Novembre    di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato -  foto di Franco Scanabissi

Novembre deve il suo nome al fatto che nel calendario romano era il nono, novem, mese dell’anno. Era consacrato a Diana (Artemide), la dea della luce lunare, della foresta, della caccia, della libertà femminile. Nell’antica Roma era considerata anche  protettrice dei servi e degli schiavi.
Nella notte magica fra il 31 Ottobre e il 1 Novembre presso i Celti, si festeggiava con danze e banchetti il Capodanno: tutti i vecchi fuochi dovevano essere spenti, mentre gli spiriti di famiglia tornavano sulla terra a visitare i loro cari e le antiche dimore. Questa festa ricordava il rinnovamento dell’anno, la fine e l’inizio di un ciclo in natura, nella vita quotidiana e nella sfera più intima e profonda della vita.
Con il Cristianesimo, il 1 novembre si celebra la festa di Ognissanti , cioè Omnes Sancti, tutti i Santi. Fu nel 835 che papa Gregorio IV fissò tale festività. Nei paesi anglosassoni invece si celebra Halloween la veglia di tutti i santi. Su grandi zucche si incidono facce buffe, che vengono poste sui davanzali delle finestre, con candele accese all’interno, come lanterne. I bambini girono di casa in casa e chiedono dolcetti e doni con la classica formula “dolcetto o scherzetto”.
Odilone di Cluny, nel X sec., fissò per il 2 novembre, la commemorazione dei defunti. In molte regioni italiane, la notte fra il 1 e il 2 del mese si lasciano dei lumicini accesi sulle finestre ed acqua e cibo per gli spiriti. Nel nostro paese, ai defunti è associato il crisantemo che significa fiore d’oro, mentre in Oriente è simbolo di vita e di gioia.
In occasione di queste ricorrenze si preparano pani e dolci rituali. Sono quasi sempre impasti ricchi di frutta secca, come il pane dei morti lombardo, preparati per essere donati ai defunti o, nell’antichità romana, alla dea Cerere. Altri cibi diffusi in questi giorni sono le fave, considerate un’offerta per i poveri durante la questua ed un mezzo per entrare in comunicazione con l’aldilà.
In Friuli nel pane dei morti si mettono chicchi d’uva fragolina. In Emilia, si preparano dei dolci chiamati  fèvi di mort, infatti nel passato si servivano delle fave bollite, da cui deriva il nome e la forma dei biscotti. Gli ingredienti principali sono: mandorle tostate, zucchero, farina, cannella in polvere, burro fuso, uova e la scorza grattugiata del limone. Amalgamandoli insieme, si ottiene un impasto con cui si preparano dei biscotti simili a grosse fave, che saranno cotti al forno e poi cosparsi di zucchero a velo.  Alcuni dolci ricordano nel nome o nella forma quella di un osso.
Ossa da mordere”: biscotti di consistenza dura, con mandorle ed albume d'uovo, tipici del Piemonte e Lombardia. “Ossa di morto”: biscotti dalla forma oblunga (Veneto), talvolta ricoperti da cioccolato (Sicilia).
L’11 del mese si festeggia S. Martino, nato in Pannonia nel 316 o317, entrato in seguito nell’esercito romano, sentì attrazione per il Cristianesimo e ricevette il battesimo. Congedato dall’esercito, fondò il più antico monastero europeo a Ligugè. Molte sono le leggende nate intorno alla sua figura, ma la più popolare è quella della cappa e risale al periodo militare, quando Martino incontrò un povero seminudo, afferrò la sua spada e tagliò in due il mantello, offrendone la metà allo sventurato uomo. La notte seguente, il Cristo, rivestito della metà della sua cappa, gli apparve in sogno mentre diceva agli angeli:”Martino mi ha coperto con questo mantello”. In questo periodo dell’anno la stagione migliora e per tre giorni si ha l’estate di S,Martino.
A Novembre, in campagna di solito si uccideva il maiale. Al mattino l’animale non mangiava; si faceva bollire un pentolone d’acqua e ad una trave esterna della casa si appendevano delle corde, collegate ad una carrucola, per sollevare l’animale a testa in giù. Gli uomini, insieme al norcino, prendevano la bestia, la legavano e il norcino gli conficcava nella gola un lungo coltello. Si raccoglieva il sangue, poi il maiale era pulito con acqua bollente e si toglievano i peli. Tagliato a metà, liberato dalle parti interne, era posto su un tavolo, dove si faceva macelleria cioè si preparava la carne, i prosciutti, salami, coppe, pancette, salsicce, zamponi, lardo, strutto…perché come recita un detto del maiale non si butta niente.
In campagna il colore dominante è quello cupo e scuro degli alberi privati in gran parte delle foglie, che giacciono a terra. La nebbia fa la sua comparsa e qualche alta cima è già imbiancata. C’è ancora qualche giornata piacevolmente tiepida per godersi le passeggiate, per assaporare i profumi del sottobosco prima che l’inverno copra tutto con un mantello di gelo.
Nelle rappresentazioni medioevali, Novembre veniva raffigurato come una giovane fanciulla che raccoglieva la legna con un sacco in spalla. Durante la Rivoluzione Francese il periodo che andava dal 22 Ottobre al 20 Novembre prese il nome di Brumaio, a causa delle fitte nebbie, mentre quello che andava dal 21 Novembre al 20 Dicembre prese il nome di Frimaio.
Zodiaco: Il giorno 22 il Sole esce dal segno dello Scorpione per entrare in quello del Sagittario 
I santi più popolari del mese: S. Martino di Tours, S. Cecilia, S. Clemente, S. Caterina d'Alessandria, S. Andrea.
Curiosità: il fiore simbolo del mese e del segno zodiacale del Sagittario è il gelsomino. Una leggenda narra che i gelsomini erano di esclusiva proprietà della Famiglia dei Medici e venivano coltivati soltanto nei loro giardini. Un giovane giardiniere rubò una pianta e la regalò alla sua fidanzata, che la mise in terra e la accudì con tanto amore che crebbe e fece fiori meravigliosi. I due fidanzati si sposarono e vissero felicemente, diffusero la coltivazione del fiore e l’usanza di regalarlo alle giovani spose come segno di buon augurio.Il gelsomino bianco simboleggia l’amabilità; il giallo la felicità.