I malanni dell’inverno: a che Santo votarsi…          di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato 

Nei paesi, nei tempi passati, c’era una sola farmacia e per raggiungerla, occorreva molto tempo perché si andava a piedi, col calesse. In montagna ed in pianura le difficoltà aumentavano se pioveva, nevicava e c’era il solleone. Chi è ammalato, invece, sente il desiderio di guarire nel più breve tempo possibile. Tanti erano gli infortuni  provocati dal lavoro nei campi, nei boschi e le malattie procurate dal troppo freddo, dal caldo, dalla carenza d’acqua e dal cibo che era sempre uguale, giorno dopo giorno. Appena uno della famiglia stava male, subito s’invocava un Santo protettore, prima che giungesse il medico a diagnosticare la malattia, per andare poi in farmacia a prendere le medicine prescritte. Le donne intervenivano subito, bene o male, con medicamenti naturali, tramandati da generazione in generazione, con ricette di unguenti, tisane e decotti che preparavano in gran segreto. Il ritmo della vita era scandito dal trascorrere delle stagioni, dall’alternarsi del bello e del brutto tempo, dal passare dei mesi e dei giorni. Le donne anziane, per invocare i Santi protettori delle varie malattie, seguivano il calendario con attenzione e scrupolo. In esso non solo trovavano indicate le date in cui si festeggiavano i vari Santi, ma anche tanti suggerimenti e consigli. Una volta infatti i contadini ed i montanari consideravano il calendario, detto lunario, come uno strumento indispensabile per i lavori agricoli, perchè erano indicati le lune, le previsioni del tempo, i proverbi, le feste, le sagre, i mercati. Lo si appendeva di solito all’uscio della cucina, per averlo sempre vicino, a portata di mano e poterlo consultare facilmente. Lo si acquistava  dai venditori ambulanti, che quando passavano per i paesi e le case dicevano” Lunari nov, mèt l’aqua quand e piov”( il nuovo lunario, mette acqua quando piove).

S. Mauro, festeggiato il 15 gennaio, è invocato per guarire dal raffreddore. Vissuto nel VI secolo, figlio di un nobile romano, fu affidato ancora bambino a S. Benedetto, ne divenne il discepolo prediletto e fidato collaboratore. Mandato in Francia, fondò a Granfeul un monastero. Nell’ultimo periodo della sua vita si dedicò alla preghiera e alle letture.

S. Biagio, ricordato dalla chiesa il 3 Febbraio, deve la sua fama e la venerazione della gente anche per il rito  della benedizione della gola. Secondo la tradizione il vescovo Biagio avrebbe miracolosamente liberato un bambino da una spina conficcata nella sua gola. Visse tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore). Era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede fu imprigionato dai Romani e durante il processo rifiutò di rinnegare la dottrina cristiana; per punizione fu straziato con pettini di ferro. Morì decapitato nel 316. 

Il giorno di S. Biagio il sacerdote benedice la gola con due candele, benedette il giorno prima, incrociate, con le parole: “Per le preghiere e i meriti di San Biagio, Dio ti liberi dai mali della gola e da ogni altro male”.

Una filastrocca popolare dice:

“San Biès de nov surèli                          ” San Biagio dalle nove sorelle

 San Biès de nov e òt sureli                    San Biagio dalle nove e otto sorelle

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 San Biès difèndem du mèl ed gola. “      San Biagio difendimi dal mal di gola.”

Tradizione tipicamente milanese è quella di conservare fino al 3 Febbraio un panettone, detto appunto il panettone di San Biagio e di consumarlo alla mattina a digiuno, per benedire la gola.

Essendo S. Biagio anche protettore del raccolto, in alcuni paesi del Genovese, viene benedetto e distribuito ai fedeli del grano in pacchettini, che verrà dato in parte agli animali, in parte alle persone, in parte mischiato alle sementi ed in parte messo a germogliare in ciotole, che saranno utilizzate per abbellire il sepolcro il giorno del giovedi santo.

Per cercare di lenire la tosse e il mal d’orecchi ci si può rivolgere a S. Agostino, che si festeggia il 28 Agosto. Vissuto fra il 354 e il 430, era un retore africano dalla vita dissoluta. Si dice che la sua conversione si debba alle continue preghiere della madre. Battezzato a Milano da Sant’Ambrogio, ne divenne in seguito il successore. Dottore della chiesa, ha scritto numerose opere sulla dottrina cristiana.
S. Bernardino da Siena, 20 Maggio, combatte invece  la raucedine. Nato nel 1380, durante un’epidemia di peste
si dedicò alla cura dei malati. Si fece frate ed iniziò la sua missione di predicatore, girando per l’Italia e combattendo contro guerre, stregoneria, usura. Si narra  che un pover uomo avesse perso la voce, per avere esultato per la revoca del suo sfratto, dovuta all’intercessione del santo.

Il 28 Settembre, S. Venceslao è invocato per non soffrire il freddo; infatti si racconta che durante l’inverno distribuisse legna ai poveri del suo regno. Nato da ricca e nobile famiglia boema, alla morte del padre assunse il governo della regione. Fu sostenitore della diplomazia e condannò la guerra. Contro di lui venne organizzato dalla madre e dal fratello un agguato e Venceslao fu colpito, durante la S. Messa,da un colpo di spada.

Per la febbre l’elenco dei Santi da invocare è molto lungo: S. Adelardo (2 gen.); S. Domenico di Sora (22 gen.); B. Rizziero (7 feb.); S. Gottardo di Hildesheim (5 mag.); S. Servazio (13 mag.); S. Clotilde (3 giu.); S. Anna (26 lug.); S. Alberto di Trapani (7 ago.); S. Pietro di Chavanon (8 set.); S. Maudedo (18 nov.)

In generale contro le influenze e le malattie polmonari si possono invocare: S. Severino abate, 8 Gennaio,  S. Ilario di Poitiers, 13 Gennaio e il 9 marzo S. Francesca Romana, contro tutti i malanni.

L’importante è guarire e non dovere dire mai: Non so più che Santo invocare!.