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Il raggio del sole, appena sorto,
continuava inesorabilmente a strisciare verso una zona
d'ombra, racchiusa tra due sassi, dove giaceva immobile
un rospo. Era bloccato lì dalla sera precedente, in quel
provvisorio e precario rifugio, in uno stato quasi
letargico, cui lo aveva costretto il freddo pungente
della notte.
Il rospo sembrò percepire quel tenue sentore di calore,
perché sollevò lentamente le palpebre, per riabbassarle
quasi immediatamente. Le pupille ferite dall'intensa
luminosità o forse non ancora in grado di sprecare
alcuna energia, neppure quella minima richiesta per
guardarsi intorno.
Il calore del sole, che via via aumentava, pigramente
riportava vita in quel gelido rugoso corpo.
Il rospo nulla faceva per accelerare questo processo,
non poteva permettersi d'avere fretta, rischiando così
di commettere altri sbagli. Sbagli che in quel momento
potevano pregiudicare la sua stessa esistenza.
Quella forzata immobilità, tuttavia gli permetteva di
considerare gli errori che lì lo avevano portato e che,
memore dell'esperienza, si riprometteva di non
commettere nuovamente.
Probabilmente l'insensibilità derivante dal freddo, lo
portava ad estraniarsi dal suo corpo ed a trattarsi in
terza persona, cosa che si poteva permetteva solo in
rare occasioni. O forse l'essere stato edotto dalla
recente esperienza lo spingeva ed essere immaginario
docente di se stesso discepolo.
"Quanto sei stato stupido", si andava ripetendo, "perché
non te ne sei stato a dormire tranquillo nella tua
tana?"
Già...perchè? Perché si era svegliato prima del previsto
dal letargo invernale? Che fretta c'era di uscire?
La voglia di caldo, di uscire da quella che era stata
una tana sicura, ma pur sempre una buia e fredda tomba
dove giaceva da tempo pressoché cadavere. Il fastidio
del corpo che si disseccava bruciando tutto il grasso
accumulato con le grandi scorpacciate nei mesi estivi.
"Dovevi rientrartene subito, invece di metterti a
girellare." si disse ancora quasi con rabbia.
"Perché te ne sei uscito?" continuò incalzante ed
esigendo una risposta.
Il rospo cominciò infine a rispondersi.
"Perché' avevo voglia di muovermi, di sentire il mio
corpo, di percepire gli odori, i suoni. Poi avevo
fame...tanta fame. Bramavo dalla voglia di masticare
qualcosa, di sentire il mio stomaco pieno..."
"Ma non ti eri reso conto che era ancora presto...troppo
presto. Che nulla ancora si muoveva, solo tu..."
Se ne era reso conto immediatamente, ma quell'insolito
caldo, che presupponeva la primavera, gli aveva fatto
sperare che qualche altro essere, come lui, potesse
essere stato indotto in inganno.
Una mosca ancora intorpidita, un lombrico, un grillo....
"E così hai cominciato ad andartene in giro" urlò
veramente arrabbiato con se stesso.
Sì, aveva cominciato a girovagare per la campagna ancora
spoglia, allettato dalla brama di qualche facile preda,
molto attento in ogni caso a non uscire dalla sua area
di caccia, territorio sicuro e conosciuto.
Gli era subito sembrata ideale. Era abbastanza vicina ad
un gruppo di case, che gli garantivano l'assenza animali
selvatici suoi predatori. L'unico pericolo era
costituito dalla strada che la delimitava verso l'alto,
ma da tempo aveva imparato a non averne paura.
Semplicemente si limitava a non metterci mai piede.
Riaprì per un momento gli occhi. Il sole era ora
abbastanza alto sull'orizzonte ed il calore cominciava
ad essere nettamente percepibile.
"Tra poco dovrei essere in grado di muovermi e tornare
alla mia tana." constatò con soddisfazione.
Non avrebbe certo commesso l'errore fatto la sera
precedente. Preso com'era dalla smania di preda, aveva
continuato a vagare all'intorno e la sera gli era
piombata addosso senza alcun preavviso. Solo ora si
rendeva conto di quante cose non aveva valutato. La
giornata più corta di quello che si aspettava, il
tramonto più breve, i suoi muscoli non ancora allenati
che gli avevano impedito di raggiungere la tana per
tempo. Ma il peggio era stato il freddo. Un freddo come
non aveva mai sentito prima, cresceva troppo rapidamente
per poterlo sopraffare, gli penetrava il corpo
rendendolo sempre più lento, torpido. Una vera fortuna
avere trovato quel poco d'incavo tra i due sassi ancora
tiepidi. Era riuscito a sistemarsi appiattendosi appena
in tempo, prima di essere immobilizzato completamente.
"Devo solo avere un po' di pazienza, il peggio è
passato" e l'unica cosa che ormai gli premeva era di
raggiungere la sua tana nel più breve tempo possibile.
***
L'uomo stava guidando la sua auto con rabbia,
incattivito dalla fretta cui era costretto. Un
banalissimo incidente, una stupida pila, che proprio
quella notte aveva deciso di terminare la sua vita e la
sveglia aveva accuratamente evitato di svegliarlo.
Fosse successo una qualunque altra mattina, non sarebbe
stato così determinante, ma proprio quella mattina...
"Merda..." imprecò tra se e se, dando poi una rapida
occhiata alla sveglia sul cruscotto dell'auto.
"Se non trovo intoppi, dovrei riuscire ad arrivare in
tempo lo stesso" si disse poi, rincuorandosi un poco.
Continuava comunque ad essere oltremodo infastidito
dall'essere costretto ad alterare l'abituale modo di
affrontare l'inizio d'ogni giornata. Gli piaceva partire
con calma alla mattina, senza dovere rincorrere il
tempo, gli impegni.
"Non potrò neppure fermarmi a prendere un caffè" e
questo pensiero lo irritò maggiormente e si maledì
nuovamente per avere preso quell'importante impegno
proprio di mattina.
"Che stupido sono stato!" e proprio mentre arrivava a
questa definitiva conclusione la sua attenzione fu
attirata da un fastidioso rotolio metallico proveniente dal vano
portaoggetti.
Era un chiodo, di quelli da tappezzieri, bruni, col
gambo quadrato e la testa larga ed appiattita, lungo
poco più di un centimetro. Lo prese tra le dita e lo
guardò per un momento.
"E com'è arrivato qua?" poi senza darsi la pensa di
inseguire una qualunque soluzione aprì il finestrino e
lo fece volare fuori, richiudendo subito dopo.
L'unico danno che gliene derivò fu la soffiata d'aria
gelida sul collo....al momento.
***
Il chiodo, raggiunto l'apice della parabola, cominciò
irrimediabilmente a cadere verso il basso. Se la forza
con cui era stato lanciato fosse stata appena superiore,
sarebbe riuscito a superare la vecchia siepe di bosso,
perdendosi anonimo, nell'erba rinsecchita del prato.
Sfortuna volle che colpisse una foglia che ne deviò il
percorso verso il centro della siepe, riducendone nello
stesso tempo la forza d'impatto. Cadendo così da una
foglia all'altra, scivolò quasi con leggerezza al centro
di una ragnatela che ruppe in parte senza però riuscire
a trapassarla totalmente. Catturato da alcuni invisibili
fili, rimase a dondolare come un impiccato.
***
Il fruscio fu sufficiente a risvegliare l'attenzione del
rospo. Aprì le palpebre e cercò di dare un significato
al rumore, più precisamente a determinare la causa che
lo aveva prodotto. Nel suo mondo un rumore anche minimo,
non avvertito o sottovalutato poteva essere veramente
una questione di vita o di morte.
Non riuscì nel suo intento. Il fruscio era stato di
breve durata e troppo poco definito. Il suo sguardo fu
invece attirato da quel corpo bruno che volteggiava a
poca distanza dal suo muso. Il sole, accecante, lo
rendeva poco più di un'ombra indefinita, ed un filo di
vento gli consentiva quel minimo di movimento, quasi
parvenza di vita. Fu proprio questo a trarlo in inganno.
Se lo avesse visto fermo immobile se ne sarebbe
immediatamente disinteressato, ma il movimento lo
qualificava come essere vivente e, con ogni probabilità,
commestibile.
Dopo un attimo di esitazione, fece quello che per
istinto era costretto a fare, mentre il suo stomaco
vuoto già si contraeva all'idea del cibo. Così lanciò la
lingua vischiosa fino all'ombra e, catturatala, la
riportò velocemente alla bocca.
Percepì immediatamente, dal sapore ferroso e dalla
consistenza, che non si trattava di alcunché di
commestibile, pertanto tentò subito di sputarlo. Qui il
caso volle che la punta del chiodo si fermasse un
secondo di più nel la mucosa molle del suo palato e si
conficcasse appena. Eppure questo fu sufficiente perché
non fosse più in grado di espellerlo. Istintivamente
deglutì e questo non fece altro che forzare
ulteriormente la presa, rendendola ora definitiva.
(fine prima parte clicca per continuare..) |
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