Pronostici e previsioni popolari                       di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato  

Col termine pronostico, dal greco conoscere prima, si intende una previsione del futuro.
Gli antichi, e in particolare i filosofi, erano attenti ai fenomeni celesti: volevano scoprire le leggi che regolavano i movimenti degli astri e cercavano di capire come era strutturato l’universo. Inoltre i contadini, i pastori e specialmente i naviganti erano molto interessati a conoscere le previsioni meteorologiche con un certo anticipo. Tentavano di leggere nei fenomeni celesti i cambiamenti del tempo, guardando gli astri e specialmente la Luna. Non avevano nessuno strumento scientifico, ma secoli di osservazioni avevano prodotto una serie di leggi, che in seguito i moderni mezzi hanno svuotato di significato. Per i contadini greci e romani, il sole determinava le stagioni e la luna si riteneva avesse un ascendente rilevante sul terreno e sulla crescita delle colture; tutti e due regolavano la misurazione del tempo e il calendario dei lavori agricoli. Per poter programmare le giornate di lavoro, al contadino era indispensabile anche sapere trarre dalla natura suggerimenti di tipo meteorologico e la luna offriva preziose indicazioni. Fino a qualche decennio fa, anche nelle nostre zone erano assai diffuse le previsioni popolari, tramandate gelosamente di padre in figlio. Oggi queste forme di pronostico sono state sfatate dalle moderne previsioni meteorologiche, che si affidano ai rilevamenti satellitari. Sui quotidiani, alla radio, alla televisione, le rubriche sulle previsioni del tempo sono tra le più seguite dal pubblico, ma anche le più sofisticate previsioni possono sbagliare… e allora forse non sarebbe male rispolverare le tradizioni dei nostri nonni e bisnonni.
- In alcune zone della montagna, la notte di Natale, le nonne preparavano 12 foglie di cipolla e in ciascuna mettevano un po’di sale, poi ad ogni foglia davano il nome di un mese. La sera, le ponevano sulla finestra e il mattino successivo le osservavano. Se in alcune il sale si era sciolto, significava che in quei mesi sarebbe piovuto o nevicato. Se in alcune c’erano piccole tracce di umidità, voleva dire che in quei mesi il tempo sarebbe stato bello con qualche giorno di pioggia. Infine in quelle dove il sale era rimasto intatto, i mesi corrispondenti sarebbero stati asciutti e caldi.
- Un tempo era diffusa nelle campagne la tradizione di fare un pronostico sui prezzi dei prodotti agricoli chiamato anche prova dell’abbondanza. La vigilia dell’Epifania si ponevano 12 chicchi di granoturco sopra una pietra molto calda del focolare. Lo scoppio e il salto dei chicchi indicava, mese per mese, la quota che sarebbe stata raggiunta dai prezzi. La mancanza del salto voleva dire che ci si doveva accontentare dei prezzi bassi.
- Il 1° giorno dell’anno si faceva il pronostico delle Calende, che storicamente risaliva ad un antico rituale pagano, durante il quale i Romani si scambiavano doni e strenne. I pronostici consistono nel cominciare a contare dal primo dell’anno, rappresentando Gennaio col giorno 1, Febbraio col 2, Marzo col 3 e così fino a Dicembre, col giorno 12. Poi si faceva il conto al contrario, rovesciando il sistema, per cui il giorno 13 era di nuovo Dicembre, il 14 era Novembre, il 15, Ottobre e così fino al 24 che era Gennaio. In base ai due giorni che rappresentavano i mesi (1 e 24- 2 e 23-…) si pronosticava l’andamento dell’anno. Se erano entrambi piovosi, il mese corrispondente sarebbe stato brutto, se erano invece sereni, sarebbe stato bello. Se un giorno era piovoso e l’altro sereno, significava variabilità nel tempo.
- I dodici giorni che dividono il Natale dall'Epifania simboleggiano i dodici mesi dell’anno e dalla loro osservazione è possibile pre-vedere l’anno nuovo, ovvero trarre pronostici sull’andamento dei mesi. “Da Santo Stefano all'Epifania (12 giorni per 12 mesi) si vede l'anno come sia”
- Il 25 gennaio, S. Paolo era un giorno importante per i pronostici, definito giornata climaterica. La Chiesa ricorda la conversione di S. Paolo, ma il popolo lo chiama S. Paolo dei segni, perché da questa giornata si capisce come sarà la stagione. Se il tempo era bello, poteva annullare le previsioni cattive dei conteggi delle Calende. Infatti si diceva: “Se il giorno di S. Paolo non è scuro, delle Calende non me ne curo”.
- La festa della Candelora o Ceriola , che cade il 2 febbraio, per il popolo era una giornata molto importante per prevedere l’andamento delle stagioni. Il termine Candelora deriva dal latino festum candelarum ossia festa delle candele, infatti in quel giorno le candele erano benedette e poi portate in processione ed accese per preservare le case e le persone da folgori e tempeste. Il 2 febbraio il calendario religioso ricorda la presentazione di Gesù al tempio ed ancora oggi si effettua la cerimonia dell’accensione delle candele per ottenere una grazia e per avere protezione,
molti sono i proverbi e i detti.
“ Quando vien la Candelora dell’inverno siamo fuori, ma se piove o tira il vento, dell’inverno siamo dentro”
“Se alla Candelora sole c’è, sette volte neve vien”
“Quando il sole splende per la Candelora, la primavera sarà molto lunga”
“Candelora, se tempesta o se gragnola de l’inverno siamo fora; ma se invece tira vento, de l’inverno siamo dentro”
“Per la santa Candelora, fuoco, brace e fuoco ancora”
“Se per la Candelora è tempo bello, più vino che vinello”

- Per la festa dell’Annunciazione che ricorre il 25 marzo, se nella notte viene una gelata, sarà segno che nell’autunno il raccolto delle castagne sarà buono. Se invece la notte è calda, allora vi sarà pericolo di geli precoci in autunno a danno della maturazione delle castagne.
- I quattro aprilanti. Secondo un’antica tradizione se piove nei primi quattro giorni di aprile continuerà a piovere per quaranta giorni. Infatti un antico detto definisce aprilante il primo giorno di aprile quando è piovoso, cioè quando è aprilante, in quanto si comporta secondo le caratteristiche tipiche di questo mese. I quattro aprilanti annunciavano un’annata buona proprio se erano piovosi.
- Sempre riguardo alla tradizione meteorologica popolare è uso comune credere che se la Domenica delle Palme è un giorno di pioggia, il giorno di Pasqua sarà un giorno di sole e viceversa
- L’8 di aprile era una data molto importante per i contadini e le previsioni sull’inizio della primavera, infatti l’arrivo del cuculo, detto anche cucco o cucù coincideva con la bella stagione. Nel mito delle nozze sacre di Zeus e di Era, il dio appariva sulla cima della montagna sotto forma di un cuculo, messaggero delle piogge primaverili. Un ritardo del canto faceva dire:
“Se il cuculo non canta l’otto è fritto o è cotto”
- In Giugno ricordiamo S. Margherita (10) e S. Barnaba (11) nei cui giorni si credeva che il grano cessasse il suo sviluppo e presto sarebbe giunto il tempo della mietitura. San Pietro e San Paolo (29) giorno propizio per la mietitura. I contadini, affinché le cose andassero bene anche per gli anni futuri, dovevano mangiare sette volte al giorno sia per far fronte al grande dispendio di energie, sia per appellarsi ai magici poteri del numero sette.
- Il magico 7 settembre. Un’antica previsione vuole che alla prima luna di settembre si inchinino sette lune, vale a dire che le condizioni meteorologiche che caratterizzano questa lunazione domineranno anche le sette successive e, quindi, per sette mesi. Va notato l’insistere sul sette, numero magico per eccellenza. Settembre, come dice chiaramente il nome, era anticamente il settimo mese dell'anno.
- Il 29 settembre, giorno dedicato a S. Michele, a seconda di come era il tempo si traevano previsioni. Era notissimo il proverbio “Se San Michele si bagna le ali, pioverà fino a Natale”.
Un detto popolare diceva:
“Pianta gli alberi per S. Michele,
e comanda loro di crescere;
pianta gli alberi per la Candelora
e dovrai pregarli perché crescano”

- Se il giorno di Natale il tempo era soleggiato ed il clima mite, la Pasqua sarebbe stata fredda e piovosa.
- Il sereno nella notte di Natale annunciava un buon raccolto di grano ed una buona resa dei bachi da seta.
- Se Natale invece cadeva in un periodo di luna nuova, e quindi era senza luna, si prospettava mortalità nelle greggi.
“A Natale i moscerin, a Pasqua i ghiaccioli “, se a Natale ci sarà tempo mite, ci si dovrà aspettare freddo intenso a Pasqua.