Alla scoperta di Sassoguidano e Sassomassiccio   
di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato -  foto di Franco Scanabissi

“ Sassoguidan che su di eccelso scoglio
siede gigante e nel Panar si specchia”
(D. Natale Biolchini)

L’estate è la stagione ideale per una gradevole escursione nella Riserva Naturale di Sassoguidano, quando le chiome degli alberi si tingono di mille sfumature di verde e il paesaggio assume un aspetto fiabesco e irreale. E’ situata nella media valle del Panaro, nel comune di Pavullo, e tutela una vasta zona di territorio, dalla dorsale del Cinghio di Malvarone  alla  valle del torrente Lerna, affluente del Panaro, che si snoda tra le rocce, in un ambiente aspro e selvaggio. La riserva, istituita nel 1995, racchiude un ambiente vario per morfologia, flora e fauna. Le scarpate a strapiombo del cinghio di Malvarone e della dorsale di Sassoguidano ne costituiscono la caratteristica tipica.
Si estende su un territorio di quasi 280 ettari, nel comune di Pavullo. L’area comprende una grande varietà di paesaggi: fenomeni carsici, calanchi, torrenti, boschi, prati…che creano le condizioni di vita ideali per la presenza di oltre 80 specie di uccelli, tra i quali ricordiamo  il codirosso spazzacamino e il codirossone. Si vedono volteggiare sulla chiesa di Sassoguidano rapaci come la poiana e il gheppio, mentre nella stagione più fredda si può avere la fortuna di avvistare l’aquila reale. Lo sparviero, il falco pellegrino, si possono ammirare nei pressi del Cinghio del Malvarone e della rupe di Sassoguidano o mentre sorvolano i boschi e i prati vicini. AI tramonto il loro ruolo di predatori viene proseguito da altri rapaci notturni come l’allocco, la civetta, l’assiolo, il barbagianni e il gufo comune. Il bosco è il regno di scoiattoli e piccoli roditori; qui trova rifugio anche il cinghiale e non è raro vedere il capriolo. Il fondovalle del fiume Lerna e lo stagno di Sassomassiccio sono invece gli ambienti adatti agli anfibi: il tritone, la rana verde e la raganella.
La flora presenta grande varietà di piante: nell'altopiano querceti e antichi castagneti si alternano a verdi prati di origine carsica, popolati da numerose specie di orchidee, che danno bellissime fioriture. Alcune, come Listera ovata, Cephalonthera damasonìum, Plantathera Chlorantha e Epipactìs helleborine, hanno fiori minuscoli; altre infiorescenze dense e sgargianti, come Orchis purpurea.
Nelle zone più assolate prevale la roverella, l’acero campestre (il suo legno è utilizzato per costruire i violini), l’orniello. Nei versanti più freschi si trova il cerro, una quercia dalle strane ghiande spinose, e il carpino nero. Fra gli arbusti è molto diffuso il maggiociondolo, che a primavera  si riveste di grappoli di fiori dorati. Sono pure presenti il nocciolo, il corniolo, la berretta da prete. Nella riserva, aperta a tutti, è stato allestito un Centro Visita in un antico edificio rurale nei pressi della Chiesa di Sassoguidano, dove spesso vanno gli alunni accompagnati da insegnanti e genitori o i turisti amanti della natura incontaminata.
La chiesa di Sassoguidano
Per arrivare all’antica chiesa si deve percorrere un sentiero che si snoda fra prati e campi, in un paesaggio sempre vario e misterioso. Circa a metà strada incontriamo Casa Hermosa, una costruzione in sassi, davanti alla quale si trova un piccolo oratorio dedicato alla Madonna.
La chiesa di Sassoguidano ha origini assai antiche: se ne trova menzione nei Cataloghi delle Chiese Modenesi del sec. XIII ed in seguito del sec. XV, come dipendente dalla chiesa plebana di Verica. A causa di una frana, di cui parla una cronaca del 1636, fu distrutta e la chiesa attuale fu costruita dove era un tempo l’antico castello, utilizzando parte del materiale della prima, come il portale, la tavola con l’immagine della Madonna, risalente secondo alcuni studiosi al “secolo di Giotto”.
La chiesa è dimensioni limitate, a cella rettangolare, coperta a due spioventi e affiancata da un campanile quadrato costruito, come tutto il fianco meridionale, sulla parete verticale della rupe. Sulla facciata spicca il portale in pietra con un architrave triangolare sostenuto da mensole concave, nella cui gola sono scolpiti dei risalti curvilinei. La parte superiore è coronata da un cippo monolitico a forma di triangolo equilatero, sul quale sono incise a bassorilievo quattro strisce di scritturazione molto corrose. La seconda dall'alto doveva indicare la data e inizia con MC e termina forse con una O. Lo spazio tra le prime due lettere e quella finale è tale che difficilmente potrebbe entrarvi più di un'altra C e quindi la data sarebbe 1200..., che corrisponderebbe anche all'elenco delle antiche chiese modenesi del sec. XIII, tra cui figura S. Paolo di Sassoguidano. La terza riga inizia con “ Adi... “ a cui segue, sembra, il giorno “25 “ del mese di “ marzo “. In basso, fuori riga sono incise tra due punti le lettere C ed S.
E’ dedicata a San Paolo Apostolo, raffigurato in un dipinto ad olio del sec. XIX. Nella chiesa vi era il quadro della Madonna della neve, sulla cui origine non si hanno notizie, come riferisce D. Pini in una lettera del 1891 ”dell’antica pregevolissima nostra Madonna di Sassoguidano non se ne conosce la provenienza”.
E’ una bella immagine di una Madonna in trono col Bambino ed intorno quattro figure di Santi di tipica influenza umbro-toscana del secolo XIV. Individuabili sulla parte sinistra della tavola, sant’Antonio Abate e santa Caterina. Il primo riconoscibile per il bastone del Tau ed il libro; la seconda raffigurata con in testa una corona, siede accanto alla ruota della tortura con in mano la palma del martirio. Più complessa l’identificazione per gli altri due Santi dipinti sulla parte destra. Il Santo raffigurato in piedi potrebbe essere (attribuzione fatta dal Parroco di Sassoguidano Don Pini nel 1890) san Giuseppe Sposo della Beata Vergine. Il dipinto è stato tolto dalla Chiesa di Sassoguidano nei primi anni del '70, quando il Parroco d'allora, Don Silvio Colombini, ottenne dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Modena la possibilità di restaurarlo. Ora si trova nella chiesa parrocchiale di Pavullo.
L’angelo di Sassoguidano
Gli anziani del luogo si tramandano una bella storia, fra realtà e leggenda. Teresa, nata in una famiglia di contadini, che faticavano da mattina a sera per lavorare la terra e curare l’unica mucca che possedevano, fin da piccola fu una bambina modello. Crescendo fu più attratta dalla chiesa e dalle preghiere, che dai numerosi giovanotti che la corteggiavano, essendo molto bella. Non si sposò, ma trascorse la sua vita fra preghiera, casa e lavoro. Quando morirono i genitori, si dedicò completamente alla cura dei poveri. Visitava gli ammalati, cercava cibo per chi pativa la fame: era stata soprannominata “l’angelo di Sassoguidano”. Quando morì, moltissima gente andò al suo funerale e pianse la sua scomparsa.
Nella zona vi sono poi alcuni oratori, meritevoli di una visita:
Oratorio in località Torre
Si trova ai piedi della roccaforte di Sassoguidano, quasi sulla verticale della chiesa. Il toponimo ricorda probabilmente una torre, preesistente all'attuale corte settecentesca, posta a difesa dell'antica strada proveniente da Verica che passava il Panaro dopo Monte Passatore in località Chiozzo,
L’oratorio si trova in una casa a corte chiusa del sec. XVI- XVIII che si compone di due blocchi: l’ala a monte con l’oratorio, che si affaccia sulla strada ed unito, tramite l’arco di ingresso, ad un altro edificio. L’ala a valle costituita da un palazzo di forma quadrata. L’oratorio è di forma rettangolare, con tetto a capanna; la facciata presenta un portale rettangolare, sormontato da rosone rotondo.
Oratorio di Faianello, dedicato alla Madonna della Pace. E’ pubblico e fu costruito dal Rettore Don Augusto Corsini, affinché la popolazione del luogo fosse più comoda per recarsi alle funzioni religiose.
Oratorio sigg. Ferrari , dedicato a S. Giovanni Bosco, è privato.

Sassomassiccio
Percorrendo un tratto di strada immerso nei boschi, si giunge a Sassomassiccio, che prende il nome dagli
enormi massi che lo circondano, all’interno di un castagneto. Qui sorge un oratorio, dedicato alla Beata Vergine delle Grazie. E’ di fattura semplice, con portale d’ingresso affiancato da due piccole finestre e sormontato da un’altra finestra di forma semicircolare. Anche l’interno è semplice: in una nicchia vi sono i resti dell’Eremita; al centro si trova un bassorilievo policromo della Vergine del XVI sec. Particolare interessante è che il Bambino ha in braccio un agnello. La 1° domenica di Maggio si portava in processione il quadro della Madonna fino alla chiesa di Niviano, dove restava per tutto il mese. L’ultima domenica di Maggio, sempre in processione, si riportava l’immagine a Sassomassiccio. Accanto all’oratorio si trovano alcuni edifici particolarmente interessanti, quali l’essicatoio e il fienile.

La storia dell’eremita
Anticamente, al posto dell’attuale oratorio, sorgeva una piccola cappella, con l’immagine della Madonna, lasciata in abbandono fino a quando giunse nel luogo il frate Francesco Antonio Muzzarelli. Era l’anno 1690, quando arrivò nella zona di Niviano, proveniente da Sassuolo ed in viaggio per Assisi. Era un pellegrino e prima di essere fra’ Francesco Antonio era il capitano Vincenzo Muzzarelli delle Milizie Ducali. Quando vide il piccolo oratorio, ne fu attratto e decise di passarvi la notte. L’interesse per il luogo fu tale che decise di fermarsi a ricostruire la chiesa. Iniziò a tagliare gli alberi per fare le travi, ma suscitò l’ira degli abitanti che si ribellarono. Era molto scoraggiato, quando in sogno gli apparve la Madonna che lo incitò a continuare. Anche l’atteggiamento degli abitanti cambiò e lo aiutarono nell’opera. Restò a Sassomassiccio per 30 anni in povertà, divenne eremita e visse in una piccola cella.