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Dicembre, un mese magico, pieno di luci, musiche, regali ed
emozioni... un mese in cui succedono cose strane ...Può capitare, per esempio,
che una mattina, tra il rumore del traffico e i fischi dei vigili,
all'improvviso si senta un suono che piano piano si fa più intenso ... non è un
clacson, non è un fischietto ... è insolito, ma allo
stesso
tempo familiare, sa di Natale, di festa e di neve ... è una zampogna! Nei giorni
precedenti la festa di Natale, alcuni anni fa, c’era il passaggio di paese in
paese degli zampognari che suonavano la novena natalizia. Erano pastori,
improvvisati pellegrini, che dovevano viaggiare in coppia secondo un
antichissimo rituale. Nel Vangelo di Marco (VI, 7 - 9) troviamo: “Mandò i suoi
discepoli a due a due e ordinò loro di portare soltanto un bastone e
nient’altro; né bisaccia, né denari, ma di calzare i sandali”.
Il suono delle zampogne è legato intimamente al Natale...Lo zampognaro è
l’unione di un pastore e un mendicante ed oggi la sua figura, come tante altre,
nelle tradizioni popolari, va scomparendo o per lo meno sta perdendo parte del
suo antico fascino…Così non era nel passato, quando ai primi di dicembre gli
zampognari scendevano dalle montagne dell’Abruzzo e del Molise e andavano in
coppia, di solito un anziano e un ragazzino, in giro per le strade dei paesini
ad annunciare con il suono dei loro strumenti che il Natale era vicino.
Indossavano un cappello, un mantello corto a tutta ruota o, anticamente, un
vello di capra, pantaloni con calzari tipici a forma di sandalo, con legata una
pezza, che copriva piede e coscia ed era tenuta aderente da strisce di stoffa
intrecciate.
Gli zampognari andavano di casa in casa, dov’erano accolti con entusiasmo da
grandi e piccini, e davanti al presepe suonavano musiche natalizie e ripetevano
strane litanie, mentre i bambini stavano a guardarli ammutoliti e con gli
occhietti sgranati. Quando andavano via, la loro musica piano piano si
affievoliva e rimaneva nell’aria la sensazione di non essere davanti al presepe,
ma di farne parte .
La
zampogna, insieme alla ciaramella, era lo strumento di accompagnamento
tipico delle feste natalizie ed era protagonista all’interno di questue, novene,
presepi, fuochi in piazza... Strumento di origine pastorale diffuso in tutto il
centro-sud dell’Italia, ha ancora una funzione importante in occasione
dell’Avvento, in quanto il suo suono annuncia l’avvicinarsi delle festività
natalizie.
E’ uno strumento musicale rustico, usato dai pastori e formato da più boccioli
di canna di lunghezza diversa, ma con le bocche disposte su una stessa linea.
Legati con due stecche, aperti sopra e chiusi sotto. Si suonano facendo scorrere
le canne lungo le labbra e soffiando dentro a questo o a quel bocciolo, per
formare le note musicali. Ha una cannella che si immette in un otre di pelle,
dentro la quale si soffia per mandare aria in due pifferi posti in basso, con
vari buchi. Otturando i buchi con le dita, si ottengono suoni diversi.
Ha origini antichissime, probabilmente si può collocare al tempo degli strumenti
musicali preistorici (carnix, lur, sonagli). Nel terzo millennio prima di Cristo
in tutta l’area del Mediterraneo erano adoperati particolari tipi di flauti,
diffusi nei villaggi e nelle campagne, mentre negli ambienti urbani si
utilizzavano coppie di tubi sonori ad ancia. Gli studiosi indicano questi
strumenti a fiato negli auloi dei Greci e le tibie dei Romani;
dureranno fino al Medioevo, anche se il loro limite era rappresentato dalla
impossibilità, per il suonatore, di ottenere un suono continuo. Era necessario
associare alle canne sonore un serbatoio d’aria. La prima zampogna di cui si
hanno notizie storiche, risale al primo secolo dopo Cristo, all’epoca di Nerone.
Gli storici Svetonio e Dione Crisostomo raccontano di uno strano strumento
suonato dall’imperatore e realizzato con canne inserite in un sacco (otre) da
comprimere con il braccio. Da qui il nome latino utriculus. Nel corso dei
secoli, ha subito delle evoluzioni più o meno accentuate a seconda del contesto
sociale dove lo strumento veniva adoperato. E'
ipotizzabile che la zampogna, ancora presente oggi nell'Italia centrale e
meridionale, sia una diretta discendenza dell'utriculus latino, mentre non
altrettanto può essere affermato per le zampogne di provenienza medioevale e
rinascimentale quali la musa, la piva (Italia settentrionale), il biniou
(francese), la gaita (spagnola).
Ciaramella o cennamella: strumento popolare a fiato, ad ancia doppia, di
antica origine.
Cornamusa: strumento a fiato, costituito da una o più canne sonore
innestate su un otre di pelle pieno d’aria, che funge da mantice.
Piva: Piva, Cornamusa.
Questa scherzosa e antica filastrocca narra di una persona che, avendo una gran
fame arretrata, aspettava il Natale per saziarsi. Era cantata dai bambini
davanti al presepe di casa. Contiene tutte le parole che richiamano la grande
festa della nascita del Bambinello; in particolare il dolce suono della
cornamusa (la piva), l’olio d’oliva, la carne e il contorno (cipolle), ma
soprattutto l’oca che, era il piatto tipico delle feste natalizie. In ogni
presepe c’era la statuina di “quell che porta l’occa al Bambin”.
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Piva, piva, l’òli d’òliva
gnacca, gnacca, l’òli che tacca,
la mangiaa tri boeu e una vacca,
e una sgòrba de scigoll,
piva, piva, l’è mai sagoll.
Piva, piva, mazza l’occa,
mazzala ti che mi son zoppa,
l’ho mazzada ier de sira,
cont el ciar de la candira,
l’ho mettuda in del caldar,
per mangiàlla al dì de Natall. |
Piva, piva, l’olio d’oliva
“gnacca gnacca” l’olio che appiccica,
ha mangiato tre buoi e una mucca,
e una cesta di cipolle,
piva, piva, non è mai satollo.
Piva, piva, ammazza l’oca,
ammazzala tu chi io sono zoppa,
l’ho ammazzata ieri sera,
alla luce della candela,
l’ho messa nel paiolo,
per mangiarla il giorno di Natale. |