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Tempo fa,
ammirando un antico casale in pietra arenaria del nostro Frignano, un
ragazzino mi chiese come mai certe pietre dell’edificio presentassero certe
precise ‘righe’ supponendo da parte sua, che fossero state opera della
pioggia o di qualche altro evento meteorologico.
Rimase stupito quando gli spiegai che quella ‘casa’ era stata fatta a mano,
pietra su pietra squadrata faticosamente a mano e lavorata con lo scalpello
nella sua forma finale e che, tra un sasso e l’altro, non esisteva cemento o
altro materiale aggregante come si usa negli edifici moderni. Allora il
ragazzo mi chiese come avessero fatto quegli antichi ‘muratori’ sasso per
sasso, a produrre un’opera tanto grande ed abitabile. Non furono dei
semplici muratori, gli spiegai, ma furono degli esperti artigiani chiamati
‘scalpellini’, rinomati nella zona, attrezzati nelle loro antiche botteghe
artigiane con attrezzature ben precise e che lavoravano soprattutto per il
sostentamento
delle loro famiglie. In fondo anche umili e non tanto riconosciuti, erano
dei veri artisti come oggi ne rimangono pochissimi ed ancor meno si
annoverano coloro che si accingono ad apprendere tale arte e a tramandarla.
E’ una storia quella degli scalpellini, lunga almeno 600 anni con opere
presenti non solo in Italia , ma anche all’estero come per esempio in
Germania o Francia dove in caso di eventi bellici gli scalpellini migravano.
Ne sono testimonianza la basilica di Santa Teresa a Lisieux in Francia, il
Palazzo del Governo di Berlino, o altrove una statua dedicata alla Regina
Elisabetta d’Inghilterra perché così si lavorava anche il marmo oltre che la
pietra. In Italia è famoso, ad esempio, il tempio Ossario di Bassano e poi,
raggiungendo il nostro dorsale appenninico è la pietra arenaria ad essere
staccata dalle cave, squadrata, levigata o decorata a mano tramite
scalpelli, ponciotti, martelli, bocciarde, punte, trapani, squadre,
compassi, pendole per sollevare i massi, violini per forarli, insomma una
serie di precise e numerose attrezzature che, se utilizzate da mani
inesperte potevano causare inaspettatamente lo ‘spezzarsi’ delle pietre.
Grande dunque la responsabilità di questi antichi artigiani che prima di
accingersi ad ogni operazione dovevano ben osservare la pietra,
considerandone la venatura e poi lavorarla secondo misurazioni dell’opera
ben precise e proporzionate , contando su un uso della malta tra una pietra
e l’altra molto scarso. Una costruzione a secco, ma solida perché i muri,
specie perimetrali degli antichi edifici, non di rado misurano più di 80
centimetri di spessore. Apparentemente fragili, questi edifici hanno
resistito ad eventi
come terremoti ecc. proprio in virtù della loro ‘elasticità’ cui si abbinava
l’inserimento di travi, pavimenti in legno ed inferriate che ‘nascevano
assieme all’edificio’ A volte esso presenta robuste arcate ‘autoreggenti’
tra muro e muro, sorrette magari al centro da una elegante colonnetta in
pietra arenaria, pietra dura come dura è la vita e che come tale va
conosciuta e dominata. E non solo residenze e castelli sapevano costruire
gli scalpellini, ma anche capitelli, oratori, stemmi, facciate decorate,
loggiati e fontane come quella bellissima di piazza Ricci a Pievepelago a
forma di obelisco eretta nel 1896, realizzata tutta a mano, colpo su colpo.
A causa di guerre, eventi naturali funesti e incurie varie, purtroppo molte
delle numerose testimonianze architettoniche italiane, comprese quelle del
nostro Frignano sono andate distrutte totalmente o in parte. Le poche che
restano, dati i costi ingenti di recupero, rischiano fortemente di
scomparire, talora per interventi maldestri e inconsapevoli di chi
sottovaluta tali beni..
I restauri in effetti non solo facili e non vanno confusi con i rifacimenti
che in parte modificano la ‘sostanza’ del bene nelle sue forme originali od
elementi costitutivi tanto che ogni delicata operazione di questo tipo, va
solitamente affidata ad esperti ‘molto qualificati’. Se, ad esempio, si
vuole restaurare uno stipite di una porta e non si opera adeguatamente, può
succedere di veder ‘franare’ gran parte del muro soprastante come se si
trattasse di un castello di carte!
La legge italiana prevede precise disposizioni e responsabilità in merito ad
opere di restauro, specialmente se destinate a beni ‘elencati’ tra quelli di
‘interesse artistico nazionale’ ben distinguendo, appunto, il restauro dal
rifacimento o dalla ristrutturazione. Il primo deve riparare e conservare
l’edificio nella sua forma, sostanza, volumetrie e materiali originali,
mentre nel secondo e terzo caso sono previste modifiche sostanziali ed
apporti di altri materiali e destinazioni d’uso. Tutto va valutato ed
autorizzato, caso per caso dalle istituzioni ufficiali preposte ed affidato
ad operatori coscienti e responsabili.
A
volte, nell’intento di precisare le fondamenta, si scava e nel bel mezzo
spunta una inarrestabile fonte d’acqua che, mai in passato, era stata
notata, poiché assorbita magari per altre misteriose vie del sottofondo. Si
noti che anche molti selciati furono ‘fatti a mano’ pietra dopo pietra e
così vie ed aie fatte a mano con sassi recati a spalla da uomini , ma anche
da donne, sia da cave vicine che da zone più lontane.
Tra gli eventi presenti alla riserva di Sassoguidano è stata offerta
meritoriamente ai turisti, una esperienza di prova di arte scalpellina,
sotto la guida di un provetto maestro e sicuramente chi prova sa cosa vuol
dire lavorare a mano la pietra, capirà il valore di tale opera ed avrà
certamente più rispetto per i nostri beni artistici. Distruggere beni di
questo tipo per sostituirli con beni più moderni, oltre ad essere un
oltraggio alla nostra arte e cultura nazionale è anche impresa ottusa e
folle, in quanto prevede costi altissimi di demolizione e ricostruzione che
non valgono la cosiddetta ‘candela’ Meglio acquistare un villino nuovissimo,
a minor prezzo e posizione più servita da servizi. Non di rado questi
monumenti sono ubicati in località antiche, isolate e scomodamente
accessibili. (Se qualcuno volesse consultare ciò che prevede la legge in
proposito di restauri e rifacimenti, può consultare ad esempio l’art 1 comma
6, legge 21 dicembre 2001 n. 443 ora art 3 lettera D del dpr 380 del 2001)
Anche con modesti aumenti di volumetria, l’intervento si definisce non di
restauro-conservativo, ma di ristrutturazione. Per ulteriori specifiche si
rimanda agli esperti. Una pietra molto usata ad esempio nel veneto e bella a
vedersi è ad esempio la trachite dalle venature grigie o grigio azzurre o
marron azzurro, difficilmente sostituibile nel suo originale pregio, da
qualsiasi altro materiale naturale o artificiale che, se utilizzato, non
concorra, danni a parte, ad arrecare certo un imperdonabile scempio
nell’ambito di un’opera non eseguita a ‘regola d’arte’ come merita.
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