Marzo                                  di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato   

Marzo è il mese che nell’antico calendario romano apriva l’anno. Il nome deriva da Marte, il dio della guerra e protettore di Roma, in quanto padre di Romolo, ma anche il dio della sacra primavera. Rappresentava la forza capace di affrontare e superare le difficoltà, come i germogli che, ormai forti, rompono la terra per affacciarsi alla vita. Era  anche il dio che proteggeva la casa, i suoi abitanti e la loro terra. Nel Medioevo il mese di Marzo era raffigurato come un giovane coperto da una pelle di lupo, accompagnato da un ariete e da una rondine, oppure intento a scalzare le viti, affiancato da un cavallo. Durante la Rivoluzione Francese il periodo che andava dal 19 Febbraio al 20 Marzo prese il nome di Ventoso mentre quello che andava dal 21 Marzo al 19 Aprile prese il nome di Germile.

Con l’equinozio di Marzo (21) inizia la primavera e le rondini sono sempre state un simbolo sacro e di buon augurio. Si crede infatti che porti sventura fare del male ad una rondine o rovinarle il nido: secondo i contadini potrebbero esserci conseguenze negative per il raccolto e il bestiame. Una superstizione dice che la casa, sotto il cui tetto la rondine fa il nido, sarà preservata dal fuoco e dal temporale.

Spesso in Marzo cade il periodo della Quaresima: 40 giorni di penitenza. Il numero 40 è infatti simbolo di purificazione e di preparazione. Il biblico diluvio durò 40 giorni; Mosè trascorse 40 giorni sul monte Sinai per ricevere le tavole dei comandamenti; gli Ebrei giunsero nella Terra Promessa dopo 40 anni; Gesù prego nel deserto per 40 giorni… Durante questo periodo le donne del popolo continuavano un’antica tradizione, che consisteva nel prendere uno spago e fare 46 nodi, che corrispondevano ai giorni intercorsi fra le Ceneri e il Sabato Santo. Alla sera, la madre o la nonna prendeva fra le mani lo spago, davanti alla famiglia riunita e tenendo uno dei nodi fra le dita recitava le preghiere, Poi baciava il nodo e lo bruciava alla fiamma di una candela. Si recitava solitamente il Rosario e per fare stare tranquilli i bambini, si mettevano sulla tavola le immagini dei Santi, che erano osservate con grande attenzione senza disturbare il momento di religiosità.

Esistevano in alcuni paesi della montagna dei passatempi tipici del periodo quaresimale:

- gioco del formaggi: i giocatori prendevano una forma di formaggio e la tiravano lungo le strade, che ancora potevano avere gli argini di neve e questo rendeva il divertimento più interessante. La forma di formaggio poteva essere sostituita da rotelle o ruzzole in legno. Il gioco era praticato già dagli antichi Etruschi. Nella tomba dell’Olimpiade di Tarquinia è raffigurato il discobolo, la cui posizione ricorda quella tipica di chi sta lanciando una forma di formaggio. In origine l’oggetto del lancio era proprio una forma di formaggio pecorino stagionato, non tanto grosso, molto duro e resistente, che i pastori lanciavano lungo i tratturi. Questo gioco era anche molto in voga nel periodo del Carnevale.

-  gioco del bosso o del verde o del fuori il verde chiamato in modo diverso a secondo delle zone.

I due che decidevano di giocare, dovevano sempre portare addosso un rametto di bosso, perché il gioco consisteva nel sorprendere l’amico avversario in situazioni in cui non potesse avere addosso il rametto. Uno chiedeva all’altro: fuori il bosso. Si continuava fino a Pasqua e vinceva chi per primo diceva”Ben toccata la Pasqua!” La scelta del ramo verde è legato agli antichi culti arborei ed è basato sul presupposto del verde come simbolo di rigenerazione ed immortalità.

La benedizione del sacerdote nelle case un tempo era molto attesa e sentita. La consuetudine delle pulizie con l’acqua santa fu un dettato della Chiesa, che con l’occasione della benedizione pasquale invitava la gente a pulire bene la casa, annerita dal fumo del camino sempre acceso nei mesi invernali.. Dice un proverbio: "L'olivo benedetto vuol trovare pulito e netto". Prima dell’arrivo del prete, iniziavano le pulizie. C'è un altro proverbio che dice: "Il pretino della cura benedice ragni e spazzatura”.  Quella delle pulizie di Pasqua è un’usanza d’origine ebraica, dai cristiani collegata al sacramento della confessione. Come questo sacramento pulisce l’anima  All’anima si deve fare il brusca e striglia almeno una volta all’anno così anche la casa deve essere sottoposta a brusca e striglia per cacciar via la sporcizia e le cose brutte. Si pulivano bene, dal soffitto al pavimento, tutte le stanze. Si lavavano le lenzuola e tutto sembrava nuovo, come rinato. La presenza del prete era come quella del Signore, quindi molto attesa, gradita ed importante. Si toglievano dalle cassepanche la biancheria più bella, le lenzuola, i copriletto e gli asciugamani ricamati. Si cambiavano anche le tendine ai vetri delle finestre. La fatica più grossa era quella di pulire e sgrassare in ginocchio, con una spazzola, il pavimento di mattoni. La spazzola era di ferro ed il pavimento alla fine diventava lucido come uno specchio. Si faceva tutto a mano, con pazienza, senza arrabbiarsi e nessuna massaia era stressata. Nelle stanze da letto si ungevano i mattoni il pavimento con un colore rosso ocra che, lucidandolo spesso, diventava più luminoso e bello da guardare.

Il 19 marzo si festeggia S. Giuseppe. La festa, che coincide con la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, un tempo era associata ad una manifestazione, legata alla campagna: la purificazione dei campi, mediante la bruciatura dei residui dei raccolti, per liberare il terreno e prepararlo per la semina. Oggi solo in  alcuni piccoli centri agricoli si prepara un grosso falò al quale viene dato fuoco, in ricordo degli auspici di un buon raccolto. In Sicilia i roghi prendevano il nome di vampe di San Giuseppe. Con questa festa si salutava l’inverno e si cominciava a sentire il profumo dell’imminente primavera. Per il 19 marzo, quasi sempre durante la Quaresima, si rompe il regime d’astinenza e si torna al piacere delle tavole imbandite. San Giuseppe è  il santo delle frittelle, perché secondo la credenza popolare di secondo mestiere faceva il friggitore. “S. Giuseppe non si fa senza frittelle”, dice un detto, riferendosi in particolare alle frittelle di riso. San Giuseppe è anche il simbolo della castità e protettore delle ragazze da marito che per sua intercessione sperano di ottenere un buon partito, ricordando che non ripudiò Maria.

E’ pure protettore dei senzatetto, per non aver trovato ristoro in nessun luogo, quando nacque Gesù, perciò è invocato da chi cerca casa e degli emigranti, per la sua fuga in Egitto. Il papa Pio XII lo elesse patrono degli operai, in particolare dei falegnami. Il 19 Marzo ricorre la festa del papà  per ricordare il ruolo ricoperto dal Santo, accanto a Maria. Papa Leone  XIII scrisse: ”In Giuseppe hanno i padri di famiglia il più sublime modello di vigilanza e provvidenza

Curiosità

Il fiore simbolo del mese e del segno zodiacale dell’Ariete è il tulipano. Nessuno vuol togliere alla rosa rossa lo scettro di regina degli innamorati, però la letteratura afferma che  il fiore simbolo delle dichiarazioni d’amore, cioè quello che significa ti amo, è il tulipano. Il sultano delle “Mille e una notte”ne lasciava cadere uno rosso ai piedi di una donna dell’harem per farle capire che era la prescelta. Un racconto popolare sostiene, al contrario, che erano le odalische a lanciarli oltre le sbarre dell’harem per mandare messaggi al fidanzato perduto.