Per
la festa del Corpus Domini a Pievepelago si prepara
“l’infiorata”, un tappeto di fiori che
ricoprono la centrale via Tamburù. A Pievepelago non
ha origini molto antiche, la prima notizia risale al
21 giugno 1927, quando un cronista così descrisse la
processione del corpus domini lungo le vie “cosparse
di olezzanti fiori freschi”. La prima notizia
storica relativa a questa usanza in Italia la
fornisce il gesuita Giovan Battista Ferrari,
senese, nel suo “De florum cultura” pubblicato in
latino nel 1633 e in una seconda edizione in
italiano nel 1638. Il Ferrari ci descrive con
dovizia di particolari la prima infiorata fatta in
Vaticano il 29 giugno 1625 in occasione della festa
di S. Pietro e Paolo: "Ad usi più nobili gli
stessi fiori, sfrondati e sminuzzati (..)
contraffanno le più nobili pitture ne' colori e nel
resto dell'apparenza.” L’autore descrive poi i
fiori adoperati per ottenere i vari
colori: "rappresenterà la carnagione della faccia
bruna il garofano ricamato. La rosa dipingerà le
guance (...) formerà le pupille degli occhi il fiore
scuro, che dal turchino tira al nero, chiamato
giacinto botriode, cioè fatto a grappoli... Formerà
insieme i capelli, se neri dovranno essere, e se
biondi servirà la ginestra, se bianchi, il garofano
pur bianco. Nobiliterà le vesti, e arricchiralle col
colore pur cilestro il fiore, che chiamiamo sperone
di cavaliere, e 'l papavero selvatico di color rosso
e 'l garofano dello stesso colore, ò con l'oro suo
la ginestra, ò con la mortella la verdura. Tanta
agevol cosa è trovar ne' campi que' colori, che con
ansitiosa fatica si cercano nelle cità…".
La preparazione richiede tempo ed infinita
pazienza e bravura, infatti i tappeti floreali sono
molto elaborati nei disegni, spesso a tema
religioso, nella disposizione e nell’accostamento
dei fiori, nelle diverse tonalità di colore. Circa
un mese prima della festa, gli “infioratori” si
trovano insieme per organizzare la manifestazione.
Alcuni giorni prima della festa, si recano a
raccogliere i fiori selvatici non protetti:
ginestra, margherita, palle di neve, maggiociondolo,
acacia…e li conservano in locali umidi. La mattina
della festa, inizia il lavoro vero e proprio: vi è
chi traccia il contorno del disegno con gessi, chi
dispone i fiori sul terreno, chi li annaffia
continuamente per mantenerli freschi. Alle 12,00
passa la processione e soltanto il sacerdote con
l’Ostensorio tra le mani potrà calpestare i tappeti.