Antologica di pittura opere 1985 - 2009 di M. Mazzieri
Presentazione alla mostra

 di Vittorio Spampinato   

“Lo studio?… il vantaggio di poter conversare con me stesso” (Antistene)
 

Se volessimo avviare una riflessione sul modo di dipingere e sulle opere di Massimo Mazzieri, ci troveremmo di fronte ad un dilemma: quale espressione artistica è maggiormente individuabile nella sua rappresentazione estetica?
Quella del “primo momento” di Mazzieri, rappresentato e inteso come una reale verificazione - interna alla tradizione contemporanea - che prende forma a metà strada fra i modelli dell'astrazione pura e le figure del post-surrealismo, meno onirico e più fantastico, e nel quale, nella pur evidente contrapposizione ideologica fra i due differenti linguaggi, si riconoscono chiare compresenze, a metà fra ispirazioni iconografiche e movimenti astratti; oppure il Mazzieri è maggiormente identificabile nel suo “secondo periodo”, negli ultimi anni cioè - più intimisti e istintivi, in cui il concetto di Paul Klee “l'arte è una similitudine della creazione” si sposa appieno con il desiderio e la capacità tecnica dell'artista di non rinchiudersi tra i confini della rappresentazione del visibile attraverso scene, modelli e situazioni artistiche già note, ma nel tentativo instancabile e costante, quasi ossessivo, di voler “far vedere” (grazie a un “creato”
proprio, tutto nuovo) quell'Alter Ego invisibile, immateriale e irrazionale che a volte domina ciascuno di noi.
Ma il dilemma, che apparentemente sembrerebbe così giunto ad una rapida soluzione - almeno per la parte artistica -, nuovamente si ripropone ora sotto un'altra veste: se la pittura aniconica dell'epoca contemporanea è un'arte senza soggetto, poiché il soggetto di tale arte è la pittura stessa ed è lo strumento con cui il pittore del Novecento osa spingersi oltre la soglia del visibile, cosa sono per il Mazzieri il movimento gestuale, i criptici segni, l'abbondante materia, le linee e le cromie delle sue efficaci rappresentazioni?
E' solo il desiderio di comunicare se stesso oltre il noto, o altro ancora? Oppure è ancora egli stesso il traghettatore di virgiliana memoria che ci conduce in un misterioso viaggio o, al contrario, vuol farci laconicamente giungere, con un potente ma quanto mai complesso e, a volte, indecodificabile linguaggio, un messaggio per le nostre coscienze?
In questo secondo passaggio, nel perpetrarsi degli sforzi artistici, gestuali, e materici dell'artista risiedono, direi, le forze propulsive della vita, il contatto con gli elementi più puri del nostro Essere e, contestualmente, della Natura in sé, insomma: una rappresentazione di quegli elementi magici che in un'epoca di sontuosa tecnologia, in cui il gesto più misterioso dell'Uomo moderno è, forse, limitato all'accensione di una lampadina per mezzo dell'interruttore, l'impegno nella ricerca e il valore del segno come linguaggio ci svelano forze ed energie che vengono alla luce senza modelli precostituiti, spontanei, vitali, e di forte impatto emotivo, nell'egual misura dell'ancestrale rapporto magico che l'Uomo, primitivamente in simbiosi con il proprio Essere e con la Natura, ha invece oggi disperso.
Grazie a Massimo Mazzieri e al suo percorso artistico/mistico, originale e affascinante nell'ignoto, abbiamo qualche elemento in più per provare a riavvicinarci all'Uomo o forse, anche più semplicemente, qualche diverso strumento a nostra disposizione per orientarci nell'affannosa ricerca di quell'equilibrio che può migliorare noi stessi e, di conseguenza, l'Essere e il suo rapporto con ciò che lo comprende e lo circonda.
 

 Vittorio Spampinato
Ca' la Ghironda-ModernArtMuseum
www.ghironda.it