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Se magia e
fenomeni inspiegabili vi affascinano, partite dalla Versilia toscana, ricca
di misteriose testimonianze, poi salite verso la Garfagnana culla di
streghe e folletti fin dalla notte dei tempi e poi percorrete il crinale
tosco-emiliano a confine con la provincia di Modena. E’ da queste parti che
potreste imbattervi in una minuscola località, Piandelagotti dove, nel 1883
nacque un personaggio singolare, Silvio Giuseppe Tazzioli da molti anziani
del Frignano ricordato come Silvio, il Professore o meglio lo Stregone della
Canalaccia. Non c’è borgo, da Pavullo in su che, a detta degli abitanti, non
ne abbia sentito parlare e commentare.
Personaggio, schivo, scontroso, magnetico, Silvio aveva fama di guarire,
senza medicine, la gente che a piedi o dorso d’asino, si recava al suo
misero abitacolo, misero, poiché il Professore, rifiutava denaro e regali e
solo eccezionalmente aveva tenuto sul bordo del camino, cara reliquia o
semplice vezzo, una boccetta di colonia francese.
Emigrato a 15 anni con il padre in Argentina, era tornato al paese natio, ma
viste le immutate condizioni economiche della famiglia , era ripartito per
raggiungere in America il fratello Settimo. Là Silvio imparò l’americano, lo
spagnolo, ma anche l’arte ‘sciamanica’ dei guaritori indiani da uno
straordinario Maestro, Secondo Tomada. Anche Settimo l’apprese e divenne
ricchissimo.
Silvio invece rientrò in Italia, indotto da irrinunciabile affetto per
l’anziana madre ed utilizzò quest’arte, come sopra detto, a ‘gratuito’
vantaggio del prossimo, quindi non gli fu mai addebitato alcun reato. La
maggior parte dei ‘pazienti’, non si sa come, guariva davvero.
Qualche anno fa, un certo Dottor Luigi Bonaldi, che vive ed esercita la
professione di veterinario a Sant’Anna Pelago, frazione sita tra Frassinoro
e Pievepelago, si è tanto appassionato a questa storia, di cui aveva trovato
documentazioni e testimonianze attendibili, da volerle riportare in un
libro di notevole successo ‘Lo Stregone della Canalaccia’ corredato da
illustrazioni di straordinaria rarità. Il libro ambienta la storia di
Silvio nella realtà di una famiglia di locandieri che, sull’antica via
Bibulca, al riparo dei controlli fiscali, riusciva ad arrotondare scarsi
guadagni, smerciando sale, tabacco, burro,cuoio, pellami ed olio. Tornato
alla Canalaccia in nuova veste di guaritore, Silvio si faceva aiutare da un
‘Segretario’ chiamato Alberto, preciso, loquace, affidabile, che
sapeva prendere appuntamenti e conservare ogni segreto. Era giunto ‘per
servo’ come si dice da quelle parti, assieme al fratello Gilio che,
appresa da Silvio l’arte di suonare il violino e ricevutolo in dono, se ne
era andato a rallegrare le contrade. Luigi Bonaldi, veterinario, ma anche
brillante narratore, descrive puntualmente la vita dello Stregone, miracoli
e morte che lo colse nel 1964 in condizioni di estrema indigenza e malattia,
tanto che mani pietose lo raccolsero e gli diedero sepoltura a Roteglia
presso lontani parenti.
L’immagine dello Stregone della Canalaccia restò però vivissima nella
memoria popolare: Scarmigliato, occhi magnetici che diffondevano lampi di
ipnotica energia, una figura dinoccolata e semidiabolica che si esprimeva a
borbottii e si adirava se qualcuno avesse tentato di fotografarlo. Ogni
paziente doveva restare tassativamente ad occhi chiusi, mentre lui recitava
le formule sciamaniche.
Anche raggiungere la sua spelonca era un’impresa, su per i tortuosi sentieri
e la moltitudine di infermi si accalcava nei pressi ad attendere per ore che
lui si decidesse ad aprire, confidando nel tempo mite, in una frugale
colazione al sacco e soprattutto nell’agognata guarigione.
Tante altre cose Bonaldi narra di Silvio: Pare addirittura che avesse
aiutato Guglielmo Marconi in America, nella realizzazione delle
telecomunicazioni radiotelegrafiche con l’Europa e che avesse inventato un
‘cannone’ capace di abbattere, con una gittata di 30 transfere, gli
aerei nemici nella guerra d’’Africa, arma però disdegnata da Mussolini.
Lo Stregone allora, per ragioni di spazio, l’aveva sistemata curiosamente
sul tetto del suo angusto abitacolo. Silvio guaritore, indimenticato
testimone di uno stretto contatto con le forze della natura, contatto
perduto da chi, abbandonate le montagne è stato costretto dalla necessità
del vivere quotidiano a confrontarsi con tutto ciò che di artificiale
contraddistingue la vita cittadina e contraddice di per se stesso la Vita
Naturale, garanzia di salute e guarigione. Un libro quello di Bonaldi da
leggere all’ombra di un albero, tra il cinguettio degli uccelli ed il vocìo
degli animali selvatici che popolano il bosco, in vista di anfratti oscuri
e verdi alture oltre le quali le bianche nuvole, come i nostri pensieri,
possono viaggiare indisturbate nel cielo turchino.
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