precocità. Rilevanti
sono inoltre anche le sue proprietà medicinali: infusi di petali e rizomi
essiccati sono un efficace rimedio contro emicranie ed infiammazioni delle vie
respiratorie. |
|
Una bella leggenda popolare racconta che
dopo la nascita della violetta, donata dal cielo, la terra volle essere
riconoscente e fargli un regalo. Cosa poteva scegliere che fosse meglio di un
fiore? Purtroppo era ancora tutta intirizzita dai lunghi geli invernali e sapeva
che non avrebbe potuto far uscire dal suo grembo un fiorellino così perfetto,
azzurro e fragrante, delicato e meraviglioso. Il suo fiore sarebbe stato invece
pallido e inodore, anche se donato con tanta riconoscenza. Così nacque, proprio
accanto alla violetta, la primula, il dono della terra al cielo: piccina come la
mammola, riuscì a riempire di giallo i prati verdi e, con le sue pallide stelle,
a renderli simili al firmamento. Da quel giorno la violetta e la primula vivono
sempre insieme: figlie del cielo e della terra, portano agli uomini il primo
annuncio della Primavera.
Nelle nostre montagne, in Aprile sboccia
il garofanino del cucù quando solitamente il cuculo fa sentire il suo
canto, come dicono alcuni vecchi proverbi: Ai primi d’aprile, il cucù deve
venire ed ancora Quando canta il cucco è bello dappertutto e se canta tre
volte, è bello mille volte.

Si dice che la margherita abbia
facoltà profetiche. Gli innamorati la sfogliano per sapere se il loro amore è
ricambiato. Tutti noi abbiamo preso tra le mani una margherita e strappandone i
poetali, uno ad uno, abbiamo detto “m’ama…non m’ama,, sperando
sempre che l’ultimo fosse “m’ama”. Nel Medioevo, le donne riconoscevano
pubblicamente di essere amate e di riamare quando concedevano al loro cavaliere
il permesso di ornare il proprio scudo con due margherite. E’ il simbolo della
semplicità, freschezza e purezza. Quanti ricordi uniscono le bambine alle
margherite, dai petali bianchi con sfumature rosa! Ci si sdraiava sull’erba, a
primavera, al tepore dei primi raggi del sole, si raccoglievano le margherite
per trasformarle in collane, braccialetti, anelli e coroncine. Così ornate, le
bambine si sentivano principesse, grandi dame, anche se erano solo povere
contadinelle. |
|
Su, venite a
giocare:
sono il fiore dei bambini.
Su, venite ad intrecciare,
finchè il sole non scompare,
divertenti collanine…
C. M. Barker |