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Se
volessimo avviare una riflessione sul modo di dipingere
e sulle opere di Massimo Mazzieri, ci troveremmo di
fronte ad un dilemma: quale espressione artistica è
maggiormente individuabile nella sua rappresentazione
estetica?
Quella del “primo momento” di Mazzieri, rappresentato e
inteso come una reale verificazione - interna alla
tradizione contemporanea - che prende forma a metà
strada fra i modelli dell'astrazione pura e le figure
del post-surrealismo, meno onirico e più fantastico, e
nel quale, nella pur evidente contrapposizione
ideologica fra i due differenti linguaggi, si
riconoscono chiare compresenze, a metà fra ispirazioni
iconografiche e movimenti astratti; oppure il Mazzieri è
maggiormente identificabile nel suo “secondo periodo”,
negli ultimi anni cioè - più intimisti e istintivi, in
cui il concetto di Paul Klee “l'arte è una similitudine
della creazione” si sposa appieno con il desiderio e la
capacità tecnica dell'artista di non rinchiudersi tra i
confini della rappresentazione del visibile attraverso
scene, modelli e situazioni artistiche già note, ma nel
tentativo instancabile e costante, quasi ossessivo, di
voler “far vedere” (grazie a un “creato”
proprio, tutto nuovo) quell'Alter Ego invisibile,
immateriale e irrazionale che a volte domina ciascuno di
noi.
Ma il dilemma, che apparentemente sembrerebbe così
giunto ad una rapida soluzione - almeno per la parte
artistica -, nuovamente si ripropone ora sotto un'altra
veste: se la pittura aniconica dell'epoca contemporanea
è un'arte senza soggetto, poiché il soggetto di tale
arte è la pittura stessa ed è lo strumento con cui il
pittore del Novecento osa spingersi oltre la soglia del
visibile, cosa sono per il Mazzieri il movimento
gestuale, i criptici segni, l'abbondante materia, le
linee e le cromie delle sue efficaci rappresentazioni?
E' solo il desiderio di comunicare se stesso o ltre
il noto, o altro ancora? Oppure è ancora egli stesso il
traghettatore di virgiliana memoria che ci conduce in un
misterioso viaggio o, al contrario, vuol farci
laconicamente giungere, con un potente ma quanto mai
complesso e, a volte, indecodificabile linguaggio, un
messaggio per le nostre coscienze?
I n
questo secondo passaggio, nel perpetrarsi degli sforzi
artistici, gestuali, e materici dell'artista risiedono,
direi, le forze propulsive della vita, il contatto con
gli elementi più puri del nostro Essere e,
contestualmente, della Natura in sé, insomma: una
rappresentazione di quegli elementi magici che in
un'epoca di sontuosa tecnologia, in cui il gesto più
misterioso dell'Uomo moderno è, forse, limitato
all'accensione di una lampadina per mezzo
dell'interruttore, l'impegno nella ricerca e il valore
del segno come linguaggio ci svelano forze ed energie
che vengono alla luce senza modelli precostituiti,
spontanei, vitali, e di forte impatto emotivo,
nell'egual misura dell'ancestrale rapporto magico che
l'Uomo, primitivamente in simbiosi con il proprio Essere
e con la Natura, ha invece oggi disperso.
Grazie a Massimo Mazzieri e al suo percorso
artistico/mistico, originale e affascinante nell'ignoto,
abbiamo qualche elemento in più per provare a
riavvicinarci all'Uomo o forse, anche più semplicemente,
qualche diverso strumento a nostra disposizione per
orientarci nell'affannosa ricerca di quell'equilibrio
che può migliorare noi stessi e, di conseguenza,
l'Essere e il suo rapporto con ciò che lo comprende e lo
circonda.
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