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Vivere la montagna non è solo avventurarsi
nei folti boschi a scopo escursionistico o alla ricerca di gustosi funghi
mangerecci presenti sul nostro bellissimo Appennino modenese, o solo
frequentare le molteplici festose sagre di paese che non perdono occasione,
sia religiosa che profana, per offrire ai turisti ogni assaggio tipico
gastronomico della zona, né solo ammirare i deliziosi paesaggi dalla
finestra di qualche confortevole albergo, sia esso elegante o rustico.
Vivere la montagna è anche conoscere la storia dei luoghi, le leggende, il
motivo per cui furono eretti tanti castelli, torri, dimore antichissime in
pietra arenaria, magari oggi diroccate e che meriterebbero un’attenzione
maggiore,
un restauro. Notoriamente i fondi finanziari sono sempre scarsi, eppure non
sono rari in Emilia casi, come il complesso delle sette chiese di Santo
Stefano in Bologna, che si sta restaurando per lo più grazie al ricavato di
concerti musicali ed altre iniziative commerciali o turistiche di piazza di
grande richiamo e generosità da parte di chi, meritoriamente, può offrire un
piccolo contributo alla salvaguardia delle testimonianze storiche ed
artistiche che ancora ci restano. Così dovrebbe essere anche per salvare le
‘gemme’ storiche del nostro Appennino, già onorate da scrittori, poeti,
pittori, fotografi, ma che, se lasciate al degrado non faranno più parlare
di sé. In quei di Polinago in Val Rossenna, specie d’estate è sempre festa
per tutti, organizzata dalla Pro Loco Locale in collaborazione con il
Comune e le istituzioni sportive, ma anche il Parroco si dà un gran da fare
per allestire pesche benefiche, corride musicali, serate di intrattenimento
a scopo benefico. Poco più in là, in vista di Polinago ed immersa nel
fittissimo e vastissimo verde, sta la graziosa frazione di Brandola con il
suo antichissimo maniero, il Castello di Brandola, appunto, dove d’estate
fervono balli popolari e banchetti a base di polenta e funghi porcini,
tigelle, crescentine e salumi ben annaffiati da vinelli che ispirerebbero
anche il meno dotato dei poeti, proprio vicino alla Pieve o chiesa locale
eretta là dove esisteva la Rocca detta dei Vescovi, testimone di tutte le
cerimonie felici o tristi dell’anno e della Festa della Castagna che, in
autunno, dai banchetti allestiti nella strada principale, espande aromi e
musiche popolari, offrendo ai bambini anche esperienze recitative tratte da
fiabe e brevi escursioni equitative nei boschi. Proseguendo si sale al
Castello eretto su uno sperone roccioso all’interno del Borgo, anch’esso
immerso in fittissima boscaglia. Questo castello fu teatro di cruentissime
lotte tra fazioni avverse quali i Grasolfi e gli Aigoni nei secoli XIII e
XIV. Il 14 Dicembre del 1264 i Grasolfi che erano di parte ghibellina furono
cacciati da Modena, città che rimase sotto gli Aigoni di parte guelfa.
Grazie all’aiuto dei ‘da Gomola’, dove sorgeva un altro ardito maniero, i
Grasolfi riuscirono a rifugiarsi nel Castello di Brandola, dimora che
fortificarono e divennero padroni assoluti dell’alta valle del torrente
Rossenna. Nel 1265 tuttavia, gli Aigoni tentarono strenuamente di snidarli,
ma ne furono ricacciati, per cui poi tornarono alla carica, aiutati da
guelfi reggiani e bolognesi a ssediando
e dando alle fiamme il castello di Brandola e facendo al contempo crollare
l’antica torre sul sottostante pendio. Ai Grasolfi superstiti non rimase che
fuggire e cercare riparo nelle ville circostanti. Oltre che per il Castello,
Brandola è famosa anche per una preziosa acqua minerale che sgorga a due
passi dal borgo. I Romani che si recavano al santuario di Monte Apollo, ne
avevano scoperto l’esistenza e le proprietà benefiche, nonostante avesse un
sapore particolare, solforoso, tanto da avviare la costumanza del ‘curarsi’
con l’acqua di Brandola ed anche quella di risiedere, per il tempo di cura,
presso ostelli ed alberghi di Lama Mocogno, oppure presso ospitali ‘Ville
Rurali’ della vallata, Si narra che, nel 1448, questa acqua minerale risanò
da epidemia una intera mandria di bestiame e che quel sapore dolciastro e
ferroso fu gradito anche alla Casa D’Este ed ai nobili di Montecuccoli che
pensarono anche ad imbottigliarla e venderla. Per raggiungere la fonte, oggi
meno copiosa, occorre seguire un preciso percorso, a piedi, da Brandola
fino alla Cà Vecchia località Messer Polo o più comodamente da Lama,
ammirando poderosi castagni, querce, latifoglie ed immergendo i propri passi
in una variegata vegetazione ricca di flora selvatica, erbe di specie rara
frammiste a fusaggine, farfara, angelica ed acetosella. Anche il cielo,
sopra la valle, non è avaro di sorprese quali rapaci, poiane, falchi, gufi,
picchi, pipistrelli, gazze e perfino vi volteggia qualche aquila, mentre
dabbasso intrecciano i loro fuggevoli percorsi scoiattoli, volpi, cinghiali,
ricci, rospi, daini, cerbiatti, rettili, ramarri, vipere e bisce talora
conosciute come ‘magnani’ nelle specie più scure e lunghe. Brandola, per il
turista, rappresenta in ogni momento dell’anno una fantastica occasione da
non perdere e soprattutto da ‘ricordare’.
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