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La moda nel XVI secolo 

di Franca Ascari Scanabissi

In questo secolo l’abbigliamento diventa un elemento essenziale per stabilire la propria egemonia politica. L’abito assume un ruolo rappresentativo, di pregio ed onorificenza, oltre ad imporsi per la preziosità del manufatto. C’è la tendenza ad esibire l’aspetto sontuoso nel suo massimo splendore.  Cesare Vecellio scrive “Mai epoca fu in effetti più favorevole come il XVI secolo allo sviluppo del lusso delle mode ed alla loro infinita varietà in Italia, in Francia, in Germania e nel resto del mondo”. La moda in nero delle vesti, portata dalla Spagna di Carlo V e dal suo seguito alla corte di Asburgo, divenne la massima espressione dell’abbigliamento cerimoniale, usato negli avvenimenti solenni come le celebrazioni nuziali, spesso accompagnato da ornamenti dorati. Nell’abbigliamento vi era la smania di supremazia tra le protagoniste femminili, sempre in gara di eleganza, come ad esempio la Marchesa di Mantova con quella di Venezia, di Roma o Firenze. Si creò un vero clima di spionaggio, di scambi diplomatici sui segreti della moda. Nicola Squicciarino scrive che in questo periodo nelle corti circolavano bambole, le pue, riproducenti le varie mode del vestire; erano veri e propri modelli che servivano per copiare le ultime novità. Nel 1500 le donne iniziarono ad acquisire una posizione sociale importante, che si manifestò anche nell’abbigliamento. Si può parlare di una vera e propria rivoluzione estetica. Tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, i canoni della bellezza femminile cambiarono radicalmente: le dame manifestarono la propria superiorità di status sociale, anche attraverso il loro fisico. Si passò ad un ideale di donna più formosa, con i fianchi larghi ed il seno procace, che si distingueva nettamente dalle donne delle classi subalterne, spesso malnutrite. Questo cambiamento fu dovuto anche ad un miglioramento delle abitudini alimentari dei ricchi. Le vesti, lunghe e voluminose, misero in evidenza la vita, stretta dal busto, e scoprirono il seno, nelle scollature, la cui ampiezza variava a seconda dell’età della dama. Le stoffe si arricchirono, comparvero sete e velluti molto spessi, a volte intarsiati con oro o argento. Poiché molto pesanti, queste stoffe erano tagliate in modo da non interferire troppo con la libertà dei movimenti. I vestiti erano cuciti in modo da formare molte pieghe longitudinali, che lo rendevano più morbido e comodo. Le maniche, esuberanti, rappresentavano un importante elemento decorativo; per poter essere staccate e cambiate non venivano cucite al corpetto. Il polsino arrivava fino alla punta delle dita, dalla parte del dorso della mano, sotto invece si apriva a "V” per lasciare liberi i palmi. Lo strascico dei vestiti rimase solo nelle grandi occasioni cerimoniali, in cui era sorretto dalle damigelle. Le leggi del tempo ci informano su un uso maggiormente diffuso di vestiti e gioielli, sempre più sfarzosi, e di una maggiore cura nella toletta. L’acconciatura femminile subisce delle variazioni. Alcune donne come Bianca Maria Visconti portavano la fronte scoperta, altissima e un velo corto sulla crocchia, altre dame portavano la lenza, la cartellina sulla fronte e a volte anche la cuffia bordata di perle o fatta di passamaneria. C’era chi portava una lunghissima treccia, avvolta in nastri chiamata coazzone. Anche la moda maschile subisce notevoli modifiche rispetto a quella medievale. I nobili indossavano una casacca pesante, spesso rifinita con lembi di pelliccia. Le maniche molto ampie fino al gomito, si stringevano verso il polso, e dalle spalle partivano due lembi di tessuto pesante che, gettati all’indietro, arrivavano fino alla coscia. Le stoffe si impreziosirono moltissimo e divennero più pesanti. Quando il clima era particolarmente rigido, gli uomini portavano un mantello, senza maniche, appoggiato sulle spalle ed avvolto intorno al corpo. Un nuovo capo d’abbigliamento entra a far parte della moda: il copricapo o berretto, da alcuni indossato spoglio, da altri arricchito con ornamenti. Viene lanciata la moda del saluto togliendosi il copricapo, per lo più per attirare l’attenzione su di esso Per studiare i cambiamenti che la moda ha subito nei secoli, occorre servirsi dei documenti artistici soprattutto quelli pittorici. Nel 1500 artisti come Raffaello e Tiziano, hanno lasciato delle eccezionali rappresentazioni di abiti femminili. Il genere pittorico che fornisce maggior spunto allo studio della moda è quello delle ritrattistica di artisti come Moretto, Romanino, Giovan Battista Moroni, Paolo Veronese e il più famoso il ritratto di Eleonora da Toledo del Bronzino. Il gruppo storico “Corte dei Montecuccoli”, in occasione del quadricentenario della nascita di Raimondo Montecuccoli (21 febbraio 1609), dopo un’attenta ricerca iconografica, ha rinnovato gli abiti usati nelle rievocazioni storiche. La veridicità dell’abbigliamento è fondamentale per un’azione di ricostruzione seria e documentata.

articolo tratto dal sito Corte dei Montecuccoli

Raimondo Montecuccoli  ( 1609- 1680)

di Franca Ascari Scanabissi

“Il fine della guerra si è il vincere.
Si vince coll'esser superiori e coll'ottener avantaggi sopra il nemico “
(Raimondo Montecuccoli, Discorso della guerra contro il turco)

Raimondo nacque il 21 febbraio 1609 nel castello di Montecuccolo (Pavullo nel Frignano - Mo) dal conte Galeotto e da Anna Bigi, di famiglia ferrarese, dama d’onore della duchessa presso la corte estense.
“ Adì 22 febraro 1609 Io Pellegrino Querciagrossi capellano della Pieve di Renno ho battezzato Raimondo figliolo dell’Ill.mo sig. Co. Galeotto Montecuccoli e dell’Ill.ma sig. Co. Anna Bigi consorti semplicemente con l’aqua sola nella Rocca di Montecuccolo adì sopradetto. Io Pellegrino sopradetto di mano propria”. ( Arc. Parr. Di Renno, Libro dei Battezzati, vol. II. Dal libro di Andrea Pini, Montecuccolo, la storia svelata. I signori, la rocca, i feudi, A. Iaccheri, Pavullo 1999).
Dei sette anni che il piccolo Raimondo passò a Montecuccolo, si sa ben poco. Sempre nel libro del prof. Pini si legge che le uniche notizie sicure sono quelle relative al fatto che il “sig. Conte Raimondo Montecuccoli figlio dell’ill.mo sig. Conte Galeotto” si prestò ad essere padrino in tre battesimi, nonostante fosse ancora in giovane età. Il 4 aprile 1616 a Renno per “Francesco figlio di Alessandro Barbieri Garfagnino e di Domenica Bonvicina da Montecuccolo”. Il 20 aprile dello stesso anno come padrino di “Lorenzo figlio di Rainaldo Bonvicini e Giovanna Ruggeri sua moglie”. Il 22 aprile, due giorni dopo, Raimondo tenne a battesimo “Maria figlia del magnifico Alfonso Magnani e di madonna Camilla sua moglie”.
Nel 1616 il conte Galeotto fu nominato governatore di Brescello, vicino al Po, nel territorio attuale della provincia di Reggio Emilia, dove si trasferì con la famiglia. Deceduto il padre nel 1619, Raimondo fu accolto alla corte del cardinale Alessandro d’Este, vescovo di Reggio e fratello di Cesare, duca di Modena. Il cardinale sognava di avviarlo alla carriera ecclesiastica e finanziò i suoi studi anche dopo la propria morte nel 1624. Ma era invece la carriera militare ad affascinare il giovane Raimondo, che si recò in Austria e decise di arruolarsi come soldato semplice. Solo nel 1629 ottenne il grado di alfiere. Da allora scalò tutti i gradi della gerarchia militare fino ad essere nominato, al momento della morte, "Principe e Conte dell'Impero; luogotenente generale e feldmaresciallo; Signore di Hohenegg, Osterburg, Gleiss e Haindorf; presidente dell'Imperial Consiglio Aulico Militare; Gran Maestro dell'artiglieria e fortificazioni; governatore della regione di Győr e colonnello - proprietario di un reggimento di cavalleria; Reale Consigliere Segreto; camerlengo e cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro".
Partecipò a tutte le campagne militari d’Europa dal 1625 al 1675, dalla Guerra dei Trent’Anni (1625-1648) in poi. Fu nella Guerra di Castro in Emilia, (1643 -1644), vinta sotto il suo comando supremo dagli alleati (Modena, Parma, Firenze, Venezia). Fu comandante supremo nella vittoriosa Campagna di Polonia (1657-1659) e nella Guerra col Turco (1663-1664), conclusasi con la sua vittoria a capo della coalizione cristiano-imperiale sul fiume Raab il 1 agosto 1664.
Il visir esclamò: "Io ero venuto per combattere un uomo, non un demonio".
Dal 1668 al 1681 fu Presidente del Consiglio di guerra di Corte. Partecipò anche alla Campagna del Reno contro la Francia (1672-1675).
Oltre che condottiero fu anche scrittore, uomo politico e diplomatico di grande importanza. Ebbe notevole influenza sulla conversione al cattolicesimo della regina Cristina di Svezia, essendo allo stesso tempo diretto interlocutore della regina, del papa e dell’imperatore. Le opere principali, scritte fra il 1640 e il 1670 sono: “Delle battaglie”, “Trattato della guerra”, “Dell’arte della guerra” e “Aforismi dell’arte bellica”.
Il 31 maggio 1657 Raimondo sposò la principessa Margarethe von Dietrichstein, e ne ebbe in dote la proprietà del feudo di Hohenegg in Austria, il cui castello diventò la sua abitazione preferita. Ebbe tre figlie e un figlio di nome Leopoldo Filippo.
Nel 1675 ci fu la campagna del Reno, la guerra dell’Impero asburgico contro la Francia di Luigi XIV, che mise Montecuccoli di fronte al maresciallo Turenne (che vi morì). Il confronto fra i due condottieri fu ricordato con ammirazione sia da Voltaire che da Napoleone.
Raimondo Montecuccoli morì per emorragia a 71 anni, il 16 ottobre 1680, a Linz, dove si era rifugiato per sfuggire alla peste. Aveva disposto nel testamento di essere sepolto a Vienna, nella chiesa dei Gesuiti dei Nove Cori Angelici.

articolo tratto dal sito Corte dei Montecuccoli

Bibliografia
Pini. A, Montecuccolo, la storia svelata. I signori, la rocca, i feudi, A. Iaccheri, Pavullo 1999
Rossi. B, Raimondo Montecuccoli. Un cittadino dell’Europa del Seicento, Ed. Graf, 2002

 

 


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