|
Fra il 21 e il 22 Giugno, solstizio
d’estate, il sole cambia direzione e questo avvenimento fin dai tempi antichi
era considerato un momento particolare e magico. Era associato alla notte di S.
Giovanni, tra il 23 e il 24 Giugno, quando il mondo naturale e soprannaturale si
compenetrano ed accadono cose strane, com’è anche ricordato da
Shakespeare nel “Sogno di una notte di mezza estate”.
S. Giovanni Battista era figlio di
Zaccaria e di Elisabetta. Il Vangelo di Luca racconta che l’angelo Gabriele
apparve a Zaccaria annunciandogli la nascita di un figlio che "sarà ripieno
di Spirito Santo fin dal seno di sua madre" (I, 16). Poiché non credeva alle
parole dell’angelo, questi gli disse che sarebbe rimasto muto sino al giorno
della nascita di Giovanni. E così fu. Quando nacque, Zaccaria, non potendo
parlare, scrisse sopra una tavoletta: "Giovanni è il suo nome" e da
quell’istante riacquistò la parola. Il Battista nacque esattamente sei mesi
prima di Gesù. Questi venne al mondo durante il Solstizio d’inverno, Giovanni
nel Solstizio d’estate. Entrambi vissero sino a 33 anni e morirono per mano
degli uomini. Giovanni era chiamato il precursore in quanto preparava la
via al Cristo e battista perché battezzava nelle acque del Giordano:"Io
per me vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene
dietro a me è più potente di me, e io non son degno di portargli i sandali; egli
vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco" (Matteo, III, 11). Giovanni
Battista non è il simbolo del sole materiale, ma è la rappresentazione simbolica
del principio universale, il Fuoco.
In occasione della sua festa, secondo
un’antica credenza, il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti
e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione popolare. I
contadini, sui dossi o sulle colline, accendevano grandi falò in onore del sole.
Con le fiamme venivano incendiate delle ruote di fascine, che erano fatte cadere
lungo i pendii, accompagnate da grida e canti. I fuochi avevano anche una
funzione purificatrice: per questo si gettavano cose vecchie o marce, perchè il
fumo tenesse lontani spiriti maligni e streghe. Si faceva passare il bestiame
tra il fumo, per togliere le malattie e proteggerlo dal malocchio.
Chi saltava il fuoco era sicuro di non dover soffrire
mal di reni per tutto l’anno. Gettando erbe particolari, come la verbena, nel
fuoco si allontanava la malasorte. La mattina del 24 Giugno le persone giravano
tre volte intorno alla cenere e se la passavano sui capelli o sul corpo, per
scacciare i mali.
Nel corso del tempo c’è stato un
mescolarsi di tradizioni pagane e cristiane, che hanno dato origine a credenze e
riti in uso ancora oggi e diffusi soprattutto nelle aree rurali.
La rugiada che cade in
questa notte ha virtù straordinari. Scende sulle cose, sugli uomini, sulle
piante e sulle erbe, sugli animali... Insieme all’acqua, ha il potere di curare,
di purificare e di fecondare. Si crede che la prima acqua attinta la mattina del
24 mantenga la vista buona. Un proverbio popolare recita: “La guaz ad San
Zvan la guaress ogni malan” (La rugiada di San Giovanni guarisce ogni
malanno). In campagna, ci si avvicinava all’erba, si bagnavano gli occhi con la
rugiada, facendo il segno della croce e recitando una preghiera. In molte case
rurali si aprivano i cassetti di credenze, comò, armadi e bauli e si
spalancavano le finestre perché la guazza, di primo mattino, purificasse tutto.
Le erbe bagnate hanno virtù curative, sono
in grado di scacciare le malattie ed il malocchio, tenere lontani gli spiriti
maligni e le creature demoniache. Nel Medio Evo, nella quiete dei conventi, i
frati conoscevano l’uso curativo delle erbe e nei loro orti la notte di S.
Giovanni era dedicata alla raccolta delle pianticelle prodigiose, chiamate
erbe dei semplici, utili per curare i bisognosi. Le più note sono:

- l’ iperico detto anche “erba di
S. Giovanni”o “cacciadiavoli”. Ha il potere di proteggere la persona che per
caso si fosse trovata a camminare da sola, in quella notte, quando il cielo era
pieno di streghe. Con l’avvento del Cristianesimo, fu dedicata a S. Giovanni
Battista, ritenendo che l’olio dal colore purpureo che esce dai fiori e dalle
foglie fosse il sangue del Santo. Una leggenda racconta che le foglie hanno dei
piccoli fori, perché Satana, adirato, le avrebbe perforate, convinto che un
rigagnolo del sangue del Santo avesse fermato i suoi adepti. Si narra che i
cavalieri medievali erano ammessi alle giostre solo dopo aver giurato sul loro
onore di non indossare sotto l’armatura l’erba di San Giovanni, che avrebbe
conferito loro una protezione disonesta. Gli anziani raccontano che l’iperico
veniva usato dalle donne durante la prima guerra mondiale, portato addosso, per
proteggersi dalla violenza sessuale. I soldati spalmavano sulle canne dei fucili
la linfa, per assicurarsi una buona mira
- l’artemisia è chiamata “assenzio
volgare”. Il nome sembra
derivare dal greco artemes che significa sano, quindi:pianta che risana.
Secondo alcuni studiosi potrebbe associarsi ad Artemisia, moglie di Mausolo, che
per prima avrebbe scoperto le proprietà di quest’erba in campo ginecologico.
Altri ancora pensano che possa ricordare Artemis, cioè la dea Artemide. Si dice che basti un rametto per
alleviare le fatiche del cammino di un viandante, per neutralizzare il malocchio
e proteggere la casa dai fulmini
- la verbena, simbolo di pace e
prosperità, è talmente magica che gli indovini, nel Medioevo, le attribuivano
proprietà miracolose e fu chiamata erba del Mago. Detta anche artiglio
di diavolo, veniva bruciata per fare incantesimi e per preparare filtri
d’amore
- la celidonia, deriva il nome dal
greco chelidon che significa rondine.
Plinio il
Vecchio scriveva: “Con
questa erba, le rondini curano gli occhi dei propri piccoli nel nido e
restituiscono loro la vista anche se gli occhi sono stati loro cavati”.
Vi è una credenza popolare secondo la quale la rondine, prima di allontanarsi
dal nido, accecava i piccoli, perché non volassero via e al ritorno rendeva
loro la vista grazie all’erba miracolosa. Messa
sotto lo zerbino, allontana per sempre i falsi amici e gli invidiosi
- il ribes rosso preserva dai
malefici delle streghe
- il rosmarino e il prezzemolo,
hanno funzioni protettive. Secondo i rimedi popolari un infuso fatto con le
sommità fiorite del rosmarino aiuta a rievocare avvenimenti passati. Anche
Shakespeare accenna alla relazione fra il rosmarino e la memoria; nel dialogo
tra Ofelia e Amleto scrive: "C'è il rosmarino, per la rimembranza. Ti prego,
amore, ricorda". Si racconta che un rametto, messo sotto il cuscino, aiuti a
sognare mondi fantastici ed allontani gli incubi
- la lavanda, riunita in piccoli
mazzi per profumare la biancheria, è simbolo di purificazione. Era indicata in
particolar modo per curare la malinconia e le crisi di tristezza delle donne.
Nel Medioevo veniva sparsa sul pavimento delle case per difendersi dalle
malattie infettive, soprattutto dalla peste; infatti le qualità antisettiche e
antinfiammatorie del fiore sono molteplici. Un tempo si mettevano le spighette,
unite a mazzolino o a treccia, sulle soglie delle porte e delle finestre, per
allontanare le fattucchiere con cattive intenzioni. Se avessero osato
avvicinarsi alle case protette, sarebbero state costrette a contare i filamenti
delle foglie ed i fiori, ma sicuramente prima di finire, sarebbero state
sorprese dall’aurora e costrette a fuggire
- la salvia, se raccolta in questa
notte, ha la funzione di preservare la salute della famiglia. Questa virtù si
collega ad una bella leggenda, che racconta della fuga delle Sacra Famiglia
verso l’Egitto.
La Madonna chiese ad una rosa di proteggere
Gesù, ma il fiore rifiutò per timore che i soldati potessero rovinare la
bellezza dei suoi petali. Maria la condannò ad avere fiori belli, ma poco
duraturi e con steli spinosi. Lo domandò allora alla vite, che rispose di no e
per questo i suoi tralci sarebbero stati tagliati ogni anno e i suoi frutti
presi dai vendemmiatori. Anche il cardo rifiutò ed ebbe le spine. Solo la salvia
acconsentì ed il suo profumo riuscì ad addormentare Gesù Bambino. Maria la
benedisse e la fece diventare una pianta utile per guarire e per cucinare
- la ruta detta anche erba allegra, è un talismano contro gli
spiriti maligni. Nel Medioevo, era chiamata anche “herba de fuga demonis”
- la menta, ha molte qualità
benefiche ed un tempo si credeva che sparsa sul pavimento di casa potesse tenere
lontani gli insetti
- l’aglio, conosciuto già dai
Romani, era consigliato dallo studioso Plinio per curare i malanni.
Con alcune di queste piante era possibile
preparare l’acqua di San Giovanni: si prendevano foglie e fiori
di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile
colmo d’acqua che si lasciava per tutta la notte fuori casa. Alla mattina
successiva le donne prendevano l’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e
preservarsi dalle malattie, specialmente quelle che colpivano gli occhi. Altre
erbe, usate allo stesso modo, davano origine ad altri tipi di acqua di S.
Giovanni, che servivano contro il malocchio, la malasorte e le malattie di
adulti e bambini.
Alcune erbe erano considerate
cacciadiavoli e cacciastreghe per le loro proprietà. Si diceva che
proprio nella notte di San Giovanni le streghe volassero nei cieli per
raggiungere il sabba o riunione annuale. Per difendersi da queste
creature, che potevano perfino penetrare nelle case, vi era l’usanza di
intrecciare dietro le finestre e le porte rami di rosmarino, ginepro, olivo
benedetto, lauro, fico e noce; oppure si poteva mettere un barattolo con sale o
una scopa di saggina. Si credeva che le streghe, prima di entrare, avrebbero
dovuto contare i granelli di sale o i fili di saggina, ma non riuscivano mai a
finire prima della mezzanotte, quando dovevano sparire, perché iniziava il
giorno dedicato al Santo. La saggina è considerata un’erba dai poteri speciali,
perché una leggenda narra che sia stata le prima ad essere calpestata da Gesù
Bambino.
Atri rimedi per tenere lontani gli spiriti
malefici e le sventure erano: raccogliere e portare con sè un mazzetto di erba
di S. Giovanni; raccogliere 24 spighe di grano e conservarle gelosamente tutto
l’anno; fare un mazzolino di tre spighe di grano marcio o carbone e buttarlo nel
fiume, per liberare dagli animali e dalle piante nocive il grano che si stava
per mietere.
In questa magica notte le divinazioni
avevano un potere altamente profetico, in particolare per le ragazze da marito,
desiderose di conoscere il futuro. Notte di divinazione perché dice il proverbio
che“ San Giovanni non tollera inganni”. Ne abbiamo raccolte alcune:
- sedersi a mezzanotte
in un bosco, nei pressi di un quadrivio. A quell’ora
si vedrà passare un fantasma con la faccia del futuro marito
- sciogliere del piombo o
della cera nell’acqua dove è contenuta qualche goccia di rugiada... la forma
ottenuta è utilizzata per prevedere il mestiere del futuro sposo
- rompere un uovo di gallina
bianca e versarne l’albume in un bicchiere, che verrà messo sulla finestra e
lasciato esposto tutta la notte alla rugiada. Il mattino successivo, all’alba,
si osserveranno le forme composte dall’albume nell’acqua per fare auspici sul
futuro matrimonio
- prendere tre fave: una intera, una sbucciata e la terza rotta nella parte
superiore e metterle sotto il cuscino prima di andare a dormire. Durante la
notte se ne doveva prendere una a caso: quella intera indicava buona sorte e
ricchezza, la mezza poca sorte e quella sbucciata, cattivo auspicio.
Proverbi
- La vigilia di San Giovanni piove tutti gli anni.
- Chi non compra gli agli per S. Giovanni, rimane povero tutto l’anno
- Da San Giovanni il succo entra nell’uva
- La notte di S. Giovanni, ogni erba
nasconde inganni
- La rugiada di S. Giovanni, guarisce
tutti i malanni
- Per S. Giovanni dimentica i malanni
- Per San Giovanni si svellon le cipolle e
gli agli.
- Quando S. Giovanni arriva della lavanda
ci apre la spiga
- S. Giovanni mietitore, S. Paolo (29
giugno) legatore
- Se non viene San Giovanni, non cambiare
panni
- Se piove a S. Giovanni farà pochi danni
- Se S. Giovanni la bagna,verde cade la
castagna
|