Il mese di maggio e la devozione alla Madonna         di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato 

venerate dagli antichi Romani proprio in questo mese. Secondo Ovidio, il nome potrebbe risalire a  majores cioè gli adulti anziani. Romolo aveva diviso la popolazione romana in due classi, i maggiori, gli anziani appunto, ed i minori, i giovani abili alle armi, così che i primi governassero con la saggezza, i secondi con la forza. Nel mondo latino questo mese veniva festeggiato con canti e balli, davanti alle case si piantavano arboscelli o pali con regali appesi. Era il mese della fertilità: infatti si apriva con la festa di Flora, dea della vegetazione.

Nel Medioevo veniva rappresentato come un giovane che portava fiori, oppure come un giovane intento a tagliare il fieno. Durante la Rivoluzione Francese il periodo che andava dal 20 Aprile al 19 Maggio prese il nome di Fiorile, mentre quello che andava dal 20 Maggio al 18 Giugno prese il nome di Pratile.

Prima dell’avvento del Cristianesimo, il 1° Maggio segnava il trionfo della luce sulle tenebre e nella notte di veglia del 30 Aprile si entrava in comunicazione con il mondo degli inferi, si facevano banchetti e feste orgiastiche. Sempre il 1°giorno del mese si portava un albero dal bosco e lo si collocava in mezzo alla piazza principale del paese. La Chiesa lo sostituì con la croce di maggio, tradizione ancora viva in alcune regioni europee, come l’Andalusia. Oggi il 1° Maggio si celebra la festa del lavoro, che risale al 1889, quando il Partito Socialista la proclamò in onore delle vittime di un comizio sindacale a Chicago, il 1 Maggio 1886.

Quaranta giorni dopo la Pasqua, cade la festa dell’Ascensione, una volta si diceva che allo scoccare della mezzanotte un angelo benediceva le acque, impregnandole di un’essenza risanatrice per i malati. Si credeva anche che l’uovo dell’Ascensione, deposto da una gallina nera ed esposto al temporale, avrebbe evitato la grandine; scaldato al fuoco, avrebbe raccolto a sé le formiche che infestavano un albero; se infine si segnava un malato, lo si poteva guarire.

Il 22 maggio è ricordata S. Rita da Cascia, protettrice dei casi umani disperati, delle donne desiderose di maternità; viene chiamata santa dell’impossibile. E’ vissuta nel XV secolo, fu prima sposa poi madre ed infine suora. A Cascia, suo paese natale, suonano le campane a festa e una leggenda racconta che quando la Santa morì, furono suonate dagli angeli. Il simbolo della rosa è diventato l’emblema di S. Rita, poiché questa donna, amante del dolore si santificò con esso. Una leggenda racconta che un giorno di inverno, con la temperatura rigida e un manto nevoso che copriva ogni cosa, una parente le fece visita e nel congedarsi chiese alla Santa se desiderava qualche cosa, Rita rispose che avrebbe desiderato una rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena, la parente si reco nell’orticello e grande fu la meraviglia quando vide una bellissima rosa sbocciata; la colse e la portò a Rita. Cosi S. Rita divenne la santa della Spina e la santa della Rosa.

Maggio è il mese della fioritura, dell’esplosione della natura, del risveglio completo che segue la sonnolenza di Aprile e precede il fulgore della vicina estate. Le giornate si allungano e si fanno sempre più calde. Per una buona riuscita del raccolto il mese di Maggio deve essere caldo, ma non troppo e non deve essere particolarmente piovoso.

La devozione alla Vergine era molto sentita dalla popolazione della montagna, in particolare durante il mese di maggio, considerato uno dei mesi più belli di tutto l’anno. Il cielo più sereno…il sole più luminoso…la natura  risvegliata a nuova vita…La Chiesa lo ha scelto fra tutti i mesi e lo ha dedicato alla Madonna.

“Le nostre mamme e le nostre nonne -  ha raccontato una anziana signora - ci esortavano a rivolgerle una preghiera ogni giorno, a portarle un fiore, a cantarle un inno, a recitare il suo Rosario…”

Ogni sabato sera le parrocchie facevano una specie di Via Crucis, che si snodava per le stradine di campagna. Si utilizzavano croci di legno e lunghe candele per la fiaccolata. Una particolare forma di rosario, quarantena, era recitata nelle nostre montagne durante la Quaresima. Alcune persone, convinte che certi peccati potessero essere perdonati esclusivamente da Dio, cercavano di rimediare dicendo qualche preghiera in più. Prendevano un lungo pezzo di corda ed ogni giorno vi facevano un nodo per ciascuna preghiera recitata. Le donne tenevano la cordicella attaccata al camino, in cucina, così potevano dire le preghiere tra una faccenda e l’altra. Gli uomini la tenevano legata al corpo come una cintura, mentre andavano nei campi; durante il riposo, sotto l’ombra di un albero, pregavano. I vecchi, invece, tenevano la cordicella legata al capezzale del letto; potevano così pregare con calma e nel silenzio più assoluto.

Un tempo il Rosario era la preghiera di tutta la famiglia. Quelle Ave Maria recitate in famiglia sono animate da un autentico spirito di preghiera.

La corona del Rosario di norma è formata da 50 grani, in gruppi di dieci (le decadi), con un grano più grosso tra ciascuna decade. Per i grani venivano tradizionalmente utilizzati i semi dell'albero del mogano o perle; ora vengono anche realizzati in materiale artificiale. In passato erano comuni anche rosari fatti con noccioli di olive; addirittura alcuni si crede che fossero stati realizzati con le olive del Giardino del Getsemani. A volte i rosari incorporano sacre reliquie.

Alla simbologia della rosa è dedicato tutto il mese di maggio, il mese mariano.

Le origini del mese mariano si possono anticamente ritrovare nei ludi floreales, festeggiamenti propiziatori in onore di Flora Mater, dea della vegetazione. Come culto alla Madonna il maggio mariano risale al Medio Evo. Il primo che associò al mese di maggio la figura di Maria fu Alfonso X il saggio, re di Castiglia e Leon (1284). Un altro che al culto per la Madonna associava l’abbondanza primaverile, fu il beato E. Suso Di Costanza (1336).

 Rosa delle rose, fiore fra i fiori, donna fra le donne, unica signora, tu luce dei santi e via per i cieli. Così recita una  Cantiga del XIII secolo dedicata alla devozione della Vergine, attribuita  ad Alfonso X il Saggio, re di Castiglia e di Leon. La pratica delle prime devozioni risale tuttavia al XVI secolo. A Roma fu san Filippo Neri ad insegnare ai giovani ad ornare la statua della Madonna nel mese di maggio, a cantar lodi in suo onore e a compiere atti di virtù e mortificazione.

La formalizzazione del mese di maggio è dovuta al gesuita Dionisi con il suo “Mese di Maria”, pubblicato nel 1725 a Verona, dove si suggerisce di compiere pratiche di devozione anche in casa o sul luogo di lavoro, davanti ad un altarino della Madonna, con preghiere, fioretti, giaculatorie, e con l’offerta del proprio cuore alla Madre di Dio. Un’ulteriore spinta alla pratica mariana venne data dalla definizione del Dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854.

Durante il mese di maggio in tutti i paesi, dove vi erano chiese, piccoli oratori, maestà con l’immagine della Madonna, si radunava la popolazione e alla sera si recitava il Rosario. L’immagine veniva anche portata in processione dalla nicchia in cui era posta alla chiesa parrocchiale e durante il percorso i bambini spargevano petali di fiori e di rose, che erano stati raccolti in cestini.

Tradizionale consuetudine del mese di maggio (ma non soltanto!) il fioretto è un piccolo sacrificio: la rinuncia a un dolce, a un giornale, a una chiacchierata, a un oggetto... Lo si offre alla Madonna o al Signore senza altra ragione che l'amore. Proprio come un fiore, da cui il nome fioretto.

Santa Teresina aveva una stima immensa dei fioretti e sul finire della vita diceva che avrebbe voluto insegnare a tutte le anime questi piccoli mezzi che con lei si erano rivelati tanto utili...

Fermati e pensa:che cosa ti suggerisce il tuo cuore?

Una cosa che ti costa?

Ma proprio per quello sarà preziosissima agli occhi di Dio!