Una notte sotto le stelle                             di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato  

“San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto

nel concavo cielo sfavilla”

Il Pascoli, ricordando il fenomeno delle stelle cadenti nella notte del 10 agosto, dà una spiegazione personale al pianto del cielo, che sembra essere triste per la morte del padre Ruggero.

Nella tradizione popolare le stelle cadenti sono chiamate anche “lacrime di San Lorenzo o “fuochi di San Lorenzo”, poiché ricordano la bella e suggestiva leggenda, secondo la quale le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, sono poi volate in cielo. La ragione è da far risalire alla tradizione secondo la quale Lorenzo subì il martirio arso vivo sulla graticola e le sue lacrime ardenti, che vagano nel cielo senza requie, trovano finalmente pace cadendo sulla terra la notte della sua festa, il 10 agosto. In questa notte, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che  ricordano il dolore di San Lorenzo e ad ogni stella cadente si pronuncia la filastrocca "Stella, mia bella stella, desidero che…".

La tradizione popolare cristiana ha voluto introdurre un elemento positivo e come la cometa di Natale annuncia la buona novella della nascita di Gesù, anche la pioggia delle stelle cadenti non è più temibile, ma diventa occasione di festa e di speranza.

Le stelle cadenti scientificamente si chiamano meteoriti e quelle che si possono vedere nei giorni di agosto vengono dette anche Perseidi, perché guardandole sembra che provengano dalla costellazione di Perseo.Nell’antichità erano presagio di sventura e nella mitologia greca e latina incarnavano il pianto divino. Si pensava che se gli dei erano tanto tristi da versare lacrime nel firmamento, significava che si stava avvicinando una guerra o  un disastro naturale. Per gli antichi astrologi cinesi, il cielo stillava un pianto di fuoco ogni volta che si approssimava una battaglia o una crisi di governo.

La superstizione legata alle stelle cadenti è rimasta viva per secoli. Le cronache, che riferiscono dell’invasione della Sicilia e della Calabria da parte dei Saraceni, raccontano che gli scontri furono seguiti da un lungo e abbondante “gemito celeste”. Era il novembre del 902 dopo Cristo e oggi si sa che si trattava dello sciame delle Leonidi, le stelle cadenti che ogni anno sono visibili nel cielo all’inizio dell’inverno.

Nella seconda metà dell’Ottocento, gli scienziati scoprirono  la vera origine delle stelle cadenti: fu l’astronomo Giovanni Virgilio Schiapparelli a notare che le piogge luminose si manifestano sempre quando l’orbita della Terra incontra quella di una grande cometa. Intuì allora che le stelle cadenti sono le particelle che la cometa lascia dietro di sé.

Alle spiegazioni astronomiche, noi preferiamo rimanere eterni romantici, che nelle notti magiche dal 10 al 12 agosto, col naso in su aspettano con ansia di vedere una stella cadente, una piccola meteorite per un grande desiderio…E perché non ricordare anche quella leggenda francese che dice che dove cade una stella, è nascosto un tesoro? Nelle nostre montagne si raccontano tante storie di tesori, che antichi cavalieri avrebbero occultato in luoghi misteriosi: forse scavando là dove sembra essere caduta la stella, potremo diventare ricchi o quantomeno sognare di esserlo!

Tanti anni fa, il fuoco si otteneva strofinando “i furminant”o fiammiferi di legno sulla scatola e con la fiammella si bruciava sempre un pezzo di carta stropicciata, per accendere gli stecchi, la legna nella stufa o nel camino. Se ad un bambino piaceva troppo “il gioco del fiammifero”, la madre, preoccupata, gli diceva “Vuoi bruciare vivo come San Lorenzo!”

 

Guardando il cielo…

Da anni, nella notte di San Lorenzo, migliaia di persone si danno appuntamento in alta montagna per ammirare il fenomeno delle stelle cadenti da un punto d’osservazione privilegiato, lontano dalle luci di città e paesi. Un consiglio per avvistare più stelle è quello di concentrarsi su una porzione di cielo attorno al “punto radiante", cioè il punto dal quale le stelle cadenti sembrano provenire.

Si trova nella costellazione del Perseo,  vicino a Cassiopea, la caratteristica costellazione a forma di W.

Nell’Appennino modenese, uno dei posti più frequentati e suggestivi  è senza dubbio il Passo di Croce Arcana, fra le province di Modena e Lucca, a 1700m di altezza. Ci si può arrivare da Modena, risalendo la Fondovalle in direzione Vignola-Fanano; sul passo sono collocati telescopi e altri strumenti, e vari astronomi conducono le osservazioni guidate.
Anche  all’
Osservatorio Astronomico del Frignano alle Piane di Mocogno vi è la possibilità, con l’aiuto di persone esperte, di osservare il cielo.

Se si vuole salire ancora più in alto, si può arrivare alla vetta del Monte Cimone, a quota 2165 m, dove c’è la Torre Osservatorio dedicata al grande scienziato modenese Geminiano Montanari che, primo in Italia, applicò all’altimetria, il barometro. La Torre ottagonale, alta 14 m venne inaugurata il 27 settembre 1892 e durante lo scavo furono trovati reperti romani, un pugnale di bronzo dorato, un bronzo dell’imperatore Alessandro Severo e altri oggetti preziosi.

Per chi non può salire così in alto, è sufficiente allontanarsi dai centri abitati, in un punto isolato e affidare lo sguardo al manto stellato: lo spettacolo sarà sicuramente impareggiabile, se le condizioni meteorologiche saranno buone!