Madonna delle Nevi                              di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato  

Il titolo di Madonna della Neve, contrariamente a titoli più recenti come Madonna degli abissi marini, Madonna delle cime dei monti, Madonna delle grotte... affonda le sue origini nei primi secoli della Chiesa ed è strettamente legato al sorgere della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma. Nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio (352-366), un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni, insieme  alla moglie, non avendo figli, decisero di offrire i loro beni alla Santa Vergine, per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. La Madonna gradì il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte fra il 4 e il 5 agosto, tempo di gran caldo a  Roma, indicando con un miracolo il luogo dove doveva sorgere la chiesa. Infatti la mattina successiva, i coniugi romani si recarono da papa Liberio a raccontare il sogno fatto da entrambi; anche il papa aveva fatto lo stesso sogno e quindi si recò sul luogo indicato, il colle Esquilino e lo trovò coperto di neve, in  piena estate. Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa, seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire il tempio a spese dei nobili coniugi. Questa la tradizione, anche se essa non è comprovata da nessun documento; la chiesa fu detta Liberiana dal nome del pontefice, ma dal popolo fu chiamata anche ad Nives, della Neve. Un’latra tradizione racconta che nelle vicinale abitasse il centurione Cornelio, il primo battezzato da Pietro a Roma, le cui vesti lavate nel lavacro del battesimo divennero più bianche della neve.

Il culto per la Madonna della Neve andò sempre più affermandosi, tanto è vero che tra i secoli XV e XVIII ci fu la massima diffusione delle chiese dedicate alla Madonna della Neve, con l’instaurarsi di tante celebrazioni locali, che ancora oggi coinvolgono interi paesi e quartieri di città.

In Italia si contano ben 152 fra chiese, santuari, basiliche minori, cappelle, parrocchie, confraternite, intitolate alla Madonna della Neve. In molte zone, in suo onore, Roma, si ricorda il miracolo con una pioggia di fiori bianchi che dalla cupola della Cappella Paolina sono fatti cadere all’interno della basilica a simboleggiare la nevicata.

Sulla vetta del monte Cimone, all’inizio del 1900, fu costruita una chiesetta a testimonianza della profonda religiosità degli abitanti; la prima idea fu del conte Giuseppe Bayard de Volo e l’iniziale progetto fu dello scultore Graziosi, che pensò ad una statua in bronzo dedicata alla Madonna. Il progetto fu poi abbandonato per le enormi difficoltà che avrebbe comportato. La posa della prima pietra avvenne il 18 agosto 1900, ma passarono quattro anni prima che iniziassero i lavori e soltanto nel 1908 la chiesa fu inaugurata. All’interno fu posta una statua della Madonna delle Nevi, che è festeggiata il 5 agosto. Ancora oggi, in occasione della festa, numerose comitive di persone, turisti e pellegrini salgono sulla vetta, per celebrare la festa della Vergine.

Nella chiesa di Sassoguidano, dedicata a S. Paolo apostolo, vi era il quadro della Madonna della neve sulla cui origine non si hanno notizie, come riferisce D. Pini in una lettera del 1891: dell’antica pregevolissima nostra Madonna di Sassoguidano non se ne conosce la provenienza. In una relazione del 1904 di Don Cesare Pini si legge : la Cappella e l’altare sono sacri alla B.V. della Neve, dipinta maestosamente da antico pennello su ascioncello. E’ una bella immagine di una Madonna in trono col Bambino ed intorno quattro figure di Santi di tipica influenza umbro-toscana del secolo XIV. Individuabili sulla parte sinistra della tavola S. Antonio Abate e S. Caterina. Il primo riconoscibile per il bastone del Tau ed il libro, la seconda raffigurata con in testa una corona, siede accanto alla ruota della tortura con in mano la palma del martirio. Più complessa l’identificazione per gli altri due Santi dipinti sulla parte destra: quello raffigurato in piedi potrebbe essere (attribuzione fatta dal Parroco di Sassoguidano Don Pini nel 1890) S. Giuseppe Sposo della Beata Vergine. Il dipinto è stato tolto dalla Chiesa di Sassoguidano nei primi anni del ‘70, quando il Parroco d’allora, Don Silvio Colombini, ottenne dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Modena la possibilità di restaurarlo. Adesso ha trovato una definitiva esposizione nella Chiesa parrocchiale di Pavullo nel Frignano.

La leggenda della Vergine della neve di Pietravolta

Intorno ai secoli XII e XIII  la Badia di Frassinoro ebbe numerosi contatti con  la famosa abbazia di Cluny in Francia, da cui per qualche tempo fu dipendente. Nei vari pellegrinaggi, visite e scambi tra le due abbazie, si racconta che un monaco, insieme ad altri, mentre andava a Frassinoro, fosse sorpreso da una paurosa tormenta di neve che nel bosco, a 1160 metri, fra le due Valli del Dolo e del Dragone, si era fatta più insidiosa, tanto da mettere in pericolo la vita dei viaggiatori.

I monaci non trovarono di meglio che invocare la Madonna venerata nella loro abbazia e con la sua protezione riuscirono a raggiungere qualche casolare e uscire dalla pericolosa tormenta.

Grati per questo insperato aiuto, raccontarono l’avvenimento e decisero di collocare un’mmagine della Beata Vergine della pierre qui vire cioè pietra che volta cioè Pietravolta. La piccola maestà con l’immagine della Vergine di Pietravolta fu presto circondata di venerazione e non molto dopo si trasformò in cappella, visitata ed onorata dai pellegrini. Divenne un luogo di sosta e di rifugio, come lo erano sulla medesima strada Bibulca luoghi come quello di San Geminiano e quello ancor più famoso di San Pellegrino in Alpe.