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San Giuseppe di Franca Ascari Scanabissi e Liliana Benatti Spennato |
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“A San Giuseppe, se puoi, |
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Il suo culto si diffuse in occidente grazie a S. Tommaso, S. Geltrude e S. Brigida e, nel secolo XVI, a S. Teresa. Solo nel 1870 fu proclamato da Papa Pio IX patrono della chiesa universale. La festa del 19 marzo, che coincide con la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, era associata ad una manifestazione, legata al lavoro della campagna: la purificazione dei campi, mediante la bruciatura dei residui dei raccolti, per liberare il terreno e prepararlo per la semina. Oggi solo in alcuni piccoli centri agricoli si prepara un grosso falò al quale viene dato fuoco, in ricordo degli auspici di un buon raccolto. In Sicilia i roghi prendevano il nome di vampe di San Giuseppe. Con questa festa si salutava l’inverno e si cominciava a sentire il profumo dell’imminente primavera. |
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Nodi del freddo |
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Molti proverbi ricordano che la festa cade in un periodo in cui può ancora ritornare il freddo ed il brutto tempo: “La festa di S. Giuseppe non è passata, se prima o dopo non viene burrasca” “Per S. Giuseppe si cena e poi si va a letto” “A S. Giuseppe vecchierello, ancora fuoco e mantello” Un proverbio invece che fa ben sperare è “S. Giuseppe vecchierello riporta il tempo bello” Sono detti nodi i bruschi ritorni primaverili del freddo, accompagnati da maltempo. La tradizione popolare non fa altro che seguire quello che è l’andamento tipico della stagione primaverile, caratterizzata da balzi in avanti di caldo e sbalzi all’indietro di freddo, prima che la radiazione solare diventi così forte da garantire l’inizio completo della stagione estiva. I nodi del freddo sono indicati tradizionalmente in giorni particolari dell’anno o periodi. Ricordiamo i principali. Nodo di S. Giuseppe: è il primo nodo e cade nella vecchia festa di S. Giuseppe, il 19 marzo. Nodo dell’Annunziata: cade il 25 marzo. I giorni della vecchia: sono i giorni 29, 30, 31 marzo. La legenda racconta di una vecchietta che andò a pascolare il suo bestiame il giorno successivo al 28 Marzo, sbeffeggiando il mese che, a quell’epoca, aveva soltanto 28 giorni. Era così riuscita a scampare alle bufere di questo mese. Marzo, però, si arrabbiò moltissimo, si fece prestare tre giorni da Aprile e scatenò le sue ire contro la povera pascolante, rovesciando pioggia, freddo, neve. Per il 19 marzo, quasi sempre durante la Quaresima, per festeggiare il Santo si rompe il regime d’astinenza e si torna al piacere delle tavole imbandite. San Giuseppe è il santo delle frittelle, perché secondo la credenza popolare di secondo mestiere faceva il friggitore.
“S. Giuseppe non si fa senza frittelle”,
dice un detto, riferendosi in particolare alle frittelle di riso. E’ una
tradizione molto antica, che si trova nel “Libro de arte coquinaria” di Maestro
Martino de’ Rossi, che al capitolo V dice “Fa’ cocere il riso molto bene ne
lo lacte, et cavandolo fora per farne frittelle tonde con mano overo in Le frittelle possono essere anche dolci. Nell’Italia centrale è tipica la preparazione di bignè fritti e ripieni di crema o ricotta. Nel Mezzogiorno è usanza cuocere al forno o friggere in padella grosse ciambelle decorate con crema pasticcera e marmellata di amarene, note come zeppole. “Aggiungi acqua e farina, farem frittelle fino a domattina” San Giuseppe è il simbolo della castità e protettore delle ragazze da marito che per sua intercessione sperano di ottenere un buon partito, ricordando che non ripudiò Maria. E’ pure protettore dei senzatetto, per non aver trovato ristoro in nessun luogo, quando nacque Gesù, perciò è invocato da chi cerca casa e degli emigranti, per la sua fuga in Egitto. Il papa Pio XII lo elesse patrono degli operai. San Giuseppe è anche protettore dei falegnami. Un mestiere, questo, che nel corso degli ultimi anni ha subito grandi trasformazioni. La piccola bottega artigianale è stata sostituita da grandi laboratori; gli attrezzi per il lavoro, da macchine in grado di effettuare tagli precisi ed opere di rifinitura, che in passato erano esclusivamente fatti a mano. Nella falegnameria c’era un bancone dove erano appoggiati vari strumenti: la pialla, la morsa e il morsetto, il martello, il trapano, la squadra, il mazzuolo, le tanaglie…Alla parete erano appesi trivelle, raspe, lime, cacciaviti, pedoni e gattucci. A terra un mare di trucioli e segatura, il cui buon odore aleggiava in tutto l’ambiente. Il 19 Marzo è la festa del papà per ricordare il ruolo ricoperto dal Santo, accanto a Maria. Papa Leone XIII scrisse”In Giuseppe hanno i padri di famiglia il più sublime modello di vigilanza e provvidenza”. Pio X dichiarò la sua potenza di intercessione inferiore solo a quella della Madonna. In questa occasione i bambini preparano un lavoretto e scrivono una letterina o un biglietto d’augurio per dimostrare il loro amore. |