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Un paesaggio innevato è un’immagine
che sicuramente ognuno di noi conserva nella memoria:
sotto la bianca coltre, tutto cambia aspetto. La neve,
che scende lieve, ricopre ogni cosa con un sottile velo
di bambagia e trasforma la realtà in un mondo ovattato,
dove i suoni e i rumori della vita di tutti i giorni si
dissolvono come per magia. I prati bianchi si confondono
con la linea dell’orizzonte e non si capisce dove
finisce la terra ed incomincia il cielo. Quando il
freddo è molto intenso, la neve gela e forma
meravigliose sculture di ghiaccio, ricama disegni su
rami ed alberi, crea capolavori nelle fontane e fa
scendere ghiaccioli come stalattiti, dai tetti delle
case.
Un fiocco di neve è un piccolo grande capolavoro della
natura, è formato da “cristalli”dalla forma così
perfetta e mutevole, che hanno attirato l’attenzione di
scienziati e studiosi. Keplero e Cartesio, nel 1600
furono i primi a studiarli. Nel 1665 il fisico inglese
Hooke pubblicò un volume “Micrografia”, contenente
disegni di piccoli oggetti e di particolari, tra cui
vari tipi di cristalli di neve, osservati con il
microscopio, da poco inventato. Nel 1931 i
microfotografi americani W. A. Bentley e W.J. Humphreye
diedero alle stampe un famoso volume “Snow Crystals”
contenente 2000 immagini di cristalli; sempre negli anni
30’ il fisico nucleare giapponese Ukichiro Nakaya fece
approfonditi studi sulla loro natura. Se ne evidenziano
7 tipi principali: a piastre, a stelle, a colonne, ad
aghi, a dendriti spaziali, a colonne, a cappello e a
forma irregolare.
La
neve non dona all’uomo solo immagini poetiche, ma arreca
anche disagi notevoli alla circolazione di gente e merci
e da sempre è stato indispensabile provvedere a
toglierla da strade e viottoli, per poterli praticare.
Se ne ha notizia fin dal lontano 1750, quando il duca
Francesco III, che volle la costruzione della via
Vandelli, per collegare Modena a Massa Carrara, si trovò
a dover affrontare il problema neve. Spalare la neve non
era un vero e proprio mestiere, ma un modo di
arrotondare i magri proventi durante i lunghi inverni.
Molti uomini si offrivano, in cambio di poche lire, di
rimuovere la neve dalle abitazioni dei più ricchi
oppure, quando ancora non c’erano i moderni mezzi
spartineve, erano assunti dai comuni per pulire strade,
piazze e ferrovie. Lo strumento di lavoro era la pala.
Nell’inverno del 1750, per spalare la neve nel tratto
San Pellegrino- Lama, furono impiegati 76 uomini, divisi
in 8 squadre. Ricevevano £ 8 al mese più 40 bolognini
per ogni giornata di lavoro, in quanto dovevano stare
lontani da casa per il periodo da Dicembre a Maggio. In
passato il suono delle campane comunicava ai montanari
un bollettino meteorologico. Ogni paese aveva le
proprie regole: un tocco significava “sereno e bel
tempo”, due tocchi “cielo nuvoloso”, tre tocchi “
pioggia”, quattro tocchi significavano” neve”, cinque “
nebbia”.
La “spalata” della neve avveniva con mezzi
rudimentali e con l’aiuto di buoi o animali da tiro.
“La puiana” in dialetto indicava uno strumento
costruito con due tavole di legno di pioppo, lunghe
circa 6 m.,
larghe 50 cm, dello spessore di 10cm. Le assi, che si
univano nella parte anteriore ad angolo, erano
agganciate al giogo per mezzo di un apice, che fungeva
da uncino. Un’altra ascia era messa trasversalmente, e
serviva da sedile. Questo “antico spartineve” era
trainato da una coppia di buoi o di cavalli e serviva
per fare “la rotta”nelle strade di campagna.
Curiosità
- Un tempo, in certe zone, soprattutto al meridione, era
in voga un mestiere particolare: il nevaiolo. D’inverno
raccoglieva la neve nei boschi, l’ammassava e la pigiava
con bastoni all’interno di fosse scavate nel terreno;
infine ricopriva le buche con foglie di castagni, rami
secchi e terra. Nelle cavità la neve si conservava fino
all’arrivo dell’estate, quando era venduta in cambio di
pochi centesimi per fare gelati, granatine o per
rinfrescare le bevande, in particolare il vino.
- Anche il mestiere del ghiacciaiolo era collegato alla
neve. Per tenere al fresco gli alimenti si usava la
ghiacciaia, un mobiletto di legno le cui pareti interne
erano rivestite da un’intercapedine di sughero e zinco.
Sulla parte superiore si apriva a sportello e vi era il
posto per mettere un blocco di ghiaccio che avrebbe
mantenuto il fresco. Il ghiacciaiolo viaggiava con un
carrettino su cui c’erano dei pani di ghiaccio, lunghi
circa 80 centimetri e di circa 20 centimetri di lato.
Ognuno ne acquistava la quantità che gli poteva servire.
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