Rosa di maggio   di Franca Ascari Scanabissi e Liliana Benatti Spennato

“Fresca è la rosa al mattino: e a sera
ella ha perduto la sua bellezza altera”
(Poliziano)

La rosa è tra i fiori coltivati la più antica: si dice sia stato Sargon I a promuoverne la coltivazione nel 2300 a.C. Tutti i popoli hanno subito il suo fascino. Fu conosciuta e coltivata dagli Egizi, dai Babilonesi e dagli Ebrei. I Greci l’avevano consacrata a Venere, spesso raffigurata con una corona di rose. Secondo la mitologia il fiore della dea era bianco, ma divenne di colore rosso per intervento divino.
Venere si era follemente innamorata di Adone. Marte, ingelosito, si trasformò in cinghiale e uccise il giovane, il cui sangue, per volere di Venere, colorò le pallide rose, mentre il corpo si trasformava nell’anemone. Nelle feste dedicate a Dioniso, gli antichi Greci erano soliti coronarsi di rose, poiché si diceva che avessero la virtù di calmare i bollori da eccesso di vino. Per questo la rosa prese anche il significato di riservatezza. Cleopatra portava sempre al collo un cuscinetto ripieno di petali di rosa, che erano sparsi anche su mobili e letti. La regina invitava Cesare prima e Antonio poi a fare il bagno in uno strato di petali di rosa alto mezzo metro.
Nell’antica Roma, testimoniate fin dal I secolo d. C., si tenevano le Rosalia o festa delle rose, che rientravano nel culto dei morti. Ricorrevano tra l’11 maggio e il 15 luglio: la rosa era simbolo di rigenerazione e veniva portata sulle tombe degli avi come offerta ai defunti. Alla rosa venivano attribuiti anche significati magici. Apuleio, nella favola dell’Asino d’oro, racconta come Lucio, stanco di essere condannato a restare nel corpo dell’animale, invochi Iside per ritornare uomo e questa gli consigli di mangiare una corona di rose. Sempre a Roma era diffusa l’espressione “rosa mea” per esprimere un profondo affetto e il primo giorno dell’anno i patrizi usavano regalarne un mazzo alla donna amata.
Gli antichi Romani erano amanti di rose, ma farle arrivare dall’Egitto, dove esistevano enormi coltivazioni, costava una vera fortuna, perciò furono creati vivai nell’Italia del sud, come racconta Seneca. Sempre a lui dobbiamo la notizia che Nerone amasse tanto le rose, che per una delle sue feste ne ordinò un quantitativo tale il cui prezzo, ai nostri giorni, si sarebbe aggirato attorno ai 50 mila euro.
Nella festa di Pentecoste dei primi cristiani, questo splendido fiore rappresentava lo Spirito Santo ed i petali venivano fatti cadere sui fedeli dal lucernaio della cupola dell’antico Pantheon, diventato Santa Maria dei Martiri, a simboleggiare le lingue di fuoco della sapienza. Petali di rose bianchi erano lanciati, il 5 agosto, sui fedeli radunati in Santa Maria Maggiore a Roma, per ricordare la nevicata miracolosa che indicò il luogo dove, per volere della Madonna, detta “della neve” si sarebbe dovuta costruire la chiesa.
Con l’avvento del cristianesimo questo fiore è coltivato perché le sue spine ricordano la passione di Cristo; in seguito passa al culto della Madonna, il cui cuore è raffigurato trafitto da spine di rosa. L’imperatore Carlo Magno ordinò con un editto che i roseti fossero piantati in tutti i giardini del regno. Gli Inglesi, nel Medioevo, la considerarono il simbolo della guerra fra le due famiglie, Lancaster e York, che avevano come emblema una rosa rossa e una bianca. Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 una grande appassionata di rose era Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone, che per adornare i suoi giardini faceva arrivare dall’Inghilterra piante particolari.
Nella terminologia della chiesa la parola Rosario significa “Corona di Rose”. La Madonna ha rivelato, nelle sue apparizioni,che ogni volta che si recita una Ave Maria è come se si donasse a Lei una bella rosa. Come la rosa è la regina dei fiori, così il Rosario è la rosa di tutte le devozioni. Maria è detta “Rosa Mundi”.

 di Franca Ascari Scanabissi e Liliana Benatti Spennato