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In questo secolo l’abbigliamento diventa un elemento
essenziale per stabilire la propria egemonia politica.
L’abito assume un ruolo rappresentativo, di pregio ed
onorificenza, oltre ad imporsi per la preziosità del
manufatto. C’è
la
tendenza ad esibire l’aspetto sontuoso nel suo massimo
splendore. Cesare Vecellio scrive “Mai epoca fu in
effetti più favorevole come il XVI secolo allo sviluppo
del lusso delle mode ed alla loro infinita varietà in
Italia, in Francia, in Germania e nel resto del mondo”.
La moda in nero delle vesti, portata dalla
Spagna di Carlo V e dal suo seguito alla corte di
Asburgo, divenne la massima espressione
dell’abbigliamento cerimoniale, usato negli avvenimenti
solenni come le celebrazioni nuziali, spesso
accompagnato da ornamenti dorati.
Nell’abbigliamento vi era la smania di supremazia tra le
protagoniste femminili, sempre in gara di eleganza, come
ad
esempio
la
Marchesa di Mantova con quella di Venezia, di Roma o Firenze. Si creò un vero
clima di spionaggio, di scambi diplomatici sui segreti
della moda.
Nicola Squicciarino scrive che in questo periodo nelle
corti circolavano bambole, le pue, riproducenti
le varie mode del vestire; erano veri e propri modelli
che servivano per copiare le ultime novità.
Nel 1500 le donne iniziarono ad acquisire una posizione
sociale importante, che si manifestò anche
nell’abbigliamento. Si può parlare di una vera e propria
rivoluzione estetica. Tra la fine del Medioevo e
l’inizio dell’età moderna, i canoni della bellezza
femminile cambiarono radicalmente: le dame manifestarono
la propria superiorità di status sociale, anche
attraverso il loro fisico. Si passò ad un ideale di
donna più formosa, con i fianchi larghi ed il seno
procace, che si distingueva nettamente dalle donne delle
classi subalterne, spesso malnutrite. Questo cambiamento
fu dovuto anche ad un miglioramento delle abitudini
alimentari dei ricchi. Le vesti, lunghe e voluminose,
misero in evidenza la vita, stretta dal busto, e
scoprirono il seno, nelle scollature, la cui ampiezza
variava a seconda dell’età della dama. Le stoffe si
arricchirono, comparvero sete e velluti molto spessi, a
volte intarsiati con oro o argento. Poiché molto
pesanti, queste stoffe erano tagliate in modo da non
interferire troppo con la libertà dei
movimenti.
I vestiti erano cuciti in modo da formare molte pieghe
longitudinali, che lo rendevano più morbido e comodo. Le
maniche, esuberanti, rappresentavano un importante
elemento decorativo; per poter essere staccate e
cambiate non venivano cucite al corpetto. Il polsino
arrivava fino alla punta delle dita, dalla parte del
dorso della mano, sotto invece si apriva a "V” per
lasciare liberi i palmi. Lo strascico dei vestiti rimase
solo nelle grandi occasioni cerimoniali, in cui era
sorretto dalle damigelle. Le leggi del tempo ci
informano su un uso maggiormente diffuso di vestiti e
gioielli, sempre più sfarzosi, e di una maggiore cura
nella toletta.
L’acconciatura femminile subisce delle variazioni.
Alcune donne come Bianca Maria Visconti portavano la
fronte scoperta, altissima e un velo corto sulla
crocchia, altre dame portavano la lenza, la
cartellina sulla fronte e a volte anche la cuffia
bordata di perle o fatta di passamaneria. C’era chi
portava una lunghissima treccia, avvolta in nastri
chiamata coazzone.
Anche la moda maschile subisce notevoli modifiche
rispetto a quella medievale. I nobili indossavano una
casacca pesante, spesso rifinita con lembi di pelliccia.
Le maniche molto ampie fino al gomito, si stringevano
verso il polso, e dalle spalle partivano due lembi di
tessuto pesante che,
gettati all’indietro, arrivavano fino alla coscia. Le
stoffe si impreziosirono moltissimo e divennero più
pesanti. Quando il clima era particolarmente rigido, gli
uomini portavano un mantello, senza maniche, appoggiato
sulle spalle ed avvolto intorno al corpo. Un nuovo capo
d’abbigliamento entra a far parte della moda: il
copricapo o berretto, da alcuni indossato spoglio, da
altri arricchito con ornamenti. Viene lanciata la moda
del saluto togliendosi il copricapo, per lo più per
attirare l’attenzione su di esso
Per studiare i cambiamenti che la moda ha subito nei
secoli, occorre servirsi dei documenti artistici
soprattutto quelli pittorici. Nel 1500 artisti come
Raffaello e Tiziano, hanno lasciato delle eccezionali
rappresentazioni di abiti femminili. Il genere pittorico
che fornisce maggior spunto allo studio della moda è
quello delle ritrattistica di artisti come Moretto,
Romanino, Giovan Battista Moroni, Paolo Veronese e il
più famoso il ritratto di Eleonora da Toledo del
Bronzino.
Il gruppo storico “Corte dei Montecuccoli”, in occasione
del quadricentenario della nascita di Raimondo
Montecuccoli (21 febbraio 1609), dopo un’attenta ricerca
iconografica, ha rinnovato gli abiti usati nelle
rievocazioni storiche. La veridicità dell’abbigliamento
è fondamentale per un’azione di ricostruzione seria e
documentata. |