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Il giorno della Vigilia è caratterizzato dal digiuno.
Infatti vigilia è una parola latina che significa
veglia, insegna a digiunare dalle cose del mondo.
Ricordiamo che il pesce era prescritto nella dieta di
qualsiasi digiuno sacro. Originario carattere
purificatorio ha il cenone della vigilia di Natale,
tutto di magro a cominciare dal capitone, che a
Roma si vende per tradizione al portico di Ottavia, ma
ha soprattutto significato di affratellamento e di
amicizia. Il pesce mistico si può ritrovare inciso anche
sulle focacce tradizionali. “Questo pesce misterioso
è il pesce regale per eccellenza, chi lo scopre nella
sua parte di focaccia è onorato con il titolo di Re e
festeggiato come tale” ricorda lo storico Fulcanelli.
Durante
la vigilia vi era l’usanza di mettere sopra il tavolo
una conca di rame colma d’acqua, e la mattina di Natale,
il capo di casa la spargeva in tutte le stanze in segno
di purificazione.
Un’altra tradizione relativa alla sera della vigilia era
quella di mettere ad ardere nel camino un enorme tronco,
generalmente di quercia, detto” il ceppo di Natale” che
doveva essere benedetto e doveva ardere per tutta la
notte. Infine, al mattino, si usava conservare la cenere
del sacro ceppo, perché si pensava che fosse ricca
ricche di virtù terapeutiche. Anche la parte rimasta,
non arsa, era conservata per spargerla in mezzo all’aia
per calmare il cattivo tempo. Nell' accensione del
ceppo, che rimane sul focolare fino a Capodanno, si
fondono due elementi propiziatori: il valore del fuoco,
immagine del sole, e il simbolico consumarsi del vecchio
anno con tutto ciò che di male era capitato.
Nella notte di Natale si crede avvengano prodigi e
incantesimi, e che si possano trasmettere segreti e
scongiuri per guarire gravi malattie. Secondo un’antica
tradizione, chi nasce in quella notte, diventa lupo
mannaro, perchè è riservata per l’eternità alla nascita
di Gesù, e chi osa violarla viene così punito. Tra le
credenze positive vi è quello che l’acqua attinta alle
fontane a mezzanotte e in perfetto silenzio, acqua
muta, rechi benessere e ricchezza. |
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- La Vigilia di Natale era di buon auspicio mangiare la
zucca, non le mele. L’antivigilia si bolliva la zucca e
la mattina della Vigilia, appena alzati, se ne mangiava
un pezzetto, di buon augurio per la salute. La parte
rimanente si metteva in un piatto, con un po’ di sale
grosso ed un pezzo di pane. La sera si portava al centro
della tavola. Prima di iniziare a mangiare, ogni
commensale faceva il segno della croce, poi ne prendeva
un pezzetto. Il sale grosso era usato per salare il
brodo del giorno di Natale, mentre il pane era avvolto
in una carta e conservato al fresco, per essere in
seguito utilizzato per curare la pertosse o tosse
cattiva.
- La mattina della Vigilia si usava mangiare una fetta
di spongata con un bicchierino di Sassolino.
- La sera della Vigilia si mettevano in fila 12 bucce di
cipolle, per indicare i 12 mesi dell’anno e si
cospargeva ogni foglia con un pizzico di sale. Il
mattino successivo, le bucce, dove il sale si sarà
sciolto, indicavano i mesi più piovosi.
- Fino alla mezzanotte si lasciava la tavola
apparecchiata con tutti i piatti, anche sporchi. C’è chi
dice che questa usanza volesse onorare i morti per farli
avvicinare alla tavola. C’è invece chi sostiene che
fosse fatta per l’eventuale passaggio della Madonna
nelle case. Scoccata la mezzanotte, si sparecchiava e si
scuoteva la tovaglia all’aperto con tutte le briciole.
- La sera i bambini recitavano a memoria il sermone, una
poesiola natalizia ed erano contenti quando il papà o il
nonno aprivano il portafoglio ed offrivano qualche
monetina.
- Il pranzo era molto frugale, addirittura in certe
famiglie non ci si sedeva nemmeno a tavola. Si mangiava
la stortina, cioè l’anguilla marinata oppure
tonno e acciughe o piccoli pesciolini marinati sotto
aceto
- La cena prevedeva un menù tipico a base di pesce. In
Emilia in particolare vi sono gli spaghetti con tonno ed
acciughe, poi anguilla in umido o alla brace, frutta
secca, agrumi ed il classico pane di Natale, un dolce
fatto con il mosto del vino, che dura mesi e mesi, senza
ammuffire. |