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La rosa è tra i fiori coltivati la
più antica: si dice sia stato Sargon I a promuoverne la
coltivazione nel 2300 a.C. Tutti i popoli hanno subito
il suo fascino. Fu conosciuta e coltivata dagli Egizi,
dai Babilonesi e dagli Ebrei. I Greci l’avevano
consacrata a Venere, spesso raffigurata con una corona
di rose. Secondo la mitologia il fiore della dea era
bianco, ma divenne di colore rosso per intervento
divino.
Venere si era follemente innamorata di Adone. Marte,
ingelosito, si trasformò in cinghiale e uccise il
giovane, il cui sangue, per volere di Venere, colorò le
pallide rose, mentre il corpo si trasformava
nell’anemone. Nelle feste dedicate a Dioniso, gli
antichi Greci erano soliti coronarsi di rose, poiché si
diceva che avessero la virtù di calmare i bollori da
eccesso di vino. Per questo la rosa prese anche il
significato di riservatezza. Cleopatra portava sempre al
collo un cuscinetto ripieno di petali di rosa, che erano
sparsi anche su mobili e letti. La regina invitava
Cesare prima e Antonio poi a fare il bagno in uno strato
di petali di rosa alto mezzo metro.
Nell’antica Roma, testimoniate fin dal I secolo d. C.,
si tenevano le Rosalia o festa delle rose, che
rientravano nel culto dei morti. Ricorrevano tra l’11
maggio e il 15 luglio: la rosa era simbolo di
rigenerazione e veniva portata sulle tombe degli avi
come offerta ai defunti. Alla rosa venivano attribuiti
anche significati magici. Apuleio, nella favola
dell’Asino d’oro, racconta come Lucio, stanco di essere
condannato a restare nel corpo dell’animale, invochi
Iside per ritornare uomo e questa gli consigli di
mangiare una corona di rose. Sempre a Roma era diffusa
l’espressione “rosa mea” per esprimere un profondo
affetto e il primo giorno dell’anno i patrizi usavano
regalarne un mazzo alla donna amata.

Gli antichi Romani erano amanti di rose, ma farle
arrivare dall’Egitto, dove esistevano enormi
coltivazioni, costava una vera fortuna, perciò furono
creati vivai nell’Italia del sud, come racconta Seneca.
Sempre a lui dobbiamo la notizia che Nerone amasse tanto
le rose, che per una delle sue feste ne ordinò un
quantitativo tale il cui prezzo, ai nostri giorni, si
sarebbe aggirato attorno ai 50 mila euro.
Nella festa di Pentecoste dei primi cristiani, questo
splendido fiore rappresentava lo Spirito Santo ed i
petali venivano fatti cadere sui fedeli dal lucernaio
della cupola dell’antico Pantheon, diventato Santa Maria
dei Martiri, a simboleggiare le lingue di fuoco della
sapienza. Petali di rose bianchi erano lanciati, il 5
agosto, sui fedeli radunati in Santa Maria Maggiore a
Roma, per ricordare la nevicata miracolosa che indicò il
luogo dove, per volere della Madonna, detta “della neve”
si sarebbe dovuta costruire la chiesa.
Con l’avvento del cristianesimo questo fiore è coltivato
perché le sue spine ricordano la passione di Cristo; in
seguito passa al culto della Madonna, il cui cuore è
raffigurato trafitto da spine di rosa. L’imperatore
Carlo Magno ordinò con un editto che i roseti fossero
piantati in tutti i giardini del regno. Gli Inglesi, nel
Medioevo, la considerarono il simbolo della guerra fra
le due famiglie, Lancaster e York, che avevano come
emblema una rosa rossa e una bianca. Tra la fine del
1700 e l’inizio del 1800 una grande appassionata di rose
era Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone,
che per adornare i suoi giardini faceva arrivare
dall’Inghilterra piante particolari.
Nella terminologia della chiesa la parola Rosario
significa “Corona di Rose”. La Madonna ha rivelato,
nelle sue apparizioni,che ogni volta che si recita una
Ave Maria è come se si donasse a Lei una bella rosa.
Come la rosa è la regina dei fiori, così il Rosario è la
rosa di tutte le devozioni. Maria è detta “Rosa Mundi”. |