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Col termine pronostico, dal greco
conoscere prima, si intende una previsione del
futuro.
Gli antichi, e in particolare i filosofi, erano attenti
ai fenomeni celesti: volevano scoprire le leggi che
regolavano i movimenti degli astri e cercavano di capire
come era strutturato l’universo. Inoltre i contadini, i
pastori e specialmente i naviganti erano molto
interessati a conoscere le previsioni meteorologiche con
un certo anticipo. Tentavano di leggere nei fenomeni
celesti i cambiamenti del tempo, guardando gli astri e
specialmente la Luna. Non avevano nessuno strumento
scientifico, ma secoli di osservazioni avevano prodotto
una serie di leggi, che in seguito i moderni mezzi hanno
svuotato di significato. Per i contadini greci e romani,
il sole determinava le stagioni e la luna si riteneva
avesse un ascendente rilevante sul terreno e sulla
crescita delle colture; tutti e due regolavano la
misurazione del tempo e il calendario dei lavori
agricoli. Per poter programmare le giornate di lavoro,
al contadino era indispensabile anche sapere trarre
dalla natura suggerimenti di tipo meteorologico e la
luna offriva preziose indicazioni. Fino a qualche
decennio fa, anche nelle nostre zone erano assai diffuse
le previsioni popolari, tramandate gelosamente di padre
in figlio. Oggi queste forme di pronostico sono state
sfatate dalle moderne previsioni meteorologiche, che si
affidano ai rilevamenti satellitari. Sui quotidiani,
alla radio, alla televisione, le rubriche sulle
previsioni del tempo sono tra le più seguite dal
pubblico, ma anche le più sofisticate previsioni possono
sbagliare… e allora forse non sarebbe male rispolverare
le tradizioni dei nostri nonni e bisnonni.
- In alcune zone della montagna, la notte di Natale, le
nonne preparavano 12 foglie di cipolla e in
ciascuna
mettevano un po’di sale, poi ad ogni foglia davano il
nome di un mese. La sera, le ponevano sulla finestra e
il mattino successivo le osservavano. Se in alcune il
sale si era sciolto, significava che in quei mesi
sarebbe piovuto o nevicato. Se in alcune c’erano piccole
tracce di umidità, voleva dire che in quei mesi il tempo
sarebbe stato bello con qualche giorno di pioggia.
Infine in quelle dove il sale era rimasto intatto, i
mesi corrispondenti sarebbero stati asciutti e caldi.
- Un tempo era diffusa nelle campagne la tradizione di
fare un pronostico sui prezzi dei prodotti agricoli
chiamato anche prova dell’abbondanza. La vigilia
dell’Epifania si ponevano 12 chicchi di granoturco sopra
una pietra molto calda del focolare. Lo scoppio e il
salto dei chicchi indicava, mese per mese, la quota che
sarebbe stata raggiunta dai prezzi. La mancanza del
salto voleva dire che ci si doveva accontentare dei
prezzi bassi.
- Il 1° giorno dell’anno si faceva il pronostico delle
Calende, che storicamente risaliva ad un antico
rituale pagano, durante il quale i Romani si scambiavano
doni e strenne. I pronostici consistono nel cominciare a
contare dal primo dell’anno, rappresentando Gennaio col
giorno 1, Febbraio col 2, Marzo col 3 e così fino a
Dicembre, col giorno 12. Poi si faceva il conto al
contrario, rovesciando il sistema, per cui il giorno 13
era di nuovo Dicembre, il 14 era Novembre, il 15,
Ottobre e così fino al 24 che era Gennaio. In base ai
due giorni che rappresentavano i mesi (1 e 24- 2 e 23-…)
si pronosticava l’andamento dell’anno. Se erano entrambi
piovosi, il mese corrispondente sarebbe stato brutto, se
erano invece sereni, sarebbe stato bello. Se un giorno
era piovoso e l’altro sereno, significava variabilità
nel tempo.
- I dodici giorni che dividono il Natale
dall'Epifania simboleggiano i dodici mesi dell’anno
e dalla loro osservazione è possibile pre-vedere l’anno
nuovo, ovvero trarre pronostici sull’andamento dei mesi.
“Da Santo Stefano all'Epifania (12 giorni per 12 mesi)
si vede l'anno come sia”
- Il 25 gennaio, S. Paolo era un giorno
importante per i pronostici, definito giornata
climaterica. La Chiesa ricorda la conversione di S.
Paolo, ma il popolo lo chiama S. Paolo dei segni, perché
da questa giornata si capisce come sarà la stagione. Se
il tempo era bello, poteva annullare le previsioni
cattive dei conteggi delle Calende. Infatti si diceva:
“Se il giorno di S. Paolo non è scuro, delle Calende
non me ne curo”.
-
La festa della Candelora o Ceriola , che cade il
2 febbraio, per il popolo era una giornata molto
importante per prevedere l’andamento delle stagioni. Il
termine Candelora deriva dal latino festum candelarum
ossia festa delle candele, infatti in quel giorno le
candele erano benedette e poi portate in processione ed
accese per preservare le case e le persone da folgori e
tempeste. Il 2 febbraio il calendario religioso ricorda
la presentazione di Gesù al tempio ed ancora oggi si
effettua la cerimonia dell’accensione delle candele per
ottenere una grazia e per avere protezione,
molti sono i proverbi e i detti.
“ Quando vien la Candelora dell’inverno siamo fuori,
ma se piove o tira il vento, dell’inverno siamo dentro”
“Se alla Candelora sole c’è, sette volte neve vien”
“Quando il sole splende per la Candelora, la primavera
sarà molto lunga”
“Candelora, se tempesta o se gragnola de l’inverno siamo
fora; ma se invece tira vento, de l’inverno siamo
dentro”
“Per la santa Candelora, fuoco, brace e fuoco ancora”
“Se per la Candelora è tempo bello, più vino che
vinello”
- Per la festa dell’Annunciazione che ricorre il
25 marzo, se nella notte viene una gelata, sarà segno
che nell’autunno il raccolto delle castagne sarà buono.
Se invece la notte è calda, allora vi sarà pericolo di
geli precoci in autunno a danno della maturazione delle
castagne.
- I quattro aprilanti. Secondo un’antica
tradizione se piove nei primi quattro giorni di aprile
continuerà a piovere per quaranta giorni. Infatti un
antico detto definisce aprilante il primo giorno di
aprile quando è piovoso, cioè quando è aprilante, in
quanto si comporta secondo le caratteristiche tipiche di
questo mese. I quattro aprilanti annunciavano un’annata
buona proprio se erano piovosi.
- Sempre riguardo alla tradizione meteorologica popolare
è uso comune credere che se la Domenica delle Palme
è un giorno di pioggia, il giorno di Pasqua sarà un
giorno di sole e viceversa
- L’8 di aprile era una data molto importante per
i contadini e le previsioni sull’inizio della primavera,
infatti l’arrivo del cuculo, detto anche cucco o cucù
coincideva con la bella stagione. Nel mito delle nozze
sacre di Zeus e di Era, il dio appariva sulla cima della
montagna sotto forma di un cuculo, messaggero delle
piogge primaverili. Un ritardo del canto faceva dire:
“Se il cuculo non canta l’otto è fritto o è cotto”
- In Giugno ricordiamo S. Margherita (10) e S.
Barnaba (11) nei cui giorni si credeva che il grano
cessasse il suo sviluppo e presto sarebbe giunto il
tempo della mietitura. San Pietro e San Paolo
(29) giorno propizio per la mietitura. I contadini,
affinché le cose andassero bene anche per gli anni
futuri, dovevano mangiare sette volte al giorno sia per
far fronte al grande dispendio di energie, sia per
appellarsi ai magici poteri del numero sette.
- Il magico 7 settembre. Un’antica previsione
vuole che alla prima luna di settembre si inchinino
sette lune, vale a dire che le condizioni meteorologiche
che caratterizzano questa lunazione domineranno anche le
sette successive e, quindi, per sette mesi. Va notato
l’insistere sul sette, numero magico per eccellenza.
Settembre, come dice chiaramente il nome, era
anticamente il settimo mese dell'anno.
- Il 29 settembre, giorno dedicato a S. Michele,
a seconda di come era il tempo si traevano previsioni.
Era notissimo il proverbio “Se San Michele si bagna le
ali, pioverà fino a Natale”.
Un detto popolare diceva:
“Pianta gli alberi per S. Michele,
e comanda loro di crescere;
pianta gli alberi per la Candelora
e dovrai pregarli perché crescano”
- Se il giorno di Natale il tempo era soleggiato
ed il clima mite, la Pasqua sarebbe stata fredda e
piovosa.
- Il sereno nella notte di Natale annunciava un buon
raccolto di grano ed una buona resa dei bachi da seta.
- Se Natale invece cadeva in un periodo di luna nuova, e
quindi era senza luna, si prospettava mortalità nelle
greggi.
“A Natale i moscerin, a Pasqua i ghiaccioli “, se
a Natale ci sarà tempo mite, ci si dovrà aspettare
freddo intenso a Pasqua. |