La Vigilia di Natale                       di Franca Ascari Scanabissi  e Liliana Benatti Spennato  

Il giorno della Vigilia è caratterizzato dal digiuno. Infatti vigilia è una parola latina che significa veglia, insegna a digiunare dalle cose del mondo. Ricordiamo che il pesce era prescritto nella dieta di qualsiasi digiuno sacro. Originario carattere purificatorio ha il cenone della vigilia di Natale, tutto di magro a cominciare dal capitone, che a Roma si vende per tradizione al portico di Ottavia, ma ha soprattutto significato di affratellamento e di amicizia. Il pesce mistico si può ritrovare inciso anche sulle focacce tradizionali. “Questo pesce misterioso è il pesce regale per eccellenza, chi lo scopre nella sua parte di focaccia è onorato con il titolo di Re e festeggiato come tale” ricorda lo storico Fulcanelli.
Durante la vigilia vi era l’usanza di mettere sopra il tavolo una conca di rame colma d’acqua, e la mattina di Natale, il capo di casa la spargeva in tutte le stanze in segno di purificazione.
Un’altra tradizione relativa alla sera della vigilia era quella di mettere ad ardere nel camino un enorme tronco, generalmente di quercia, detto” il ceppo di Natale” che doveva essere benedetto e doveva ardere per tutta la notte. Infine, al mattino, si usava conservare la cenere del sacro ceppo, perché si pensava che fosse ricca ricche di virtù terapeutiche. Anche la parte rimasta, non arsa, era conservata per spargerla in mezzo all’aia per calmare il cattivo tempo. Nell' accensione del ceppo, che rimane sul focolare fino a Capodanno, si fondono due elementi propiziatori: il valore del fuoco, immagine del sole, e il simbolico consumarsi del vecchio anno con tutto ciò che di male era capitato.
Nella notte di Natale si crede avvengano prodigi e incantesimi, e che si possano trasmettere segreti e scongiuri per guarire gravi malattie. Secondo un’antica tradizione, chi nasce in quella notte, diventa lupo mannaro, perchè  è riservata per l’eternità alla nascita di Gesù, e chi osa violarla viene così punito. Tra le credenze positive vi è quello che l’acqua attinta alle fontane a mezzanotte e in perfetto silenzio, acqua muta,  rechi benessere e ricchezza.

Tradizioni

- La Vigilia di Natale era di buon auspicio mangiare la zucca, non le mele. L’antivigilia si bolliva la zucca e la mattina della Vigilia, appena alzati, se ne mangiava un pezzetto, di buon augurio per la salute. La parte rimanente si metteva in un piatto, con un po’ di sale grosso ed un pezzo di pane. La sera si portava al centro della tavola. Prima di iniziare a mangiare, ogni commensale faceva il segno della croce, poi ne prendeva un pezzetto. Il sale grosso era usato per salare il brodo del giorno di Natale, mentre il pane era avvolto in una carta e conservato al fresco, per essere in seguito utilizzato per curare la pertosse o tosse cattiva.
- La mattina della Vigilia si usava mangiare una fetta di spongata con un  bicchierino di Sassolino.
- La sera della Vigilia si mettevano in fila 12 bucce di cipolle, per indicare i 12 mesi dell’anno e si cospargeva ogni foglia con un pizzico di sale. Il mattino successivo, le bucce, dove il sale si sarà sciolto, indicavano i mesi più piovosi.
- Fino alla mezzanotte si lasciava la tavola apparecchiata con tutti i piatti, anche sporchi. C’è chi dice che questa usanza volesse onorare i morti per farli avvicinare alla tavola. C’è invece chi sostiene che fosse fatta per l’eventuale passaggio della Madonna nelle case. Scoccata la mezzanotte, si sparecchiava e si scuoteva la tovaglia all’aperto con tutte le briciole.
- La sera i bambini recitavano a memoria il sermone, una poesiola natalizia ed erano contenti quando il papà o il nonno aprivano il portafoglio ed offrivano qualche monetina.
 - Il pranzo era molto frugale, addirittura in certe famiglie non ci si sedeva nemmeno a tavola. Si mangiava la stortina, cioè l’anguilla marinata oppure tonno e acciughe o piccoli pesciolini marinati sotto aceto
- La cena prevedeva un menù tipico a base di pesce. In Emilia in particolare vi sono gli spaghetti con tonno ed acciughe, poi anguilla in umido o alla brace, frutta secca, agrumi ed il classico pane di Natale, un dolce fatto con il mosto del vino, che dura mesi e mesi, senza ammuffire.