17 gennaio: S. Antonio abate                di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato 

Ogni anno a Modena e in provincia si rinnova il culto per S. Antonio abate, festeggiato il 17 Gennaio. È tradizione che alla fiera di S. Antonio le donne comprino un piccolo regalo per il fidanzato o marito, dono che viene ricambiato dagli uomini per la festa di San Geminiano, il 31 dello stesso mese.
Antonio nacque a Coma in Egitto verso il 251, da una famiglia di agricoltori cristiani. Rimasto orfano molto giovane, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, capì di dover seguire il principio evangelico “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri" (Mt 19,21). Dopo avere distribuito i suoi beni ai bisognosi e affidata la sorella ad una comunità femminile, si ritirò a vita solitaria nei deserti attorno alla città, vivendo in preghiera, povertà e castità. Nei primi anni fu tormentato da tentazioni e dubbi sulla validità di questa scelta. Consultando altri eremiti, fu esortato a staccarsi ancora di più dal mondo. Allora, coperto da un panno, si chiuse in una tomba scavata nella roccia nei pressi del villaggio di Coma. Secondo una leggenda locale qui fu aggredito dal diavolo; venne poi raccolto da persone che si recavano alla tomba per portagli del cibo e trasportato nella chiesa del villaggio. Negli anni successivi si spostò verso il Mar Rosso, sul monte Pispir, dove rimase per 20 anni, nutrendosi solo con il pane che gli veniva calato due volte all’anno e l’acqua di una fonte. Con il tempo molte persone vollero stare vicino a lui e lo liberarono. Antonio allora si dedicò ad alleviare le pene dei sofferenti operando, secondo tradizione, guarigioni e liberazioni dal demonio.
Fu considerato capace di guarire malattie terribili come l’herpes zoster, oggi conosciuto come fuoco di sant'Antonio, causato dal virus varicella-zoster, che si riattiva nell'organismo particolarmente indebolito. E’un male doloroso e fastidioso.
S. Antonio è considerato anche il protettore degli animali e delle stalle, perciò molto venerato nel mondo agricolo. Nella cultura popolare era raffigurato con accanto un porcellino; i contadini, per distinguerlo da S. Antonio da Padova, lo chiamavano Sant'Antoni del purscell. Spesso era rappresentato con lingue di fuoco ai piedi e aveva in mano un bastone alla cui estremità era appeso un campanellino; sul suo abito spiccava il tau, croce egiziana a forma di T, simbolo della vita e della vittoria contro le epidemie.
Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle. La tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso era usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Secondo una leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali acquistavano la facoltà di parlare; i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udirli conversare tra loro era segno di cattivo auspicio. In Romagna, era tradizione dare agli animali ammalati un pezzetto di pane benedetto il giorno di sant'Antonio, affinché guarissero, oppure tre fave nere, ideali anche per facilitare lo sgravio delle vacche. In qualche luogo si celebra ancora la lotteria del porco grasso (la lutarì de pörc grass), come in Romagna, o si fanno scorpacciate di gnocco fritto, come è usanza a Guastalla: “Sant'Antòni chìssulèr che al darsèt al vén ad snèr” (Sant'Antonio gnoccolaio che viene il 17 di gennaio).
E’ anche protettore dei fornai, nelle cui botteghe, in passato, non mancava mai un quadretto raffigurante il Santo. Un tempo, i ragazzi, nella settimana che precedeva la ricorrenza, bussavano alle porte delle case chiedendo farina per confezionare quelli che erano definiti i panini di S.Antonio. Cotti al forno e benedetti in Chiesa, venivano regalati ai presenti e portati alle case degli ammalati. È fra i protettori dei becchini perché si dice abbia sepolto l’abate Paolo, dei panerai perché per non stare in ozio intrecciava cestini, degli agricoltori perché si tramanda che negli ultimi anni coltivasse un orticello, degli eremiti visto che fu il fondatore del monachesimo.
Inoltre, dato che la sua festa cade a gennaio, un tempo il mese dei matrimoni, era invocato dalle ragazze da marito che cantavano questa filastrocca

"Sant'Antonio glorioso,
dammi la grazia di farmi il moroso,
dammi la grazia di farlo bello,
Sant'Antonio del campanello”.

Chiediamo a nonna Olga, custode preziosa di usi e costumi contadini del passato, come si celebrava la festa di S. Antonio:
- Un tempo si preparavano gli animali della stalla adornandoli con fiocchi rossi, perché fossero ancora più belli per la benedizione. Quando arrivava il prete, si offrivano doni in natura in cambio di un’immagine del Santo, che si appendeva ai muri della stalla. Ricordo anche che si recitava questa preghiera, quando il tempo era brutto e faceva molto freddo:

“ Sant’Antonio del campanellino
non ho pane, non ho vino,
non ho legna nel granaio
Sant’Antonio come devo fare?”

Andava alla fiera di Modena?
- Quando c’era la possibilità, era una grande festa per tutta la famiglia, che partiva sul carretto tirato da un cavallo. Il viaggio era lungo, ma una volta arrivati in piazza Grande potevamo godere di uno spettacolo unico. C’erano le bancarelle che vendevano dolci e ottime frittelle di riso…-