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Per chi vuole ricordare |
CAFFE’ LETTERARIO |
di Mapi |
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Proiettati nel futuro alla velocità della tecnologia, tante volte genitori e nonni vanno da figli e nipoti per farsi spiegare come funzioni il cellulare, internet, la fotografia digitale, la wij o qualche altro strumento nuovissimo che si trovano per casa e che osservano con perplessità e diffidenza. E si sentono inadeguati, non capiscono, sperano nella pazienza dei giovani maestri che spesso sbuffano “ ma insomma, è così semplice!”. Si sentono ignoranti di fronte a un linguaggio che non è il loro, fatto di sigle e acronimi derivati dall’inglese, che parla di possibilità e funzioni tecnologiche per loro quasi inimmaginabili. Si sentono mortificati e avvertono il desiderio, il bisogno di tornare alla loro lingua, che parla di cose semplici, di natura, di emozioni. Per tutti loro – e per i giovani e giovanissimi che volessero fare un passo indietro e imparare ciò che la tecnologia non insegna – propongo una sosta nei boschi delle nostre montagne e una incursione nel mondo del dialetto.
Mi ha
ricordato mio padre, la sua passione e le tante volte in
cui, bambina, mi ha portato con sé; mi ha ricordato come
gli brillassero gli occhi, e come non sentisse la fatica
nel percorrere i boschi familiari, sebbene fosse
decisamente robusto e con una protesi al posto di una
gamba. |
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| A i fonz | Ai funghi |
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Andèr a i fonz, par chi gh’à sta pasiun, l’è, a v’asicur, ‘na cosa pròpia bèla, ch’ e n’as prova pio grèn sudisfaziun ‘d quènd un cuzlòt e mostra la capèla. A n’av so po’ descréver l’emuziun, che un brivid l’av fa angnèr so par la pèla se mai, a l’impruvis, sòta a un maciun és dascrov una bèla zupadèla. (1) Dal volt e n’ scàta gnént, ma égh vol pazienza: ‘d l’aria e s’in ciàpa semp’r; és fa de mòt par fèr calèr la pènza ; e un quèich funzai, (2) cun un bèl cavàgn pièn, én mènca mai da pségh cumprèr un chilo o du ‘d cuzlòt p’r an fèr la figuràza ad turnèr sénza. |
Andare a funghi, per chi ha questa passione, è, v’assicuro, una cosa proprio bella, che non si prova maggior soddisfazione di quando un porcino mostra il cappello. Non vi so poi descriver l’emozione, che un brivido fa venire su per la pelle se mai, all’improvviso, sotto a un cespuglio, si scopre una bella “zupadèla” A volte non si trova nulla, ma ci vuol pazienza: dell’aria se ne prende sempre, si fa del moto per far calar la pancia; e un qualche “funzai” con un bel cesto pieno, non manca mai dal quale comperare un chilo o due di porcini per non fare la figuraccia di tornare senza. |
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(1) Porcino molto grosso con un largo cappello.(2) Fungaio - Chi va a funghi per venderli, più che per diletto. |
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Mapi |
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| Tratto dalla rubrica Parole della nostra terra dalle "Le Stagioni di Francesco e Chiara" - Periodico di informazione dell’Associazione “Camminando per mano” e del Centro Servizi per la Terza Età “Francesco e Chiara” | |